venerdì 21 febbraio 2014
giovedì 30 gennaio 2014
Israele, l’orrore del lager per minorenni palestinesi. Le testimonianze dal “The Guardian”.
Al Jalame è diventata famosa come la prigione israeliana per bambini con la sua infame “Cella 36”, di cui tanti bambini hanno testimoniato.
All’interno del carcere Al Jalame, in profondità a tre piani sotto la superficie è localizzata la cella per bambini piccoli, buchi neri, dove i bambini palestinesi, anche a soli 12 anni sono tenuti in isolamento, alcuni per 65 giorni.
In un’intervista del Guardian due bambini hanno descritto la cella 36:
“la cella è lunga 2m e larga 1m, grande come un materasso. Si mette giù il materasso e nella parte anteriore c’è un WC… Non non c’è nessuna finestra… manca l’aria, si soffoca”.
La stanza è appena più ampia rispetto al materasso sporco sottile che copre il pavimento. Il materasso è molto sottile, solo 5cm di spessore. Una luce gialla è tenuta accesa 24 ore al giorno per impedire di dormire, mentre le pareti presentano sporgenze taglienti impedendo al bambino di stare appoggiato.
La consegna del cibo avviene attraverso uno sportello ancorato alla porta, è l’unico modo per contare i giorni, dividendo il giorno dalla notte. La colazione è servita alle 4 del mattino attraverso lo sportello della porta situato a 30cm dal pavimento. Se il vassoio della colazione non è preso in tempo il cibo si rovescia sul pavimento, il bambino è punito se non riesce a mangiare tutto.
Dove finisce il materasso c’è un basso muro di cemento dietro c’è la toilette: un buco nel pavimento.
La puzza dal gabinetto invade la stanza senza finestre.
Per i bambini l’unica via di fuga da questa gabbia è la stanza degli interrogatori, dove, incatenati mani e piedi, sono maltrattati dalla polizia segreta israeliana per oltre 6 ore alla volta, fino a confessare, solitamente lanciare una pietra corrisponde ad una pena fino a 20 anni.
I bambini descrivono le le sei ore di interrogatorio: “sul terreno c’è un anello di ferro, dove sono agganciate le manette che bloccano entrambi le mani . le caviglie sono bloccate alle gambe della sedia… Non è possibile spostarsi… come una statua. Minacciano che potrebbero arrestare mio padre e mia madre e portarli qui se non confesso”.
I carcerieri ci dicono “Tu ci costringi a portarli qui, cerca di capire che noi abbiamo lo stato di Israele dietro di noi, dietro di te c’è il nulla”
I bambini hanno testimoniato di essere sessualmente abusati dagli interroganti e minacciati di sodomia con un oggetto al fine di costringerli ad una confessione, la prigione di Ofer è gestita da G4S. (G4S è una multinazionale security services fondata in Danimarca “per soddisfare le esigenze nel tempo della sicurezza globale” http://www.g4s.com/)
Durante l’interrogatorio in fase di arresto prima di entrare nella struttura, bambini hanno testimoniato che soldati israeliani utilizzano anche cani.
Un ragazzo ha raccontato come, dopo essere stato incatenato così da non potersi muovere, hanno versato sulla sua testa cibo per cani, il cane si è a scatenato per mangiargli la testa, ha descritto la paura, la saliva dei cani che colava sul suo viso.
Hanno poi messo cibo per cani vicino ai genitali dei ragazzi…
venerdì 17 gennaio 2014
sabato 21 dicembre 2013
‘Basta scie chimiche’, oltre 300 persone in corteo a Modena: “Vogliamo spiegazioni”
La manifestazione ha coinvolto giovani, anziani e famiglie provenienti da ogni parte d'Italia: "In natura non esistono le velature spontanee, è un fenomeno meteorologico inestistente. In realtà si tratta di aerei cisterna americani che rilasciano sostanze nell'atmosfera"

Sono arrivati in 300 forse di più, da ogni parte d’Italia. Il movimento che si batte contro quelle che gil stessi attivisti chiamano le scie chimiche, ha affollato il centro di Modena in maniera pacifica con slogan, bandiere, bimbi al seguito. “Abbiamo il diritto di riprenderci la nostra vita. Si alzino gli occhi al cielo e si capisca che ci vogliono avvelenare”, spiega Monia Benini, della Draco edizioni, una delle realtà che ha organizzato il corteo assieme con associazione Rip, Riprendiamoci il pianeta. La spiegazione del fenomeno celeste, secondo le persone scese in strada, è semplice: “In natura non esistono le velature spontanee, è un fenomeno meteorologico inesistente. In realtà le velature sono effettuate da aerei cisterna americani che rilasciano sostanze nell’atmosfera. Ci devono spiegare che cosa sta succedendo sopra le nostre teste”, dice Massimiliano Bonavoglia di Bergamo, uno di quelli che prende la parola alla fine del corteo. “Noi respiriamo queste irrorazioni che operano una trasmutazione genetica del terreno”.
Il lungo serpentone di persone ha attraversato tutta la via Emilia nel centro della città, distribuendo ai cittadini a spasso per le compere natalizie un volantino con sopra spiegate le proprie ragioni. “Sono stati reperiti i documenti ufficiali degli accordi tra i vari paesi, compresa l’Italia – si legge nel foglietto – per effettuare esperimenti di modificazione climatica. Lo stesso generale Fabio Mini, in servizio alla Nato per decenni, parla della possibilità di guerra ambientale in atto”. Insomma nonostante a loro teoria non riscuota molto successo in campo scientifico, gli attivisti anti-scie portano testimonianze di studiosi isolati e persino, come nel caso sopracitato, di ufficiali “pentiti”.
Tra i manifestanti, spesso giunti in Emilia con famiglia al seguito, ci sono persone di tutte le età: tutti, bimbi compresi, hanno una pettorina gialla addosso o una bandiera.
E insieme, guidati da un servizio d’ordine impeccabile, leggono all’unisono gli slogan stampati su un foglietto: “Guerra ambientale è un’arma micidiale. Basta scie chimiche”, è uno dei cori che riempiono i portici modenesi. A parte alcuni portavoce, tra i partecipanti alla manifestazione nazionale nessuno vuole parlare con la stampa. “Leggiti il volantino”, sono le poche parole di un manifestante arrivato da Firenze. “Poveretti”, dice ai giornalisti presenti uno dei leader della protesta, Massimo Rodolfi. “Vi compatisco perché io avrei dovuto fare il giornalista. Vi rendete conto che lavorate per dei gruppi di potere che difendono interessi contrari alla vita?”.
Oltre alla stampa l’altro nemico è la classe politica, tutta la classe politica. Le critiche sono soprattutto per il neo-segretario del Partito democratico, Matteo Renzi: “Nei giorni scorsi, appena eletto, aveva detto di voler riservare un Tso se qualcuno del suo partito fosse andato in giro a sostenere la tesi delle scie chimiche. Vogliono farci fare il Tso perché siamo pazzi. Ma siamo pazzi perché guardiamo il cielo”, dice Massimo Rodolfi.
Dietro tutto questo ci sarebbe, secondo i manifestanti, una volontà precisa di poteri forti, governi, banche, multinazionali. Un ordine mondiale che sarebbe tenuto in scacco da realtà che vanno dall’Onu alla Nato. Colpevole però per i manifestanti sarebbe anche un ente molto più piccolo: l’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, colpevole di coprire i dati sull’inquinamento. Tra i principali accusati poi c’è il governo Berlusconi: “C’è un accordo Italia-Usa sulla modificazione del clima – spiega Massimiliano Bonavoglia – firmato nel 2003, che è stato tolto dai siti del governo italiano. Tuttavia è reperibile in internet. L’allora governo Berlusconi è colpevole”.
domenica 15 dicembre 2013
Libertà del Web: FAREMO RICORSO CONTRO L'AGCOM - Guido Scorza su Byoblu
Dopo la delibera AgCom sul copyright che consente lo sbarco in rete delle lobby dell’editoria, le quali avranno la possibilità di rimuovere in pochissimi giorni i contenuti web a loro sgraditi senza passare per la magistratura, Guido Scorza (avvocato esperto di Internet, diritto e politica dell’innovazione) annuncia che ci avvarremo di ogni mezzo, a cominciare dai ricorsi amministrativi fino ad arrivare alla Corte Europea, per fermare un cavallo di troia verso le libertà della rete che non ha equivalenti in nessun altro Paese del mondo.
sabato 14 dicembre 2013
venerdì 13 dicembre 2013
giovedì 5 dicembre 2013
domenica 1 dicembre 2013
domenica 24 novembre 2013
Veronesi Si Arrende A Di Bella: Somatostatina Efficace Contro Il Cancro
A 100 anni dalla nascita del “poeta
della scienza” ecco che arriva una conferma da parte della medicina
ufficiale. Il Professor Luigi di Bella originario di Linguaglossa in
provincia di Catania era stato massacrato proprio prima di morire, gli
avevano dato del ciarlatano al punto che il Professor di Bella se ne
andò consapevole che il suo metodo sarebbe stato attaccato da ogni
fronte. Adesso però la comunità scientifica si mette in riga.
L’università di Firenze e Umberto Veronesi con L’Istituto Europeo di
Oncologia (IEO) arrivano finalmente a dare dignità scientifica al metodo
Di Bella.
La terapia Di
Bella si guadagna uno studio realizzato da parte dell’Università di
Firenze dal nome: “Effetti combinati di melatonina, acido trans
retinoico e somatostatina sulla proliferazione e la morte delle cellule
di cancro al seno”. E’ uno dei pochi studi autorevoli in campo medico e
che finalmente consegnano la Terapia Di Bella al campo della scienza
ufficiale.
Lo studio condotto dall’Università di
Firenze è stato poi pubblicato sulla rivista European Journal of
Pharmacology ed ha ricevuto l’approvazione del IEO in seguito alla
guarigione di cellule tumorali nel seno di una trentenne. Questa volta
possiamo dirlo: il metodo Di Bella è efficace contro i tumori. Il tempo
delle contestazioni è ormai lontano.
Fonte : www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=765
venerdì 1 novembre 2013
La morte di Rino Gaetano non è stata una fatalita`
Avrebbe compiuto ieri 63 anni, Rino Gaetano. Quando è morto ne aveva appena 30. Era il 2 giugno del 1981. Perse la vita in un incidente stradale sulla Nomentana, a Roma.
Una morte che continua a far discutere. A rilanciare l’ipotesi omicidio è stato l’avvocato Bruno Mautone nel libro
“Rino Gaetano. La tragica scomparsa di un eroe”. Lavoro che in un primo
momento portava il titolo “Rino Gaetano. Assassinio di un cantautore”.
Mautone, attraverso l’analisi dei testi del cantautore calabrese e altri
indizi, ne è certo: Rino Gaetano è stato assassinato.
“Ben cinque ospedali romani interpretarono non sufficiente la gravità delle ferite riportate da Gaetano, nonostante un gravissimo trauma cranico.
Il cantautore è stato praticamente lasciato morire” dichiara. “Tutto
questo proprio il 2 giugno, festa della Repubblica. Un caso? Provate a
leggere attentamente i testi delle canzoni di Rino Gaetano e capirete
che la sua morte, alla fine, non è stata una tragica fatalità”.
Una
tesi profetizzata, sottolinea l’autore, dallo stesso Gaetano, che in
una occasione dichiarò: “C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Io
non li temo. Non ci riusciranno. Sento che le mie canzoni saranno
cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di
massa, capiranno cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli
occhi, anziché averli pieni di sale. E si chiederanno cosa succedeva
sulla spiaggia di Capracotta”.
Capracotta,
chiarisce Mautone, non è stata citata a caso: si tratterebbe di un
riferimento evidente al caso di Wilma Montesi, la ventunenne trovata
morta proprio su quella spiaggia nel 1953. L’autore è sicuro: la
pubblicazione di questo lavoro potrebbe riaccendere i riflettori sulla
scomparsa di Gaetano, spingendo la magistratura ad aprire un’inchiesta
sulla sua morte.
mercoledì 30 ottobre 2013
Matteo Renzi: un personaggio costruito dal Nuovo Ordine Mondiale
È appena calato il sipario sull’ennesima carnevalata renziana alla
Stazione Leopolda di Firenze, evento su cui sono stati puntati per due
giorni tutti i riflettori dei media di regime, e si pone adesso la
necessità di alcune riflessioni e considerazioni.

Viaggio spesso per motivi di lavoro e devo ammettere che mi sono decisamente stancato, ogni volta che su un treno, su un aereo, durante una cena o una conferenza, quando mi capita di fare conversazione con qualcuno ed emerge il fatto che sono di Firenze, mi vengano sempre rivolte le stesse raccapriccianti domande o le stesse esclamazioni. Vale a dire: “Come è fortunato lei a vivere in una città amministrata da Renzi!”; “Ha avuto modo di incontrarlo?”; “Ah, Firenze, la città di Renzi!”, e così via…
Un tempo Firenze era conosciuta per altri motivi, soprattutto per l’Arte e la Cultura e per i capolavori del Rinascimento. A cavallo fra gli anni ’80 e ’90 era nota soprattutto per le vicende del “mostro” (il più gettonato argomento di conversazione di allora). Ma ho avuto modo drammaticamente di riscontrare che oggi, per la maggior parte delle persone con cui parlo, sia in Italia che all’estero, risulta inevitabile associare il nome della mia città a quello di Matteo Renzi.
Mi sono di conseguenza chiesto, tentando anche di darmi delle risposte, come sia stato possibile che un personaggio a mio avviso del tutto insignificante, palesemente inadatto a fare un ragionamento politico profondo e di senso compiuto, e con un volto che (almeno a me) non ispira alcuna simpatia, in sostanza una personificazione “del nulla che avanza”, sia diventato oggetto di un simile clamore mediatico.
Conosco Matteo Renzi, ho avuto l’occasione di parlare con lui alcune volte, e vi assicuro che, a parte le frivolezze di circostanza sui livelli di ozono in città durante l’estate e sui goal della Fiorentina (a me il calcio poi neppure interessa), ogni volta che ho provato a fargli una domanda seria sulla sua progettualità politica o sull’economia, ha abilmente glissato e divagato, pronunciando frasi di circostanza e guardando nervosamente l’orologio.
Certo, per carità, per Firenze, come Sindaco, qualcosa di buono lo ha saputo fare. La città era governata da oltre vent’anni da una disgustosa cricca di potere affaristico legato al carrozzone del vecchio PCI (poi trasformatosi gattopardescamente in PDS, in DS e in PD) che faceva il bello e il cattivo tempo, con conflitti di interesse di inaudita portata e sotto lo sguardo compiaciuto e assente di una certa magistratura politicizzata. Divenuto Sindaco, il “ragazzo” ha abilmente decapitato questo marcio sistema di potere sostituendolo con una squadra di boy-scout composta per lo più da suoi coetanei, magari animata da buona volontà, ma nella pratica, da un lato troppo inesperta per governare bene una grande città e, da un altro (fortunatamente) ancora alle prime armi per dedicarsi a tempo pieno alle ruberie della politica. Essendo quindi stato chiamato dal solito elettorato con il prosciutto sugli occhi a sostituire il peggiore e più odiato Sindaco che Firenze abbia mai avuto (quel Leonardo Domenici che, come premio per i suoi fallimenti, è stato mandato al Parlamento Europeo), era inevitabile che qualcosa di buono dovesse pur farlo. Ma, a parte aver evitato lo scempio del passaggio di un tram delle dimensioni di un Eurostar da Piazza del Duomo e aver ripavimentato alcune strade del centro, l’ex “ragazzo prodigio” ha utilizzato sapientemente Firenze come palcoscenico per proporsi alle masse come il volto nuovo, come una sorta di messia destinato a cambiare l’Italia, come un nuovo ed ennesimo “salvatore della Patria”.
In rete esistono decine di siti che hanno tentato, mediante ragionamenti di largo respiro, di interrogarsi su chi sia realmente Matteo Renzi e sui retroscena della sua folgorante carriera politica che, da giovane militante dei comitati per Prodi (buono quello!) lo ha visto divenire prima segretario provinciale del PPI e poi della Margherita di Rutelli e di Lusi, poi, a soli 28 anni, Presidente della Provincia di Firenze, poi Sindaco e, progressivamente, il personaggio politico più presente in assoluto nei programmi televisivi. Quello che, fra cene ad Arcore con il Cavaliere e incontri con Angela Markel e Obama, attraverso il “verbo” della rottamazione e dichiarazioni pubbliche incentrate sulla pochezza e sull’ovvietà, si sta candidando alla guida sia del PD e di un’Italia che affonda. Ebbene, tutti questi siti, pur facendo giuste osservazioni e ponendosi legittimi interrogativi sui suoi rapporti con la Massoneria e con i poteri forti della finanza internazionale, non ci danno delle risposte, non vanno oltre il pettegolezzo o le illazioni.
A noi non interessa il pettegolezzo. Quello lo lasciamo volentieri a Marco Travaglio e ad altri simili servi del sistema. A noi interessa che la gente apra gli occhi sulla verità, sul grande inganno nel quale siamo immersi fino al collo. A noi interessa constatare e far capire quella che è ormai un’evidenza: Matteo Renzi è un massone figlio di massoni!
Non ci interessa il fatto che magari non si trovino le prove di un suo effettivo “tesseramento”, di una sua affiliazione a qualche loggia. Renzi è l’espressione più diretta ed immediata di quella culturalità massonica di cui si servono i grandi burattinai del potere occulto per agire indisturbati ai danni della società. Questa massonicità lo investe come individuo, come parte integrante di un contesto politico di potere e come espressione di una cultura che è e resta prettamente massonica.
Per stessa ammissione del Maestro Venerabile del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi, fra le fila degli iscritti al PD si contano oltre 4000 affiliati all’obbedienza di Palazzo Giustiniani (vale a dire quasi un quinto dei tesserati del partito), la maggior parte dei quali risultano in Toscana. E questo senza contare i tesserati che fanno capo ad altre obbedienze massoniche diverse dal G.O.I., che sono comunque molto forti e radicate sul territorio.
Il mondo è governato da circa 1000 grosse banche, quasi tutte sotto il diretto controllo di potenti famiglie come i Rotschild e i Rockfeller. La Massoneria rappresenta il loro braccio esecutivo nello scegliere e nel selezionare quei leader politici più idonei, più gestibili e maggiormente manovrabili che, insediatisi nei posti chiave del potere, favoriscono gli interessi di chi realmente comanda e decide. Matteo Renzi rientra perfettamente in questo schema, ed è il prodotto di una abile e pianificata campagna di marketing dai toni a stelle e strisce e dal sapore inconfondibilmente massonico. Una campagna di marketing senza dubbio preparata già da anni, e finalizzata a lanciare mediaticamente e politicamente un “volto nuovo” in un certo senso predestinato ad assumere le leve del potere e a fare di conseguenza, una volta Presidente del Consiglio, gli interessi di chi sta nella cabina di regia.
Questa è l’idea che mi sono fatto personalmente di Matteo Renzi, un personaggio abilmente costruito a tavolino e curato nei minimi dettagli per quanto riguarda il look, la gestualità, il tenore e il contenuto dei discorsi, tanto che, nonostante risulti agli occhi dei più attenti una squallida scopiazzatura di Barak Obama, sta trovando sempre maggiori consensi sia fra un elettorato di sinistra ormai senza bussola e senza identità, sia fra l’elettorato di un centro-destra fiaccato da vent’anni di Berlusconismo e di promesse non mantenute.
Non so voi, ma io in questa cabina di regia ci vedo chiaramente i volti del Bilderberg, dei Rotschild, della grande finanza internazionale e del Nuovo Ordine Mondiale.
Viaggio spesso per motivi di lavoro e devo ammettere che mi sono decisamente stancato, ogni volta che su un treno, su un aereo, durante una cena o una conferenza, quando mi capita di fare conversazione con qualcuno ed emerge il fatto che sono di Firenze, mi vengano sempre rivolte le stesse raccapriccianti domande o le stesse esclamazioni. Vale a dire: “Come è fortunato lei a vivere in una città amministrata da Renzi!”; “Ha avuto modo di incontrarlo?”; “Ah, Firenze, la città di Renzi!”, e così via…
Un tempo Firenze era conosciuta per altri motivi, soprattutto per l’Arte e la Cultura e per i capolavori del Rinascimento. A cavallo fra gli anni ’80 e ’90 era nota soprattutto per le vicende del “mostro” (il più gettonato argomento di conversazione di allora). Ma ho avuto modo drammaticamente di riscontrare che oggi, per la maggior parte delle persone con cui parlo, sia in Italia che all’estero, risulta inevitabile associare il nome della mia città a quello di Matteo Renzi.
Mi sono di conseguenza chiesto, tentando anche di darmi delle risposte, come sia stato possibile che un personaggio a mio avviso del tutto insignificante, palesemente inadatto a fare un ragionamento politico profondo e di senso compiuto, e con un volto che (almeno a me) non ispira alcuna simpatia, in sostanza una personificazione “del nulla che avanza”, sia diventato oggetto di un simile clamore mediatico.
Conosco Matteo Renzi, ho avuto l’occasione di parlare con lui alcune volte, e vi assicuro che, a parte le frivolezze di circostanza sui livelli di ozono in città durante l’estate e sui goal della Fiorentina (a me il calcio poi neppure interessa), ogni volta che ho provato a fargli una domanda seria sulla sua progettualità politica o sull’economia, ha abilmente glissato e divagato, pronunciando frasi di circostanza e guardando nervosamente l’orologio.
Certo, per carità, per Firenze, come Sindaco, qualcosa di buono lo ha saputo fare. La città era governata da oltre vent’anni da una disgustosa cricca di potere affaristico legato al carrozzone del vecchio PCI (poi trasformatosi gattopardescamente in PDS, in DS e in PD) che faceva il bello e il cattivo tempo, con conflitti di interesse di inaudita portata e sotto lo sguardo compiaciuto e assente di una certa magistratura politicizzata. Divenuto Sindaco, il “ragazzo” ha abilmente decapitato questo marcio sistema di potere sostituendolo con una squadra di boy-scout composta per lo più da suoi coetanei, magari animata da buona volontà, ma nella pratica, da un lato troppo inesperta per governare bene una grande città e, da un altro (fortunatamente) ancora alle prime armi per dedicarsi a tempo pieno alle ruberie della politica. Essendo quindi stato chiamato dal solito elettorato con il prosciutto sugli occhi a sostituire il peggiore e più odiato Sindaco che Firenze abbia mai avuto (quel Leonardo Domenici che, come premio per i suoi fallimenti, è stato mandato al Parlamento Europeo), era inevitabile che qualcosa di buono dovesse pur farlo. Ma, a parte aver evitato lo scempio del passaggio di un tram delle dimensioni di un Eurostar da Piazza del Duomo e aver ripavimentato alcune strade del centro, l’ex “ragazzo prodigio” ha utilizzato sapientemente Firenze come palcoscenico per proporsi alle masse come il volto nuovo, come una sorta di messia destinato a cambiare l’Italia, come un nuovo ed ennesimo “salvatore della Patria”.
In rete esistono decine di siti che hanno tentato, mediante ragionamenti di largo respiro, di interrogarsi su chi sia realmente Matteo Renzi e sui retroscena della sua folgorante carriera politica che, da giovane militante dei comitati per Prodi (buono quello!) lo ha visto divenire prima segretario provinciale del PPI e poi della Margherita di Rutelli e di Lusi, poi, a soli 28 anni, Presidente della Provincia di Firenze, poi Sindaco e, progressivamente, il personaggio politico più presente in assoluto nei programmi televisivi. Quello che, fra cene ad Arcore con il Cavaliere e incontri con Angela Markel e Obama, attraverso il “verbo” della rottamazione e dichiarazioni pubbliche incentrate sulla pochezza e sull’ovvietà, si sta candidando alla guida sia del PD e di un’Italia che affonda. Ebbene, tutti questi siti, pur facendo giuste osservazioni e ponendosi legittimi interrogativi sui suoi rapporti con la Massoneria e con i poteri forti della finanza internazionale, non ci danno delle risposte, non vanno oltre il pettegolezzo o le illazioni.
A noi non interessa il pettegolezzo. Quello lo lasciamo volentieri a Marco Travaglio e ad altri simili servi del sistema. A noi interessa che la gente apra gli occhi sulla verità, sul grande inganno nel quale siamo immersi fino al collo. A noi interessa constatare e far capire quella che è ormai un’evidenza: Matteo Renzi è un massone figlio di massoni!
Non ci interessa il fatto che magari non si trovino le prove di un suo effettivo “tesseramento”, di una sua affiliazione a qualche loggia. Renzi è l’espressione più diretta ed immediata di quella culturalità massonica di cui si servono i grandi burattinai del potere occulto per agire indisturbati ai danni della società. Questa massonicità lo investe come individuo, come parte integrante di un contesto politico di potere e come espressione di una cultura che è e resta prettamente massonica.
Per stessa ammissione del Maestro Venerabile del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi, fra le fila degli iscritti al PD si contano oltre 4000 affiliati all’obbedienza di Palazzo Giustiniani (vale a dire quasi un quinto dei tesserati del partito), la maggior parte dei quali risultano in Toscana. E questo senza contare i tesserati che fanno capo ad altre obbedienze massoniche diverse dal G.O.I., che sono comunque molto forti e radicate sul territorio.
Il mondo è governato da circa 1000 grosse banche, quasi tutte sotto il diretto controllo di potenti famiglie come i Rotschild e i Rockfeller. La Massoneria rappresenta il loro braccio esecutivo nello scegliere e nel selezionare quei leader politici più idonei, più gestibili e maggiormente manovrabili che, insediatisi nei posti chiave del potere, favoriscono gli interessi di chi realmente comanda e decide. Matteo Renzi rientra perfettamente in questo schema, ed è il prodotto di una abile e pianificata campagna di marketing dai toni a stelle e strisce e dal sapore inconfondibilmente massonico. Una campagna di marketing senza dubbio preparata già da anni, e finalizzata a lanciare mediaticamente e politicamente un “volto nuovo” in un certo senso predestinato ad assumere le leve del potere e a fare di conseguenza, una volta Presidente del Consiglio, gli interessi di chi sta nella cabina di regia.
Questa è l’idea che mi sono fatto personalmente di Matteo Renzi, un personaggio abilmente costruito a tavolino e curato nei minimi dettagli per quanto riguarda il look, la gestualità, il tenore e il contenuto dei discorsi, tanto che, nonostante risulti agli occhi dei più attenti una squallida scopiazzatura di Barak Obama, sta trovando sempre maggiori consensi sia fra un elettorato di sinistra ormai senza bussola e senza identità, sia fra l’elettorato di un centro-destra fiaccato da vent’anni di Berlusconismo e di promesse non mantenute.
Non so voi, ma io in questa cabina di regia ci vedo chiaramente i volti del Bilderberg, dei Rotschild, della grande finanza internazionale e del Nuovo Ordine Mondiale.
giovedì 24 ottobre 2013
lunedì 21 ottobre 2013
Cosa abbiamo visto veramente a Roma il 19 ottobre..
La domanda che aleggiava nel dibattito pubblico di qualche mese fa era più o meno la stessa, e per un po’ è stata ripetuta in maniera incessante: “Perché l’Italia non scende in piazza?”
Per un periodo la stampa italiana si è mostrata piuttosto indaffarata
nel raccontare le proteste dei manifestanti in Turchia e Brasile e la
brutale repressione poliziesca del dissenso. Sull’Espresso, Roberto Saviano scriveva
che “guardiamo a queste piazze in rivolta con un senso di nostalgia,
come fossero rappresentazione di qualcosa che qui da noi non potrà più
accadere.” Le ragioni per scendere nelle piazze italiane—continuava lo
scrittore—non mancano di certo: “Crediamo di vivere in uno Stato di
Diritto ma a ben guardare questo Stato agisce con comportamenti
criminali verso gli immigrati e verso le minoranze.”
Quando però immigrati, minoranze, movimenti per la casa e di varie
lotte sui territori, sindacati di base, e molti altri soggetti sociali
hanno indetto due giorni di mobilitazione in Italia (il 18 e il 19
ottobre 2013) contro austerità e precarietà, i toni condiscendenti dei
media si sono tramutati in qualcosa di diverso: da un lato in sorda
indifferenza; dall’altro in messaggi incontrollati di panico, delirio e
caos. Per giorni e giorni, la manifestazione del 19 ottobre è stata
presentata esclusivamente come un “corteo No Tav”, con il solito falso
corredo di massacri urbani e città messe a ferro a fuoco. Il prefetto di
Roma Giuseppe Pecoraro, recentemente distintosi per la disastrosa
gestione del mancato funerale di Priebke ad Albano Laziale, aveva
lanciato l’allarme a mezzo stampa:
“Il rischio di infiltrazioni di personaggi violenti durante la
manifestazione del 19 ottobre esiste, ma spero che siano isolati.”
L’edizione di Roma del Corriere della Sera contribuiva a gettare benzina sull’incendio mediatico con un articolo intitolato
“Roma blindata, zona rossa per i cortei della paura.” Il pezzo parlava
di “un clima da guerriglia ancora prima di cominciare la protesta” e di
possibili “occupazioni di edifici lungo il percorso fino a Porta Pia,
alberghi compresi.” Il 18 ottobre agenzie e quotidiani riportavano
che le forze dell’ordine avevano fermato ed espulso cinque cittadini
francesi, definiti variamente “professionisti del disordine,” “black
bloc con precedenti specifici di turbativa dell’ordine pubblico sia in
Italia sia all’estero” o direttamente “terroristi” legati al gruppo Tarnac 9 di Julien Coupat. Altri controlli avevano fatto scoprire l’esistenza di un vero e proprio “arsenale”
nascosto in un “furgone sospetto” in viale Regina Elena: “manganelli,
biglie, un martello frangivetro e altro materiale, tutto sequestrato.”
Il vero capolavoro si è materializzato in una velina degli “analisti dell’intelligence” ripresa
acriticamente dall’Huffington Post. Le previsioni dei servizi
attestavano un “livello di pericolo 8 su 10,” mentre veniva dato per
assodato che “all’interno del movimento e soprattutto nelle componenti
che si muovono ai margini sarebbe ormai passata la linea dello scontro
più duro.” L’articolo tratteggiava uno scenario a dir poco apocalittico:
“Assalti ai bancomat, agli esercizi commerciali, carrelli dei
supermercati da usare come arieti per rompere i blocchi delle forze di
polizia, macchine idropulitrici per spruzzare di vernice le visiere dei
caschi degli agenti e bombe carta di varia potenza in arrivo da Napoli,
oltre a tutti gli strumenti di offesa e difesa che sono stati già
sperimentati sul campo.”
Appena arrivo in piazza San Giovanni, il punto di partenza del corteo
dove la sera precedente c’è stata una prima acampada, la pornografia
della rivolta trasmessa dai media si rivela subito per quello che è
realmente: una mistificazione.
L’atmosfera, infatti, è assolutamente pacifica. E di “macchine
idropulitrici” e “carrelli dei supermercati” non ce n’è traccia; in
compenso, però, è pieno di letali fischietti.
I vari spezzoni sopraggiungono lentamente e confluiscono nella piazza.
La composizione è davvero eterogenea, e i giovani riuniti sotto le sigle
più diverse sono veramente tantissimi.
I movimenti per il diritto alla casa, un problema particolarmente
sentito in una metropoli come Roma (ma non solo), sono presenti in
forza.
Aggirandomi per il corteo noto anche molti cittadini di etnia rom, con tanto di famiglia al seguito.
Moltissimi manifestanti puntano sul fattore sorpresa, indossando le maschere di Guy Fawkes.
Il corteo dei migranti è sicuramente uno dei più numerosi, combattivi e
colorati. Le loro rivendicazioni, che hanno assunto un significato
ancora più forte dopo il naufragio di Lampedusa, sono gridate a gran
voce e accompagnate dal frastuono dei fischietti.
Anche i migranti hanno portato in piazza bambini e famiglia.
La testa del corteo comincia a muoversi verso le tre e mezza, in
ritardo sulla tabella di marcia: molti pullman sono stati fermati ai
caselli autostradali per controlli e perquisizioni. La prima tappa del
percorso, via Merulana, è invasa pacificamente da uno sterminato fiume
di persone guidato dal camion che spara musica dalle enormi casse.
Il colpo d’occhio sulla via regala, ancora una volta, un’immagine
diametralmente opposta a quella cupa e fosca dei media nazionali.
La maggior parte dei negozi è chiusa. Qualcuno, che non si è lasciato
intimorire dal clima d’allarme, ha comunque deciso di tenere alzare le
saracinesche, e il gesto è stato abbondantemente ripagato dai
manifestanti.
Il primo, estemporaneo momento di tensione si verifica quando il corteo
lambisce via Farini e via Napoleone III, nei pressi della sede di Casa
Pound. Qualche antagonista si stacca dal corteo, e i fascisti del terzo
millennio, coperti da caschi e armati di mazze e bastoni, ne
approfittano per lanciare bottiglie e oggetti a casaccio. Nel frattempo,
due cordoni di polizia si frappongono tra una parte del corteo, i
giornalisti e gli estremisti di destra. La provocazione di Casa Pound
(che ha addirittura lamentato un inesistente “tentativo di assalto”) non sortisce alcun effetto, poiché il corteo scorre tranquillamente per via Cavour.
La situazione si fa decisamente più calda davanti al Ministero
dell’Economia in via XX settembre, dove l’ingresso è presidiato da
blindati e agenti della Guardia di Finanza.
Verso le 18, e dopo il passaggio della maggior parte del corteo
(compresi migranti e bambini), un gruppo di manifestanti a volto coperto
comincia a far piovere sul presidio petardi, bottiglie e fumogeni.
La polizia, appostata ai due lati della via, fa partire qualche carica
di alleggerimento. Fortunatamente non vengono sparati lacrimogeni,
altrimenti sarebbe stata una potenziale carneficina: quel tratto di
percorso è molto stretto, e quasi tutte le vie di fuga sono bloccate
dalle camionette.
Un blocco di manifestanti protegge lo spezzone del corteo in via Goito,
mentre la testa è già arrivata da un pezzo a Castro Pretorio. Qualcuno
dà fuoco a un cassonetto, e assisto alla scena pietosa di un nugolo di
giornalisti che riprende e fotografa le fiamme per svariati minuti. Alla
fine degli “scontri”, durati davvero pochissimo, vengono fermati circa
15 manifestanti; sei saranno gli arresti convalidati a fine giornata.
L’ultimo momento di tensione con la polizia si registra in piazza della
Croce Rossa, sede di Ferrovie dello Stato, dove viene tirato qualche
petardo e un poliziotto lancia un lacrimogeno (l’unico) sulla folla, che
peraltro non sortisce alcun effetto. Dopo cinque ore, finalmente il
corteo arriva alla sua destinazione finale: Porta Pia, a due passi dal
Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
I manifestanti, sempre accompagnati dall’imponente contingente delle
forze dell’ordine, occupano la piazza e posano le prime tende.
Il tutto si svolge in un clima oltremodo disteso, che viene interrotto
solo da un brevissimo lancio di bottiglie sulla polizia, subito bloccato
dal servizio d’ordine del corteo (che ha funzionato benissimo per tutta
la manifestazione).
Quello che si è visto in piazza, insomma, è una pacifica moltitudine di
persone (circa 70mila, ma forse anche di più) che ha sfilato compatta
per le strade della Capitale, con un atteggiamento maturo e
rivendicazioni ben precise che criticano radicalmente le misure
d’austerità portate avanti in maniera pressoché indisturbata da governi
tecnici e di “pacificazione nazionale”, disposti a sacrificare qualsiasi
cosa in nome di una fantomatica “stabilità”.
A livello di movimenti di protesta, l’Italia è molto indietro rispetto
al resto d’Europa. Il 15 ottobre del 2011 ha scavato un solco profondo
tra le varie componenti—solco che, forse, solo sabato ha cominciato a
ricomporsi. È innegabile che i problemi e le rotture ci siano ancora, e
che arrivare al 19 ottobre del 2013 sia stato tutt’altro che facile.
L’obiettivo di questa manifestazione, comunque, andava ben al di là
della mera protesta contingente. Come ha dichiarato
Paolo di Vetta, attivista dei Blocchi Precari Metropolitani di Roma,
“questa manifestazione può produrre quello scatto che numericamente può
trasformarla in qualcosa di nuovo. È una scommessa per noi.”
A giudicare dalla partecipazione, la scommessa può dirsi vinta. Ma è
solo un punto di partenza. In un certo senso, il 19 ottobre lascia
intravedere la nascita di un soggetto sociale che, dopo cinque anni di
crisi durissima, ha intenzione di porsi come un’alternativa alla melma
politica delle larghe intese. L’acampada di Porta Pia, comunque, ha già
raggiunto un primo risultato: un incontro con il ministro Lupi per
martedì prossimo. “Il tavolo," riportano
le agenzie, "sarà incentrato sull’emergenza abitativa, e l’incontro è
previsto per le 18, anche con i sindaci di diverse città.”
Ma sulla stampa post-manifestazione non c’è alcuna traccia di tutto
ciò. La stragrande maggioranza si è focalizzata unicamente sui lievi
disordini davanti al ministero dell’economia, ignorando completamente (e
volutamente) il resto della giornata. Le prime pagine dei giornali, sia
cartacei che online, regalano davvero la cronaca di un altro pianeta.
Quasi tutti hanno parlato di “bombe carta” con all’interno proiettili
calibro 12 e di “ordigni” più pericolosi di una “bomba a mano”. Diversi
hanno evidenziato con sdegno l’imbrattamento dell’orribile statua di
Giovanni Paolo II davanti alla stazione Termini; peccato che non sia
semplicemente vero. Il Messaggero si è superato parlando di mappe del terrore (in realtà il volantino
che girava durante la manifestazione conteneva il percorso del corteo) e
fantomatiche “sniffate di gruppo” di cocaina prima dell’“assedio”. La Stampa si è avventurata nel tracciare l’identikit
dei temibili “Black Bloc del futuro”, blaterando di “cattivi maestri” e
definendo Anonymous come “nuova internazionale dell’antisistema”, una
“nuova Spectre” con cui “dovremo fare i conti.”
Enzo Foschi, il capo segreteria del sindaco Ignazio Marino, ha scritto in uno status sul suo profilo Facebook che “i veri Bleck block [sic]”
sono “tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo,” che alla fine
della giornata sono rimasti delusi dal fatto che non sia stato versato
sangue sulle strade di Roma. La definizione è certamente forte e
provocatoria; ma non è poi troppo lontana dalla realtà.
Per l’ennesima volta il giornalismo italiano ha clamorosamente deciso
di non raccontare quello che aveva sotto gli occhi e ha preferito
abbandonarsi al sensazionalismo. È lui, il grande sconfitto del 19
ottobre. Anche e soprattutto a livello psicologico: perché non è per
nulla normale mettersi a riprendere un fumogeno in mezzo a una strada
deserta, mentre a pochi metri di distanza ci sono migliaia di persone
che reclamano diritti e provano a uscire da un presente che sembra non
offrire alcuna via d’uscita.
‘Ndrangheta a Milano, torna libero il presunto boss di Buccinasco
E via un altro. Dopo la scarcerazione di Domenico Papalia e di Antonio Perre, la squadra dei presunti mafiosi alla milanese, perde un altro dei suoi capitani. Oggi, infatti, la Corte d’Appello di Milano ha accettato il ricorso del legale di Domenico Barbaro, 76 anni, ritenuto dalla Procura, uno dei capi della ‘ndrangheta che, negli ultimi anni, ha comandato in Lombardia. Soprannominato l’Australiano, Mico Barbaro finisce in carcere nel luglio 2008 con l’accusa di associazione mafiosa. E’ l’inchiesta Cerberus sulle cosche e il monopolio del movimento terra. Gli agenti del Gico arrivano a Buccinasco. I giornali del giorno dopo racconteranno degli eredi del potente clan Papalia. In carcere finisce, infatti, anche Salvatore Barbaro genero del superboss Rocco Papalia. Dalle carte di quell’indagine emerge una vecchia lettera inviata dal padrino Mico Papalia allo stesso Barbaro e dove ilo capo dei capi della ‘ndrangheta di Platì si complimenta con l’Australiano per essere stato insignito del fiore, simbolo del comando mafioso.
Dal 2008 Mico Barbaro resterà in carcere, ricevendo un’ulteriore ordinanza per mafia (inchiesta Parco sud). Oggi la scarcerazione. Dopo dopo che alle 15 il tribunale di Milano ha inviato un fax al legale Giampaolo Catanzariti per comunicare l’accoglimento del ricorso. Il legale del presunto boss ha preso spunto dal ricorso fatto e accolto per Antonio Perre, difeso da Amedeo Rizza. Nel 2012, Barbaro aveva ottenuto la libertà per il processo Cerberus, il cui appello bis (dopo la bocciatura in Cassazione) è stato confermato da pochi giorni. Restava in carcere per l’indagine Parco sud, anche questa annullata con rinvio dall’Alta corte. Ora, però, anche per questo processo sono scaduti i termini di custodia. Non solo per l’associazione mafiosa, ma anche per i reati satelliti (armi e favoreggiamento della latitanza di Paolo Sergi).
Accogliendo l’istanza dell’avvocato Catanzariti, la terza sezione della Corte d’Appello (presidente del collegio Arturo Soprano) ha chiarito che “quanto al reato associativo si osserva che è venuta meno la doppia decisione”, di primo e secondo grado, “sulla responsabilità dell’imputato”. Con la conseguenza, scrivono i giudici, “che per tale ipotesi il termine massimo di fase” per la custodia cautelare “sarebbe pari a due anni” ed è “ampiamente decorso”. Per i reati ‘fine’, invece, la condanna definitiva per Barbaro è di entità inferiore rispetto al periodo già passato in carcere. Quindi anche in questo caso, secondo i giudici, i termini di custodia sono ampiamente scaduti.
Dal 2008 Mico Barbaro resterà in carcere, ricevendo un’ulteriore ordinanza per mafia (inchiesta Parco sud). Oggi la scarcerazione. Dopo dopo che alle 15 il tribunale di Milano ha inviato un fax al legale Giampaolo Catanzariti per comunicare l’accoglimento del ricorso. Il legale del presunto boss ha preso spunto dal ricorso fatto e accolto per Antonio Perre, difeso da Amedeo Rizza. Nel 2012, Barbaro aveva ottenuto la libertà per il processo Cerberus, il cui appello bis (dopo la bocciatura in Cassazione) è stato confermato da pochi giorni. Restava in carcere per l’indagine Parco sud, anche questa annullata con rinvio dall’Alta corte. Ora, però, anche per questo processo sono scaduti i termini di custodia. Non solo per l’associazione mafiosa, ma anche per i reati satelliti (armi e favoreggiamento della latitanza di Paolo Sergi).
Accogliendo l’istanza dell’avvocato Catanzariti, la terza sezione della Corte d’Appello (presidente del collegio Arturo Soprano) ha chiarito che “quanto al reato associativo si osserva che è venuta meno la doppia decisione”, di primo e secondo grado, “sulla responsabilità dell’imputato”. Con la conseguenza, scrivono i giudici, “che per tale ipotesi il termine massimo di fase” per la custodia cautelare “sarebbe pari a due anni” ed è “ampiamente decorso”. Per i reati ‘fine’, invece, la condanna definitiva per Barbaro è di entità inferiore rispetto al periodo già passato in carcere. Quindi anche in questo caso, secondo i giudici, i termini di custodia sono ampiamente scaduti.
domenica 13 ottobre 2013
Milano, da rifare il processo al proconsole di Cosa nostra. E il boss torna in libertà.
A Milano la Procura antimafia indaga tanto e spesso
arresta. Non sempre, però, le inchieste appaiono così robuste da reggere
i tre gradi di giudizio. E’ successo con la ‘ndrangheta di Buccinasco, le cui bocciature e rinvii, hanno liberato Domenico Papalia, figlio di Antonio, influente boss calabrese. Ma è successo, recentemente, anche con i clan siciliani. E così la prima sezione penale della Cassazione
ha annullato con rinvio a nuovo processo la condanna a dieci anni (con
rito abbreviato) per estorsione aggravata dal metodo mafioso di uno dei
più importanti e storici proconsoli di Cosa nostra a Milano. Risultato:
dal maggio2013, Ugo Martello, finito in carcere nel 2009 per l’inchiesta Metallica, ritenuto il referente della famiglia mafiosa della Bolognetta comandata per anni da Giuseppe Bono, è tornato a vivere nel suo appartamento milanese vicino a corso Venezia.
Per anni la sua identità è sfuggita alle intercettazioni. Gli investigatori si sono spaccati la testa nel capire chi fosse quel tale Tanino o quel certo dottor Filippi oppure quel signore che, negli anni Ottanta, in via Larga 13 gestiva la Citam srl e si faceva chiamare Eugenio Apicella. Alla fine il mistero è stato svelato e Ugo Martello è entrato nelle informative delle procure di mezza Italia, nato a Ustica il 24 febbraio 1940. Martello, racconterà Tommaso Buscetta, sotto la Madonnina ha rappresentato per anni uno dei più ascoltati proconsoli di Cosa nostra. Era l’epoca dei rapporti pericolosi tra i boss e gli imprenditori milanesi. In via Larga 13 ci passavano tutti: da Gerlando Alberti fino a Gaetano Fidanzati e Stefano Bontate. In zona si faceva vedere anche un tale Marcello Dell’Utri, non ancora politico, ma uomo della Edilnord di Silvio Berlusconi. In carcere, Martello, ci finisce per il blitz della Notte di San Valentino. E’ il 14 febbraio 1983, e a Milano, è già personaggio noto. In riva al Naviglio infatti sale da latitante nel 1965. Arriveranno i processi e gli anni di carcere. Arriverà il silenzio della cronaca. Nel 2003 la scarcerazione definitiva.
Nel 2006, poi, la procura di Milano, mette le mani su una bella batteria di mafiosi. Calabresi, armati, violenti e voraci. Li comanda Giuseppe Onorato che dirige il tutto da un bel bar di via Porpora. Nell’inchiesta c’è di tutto: estorsioni, riciclaggio, aggressioni, contatti e alleanze. E’ l’indagine Metallica, autentico romanzo criminale alla milanese. Il nome di Martello spunta più volte. Lui è uno dei “siciliani”. Sono in due. C’è Tanino e poi Luigi Bonanno, palermitano vicino ai boss Nino Rotolo e Gianni Nicchi.
Che ci fanno in mezzo al gruppo dei calabresi? Secondo la procura prima e il tribunale di Milano poi fanno da mediatori. Mediano cioè tra “due zanze” come Michele Mastropasqua e Antonio Di Chio e il boss dei boss Pepè Onorato. Il padrino non ha preso bene la sparizione di un bel po’ di denaro da certi conti correnti. Quello, ragioneranno i magistrati, è il frutto di una colossale estorsione a un imprenditore del metallo, tale Giancarlo Ongis, lombardo, bergamasco con l’abitudine delle fatture false e dei fondi neri. I due zanza giocano su questo e lo ricattano. Ongis paga (sempre attraverso false fatture) oltre un milione di euro in diverse tranche. Mastropasqua e Di Chio incassano e non versano il dovuto a Onorato. Il boss non ci sta e reagisce in modo violento. Per questo i due si rivolgono ai siciliani. Chiedono protezione. E in cambio, ragiona l’accusa, pagano. Reato: estorsione. Questo, però, è già il secondo tempo della vicenda. Procura e tribunale, infatti, ritengono Martello (e Bonanno) ideatore dell’estorsione a Ongis. E il capo 1 dell’imputazione. Nel 2009 la squadra Mobile lo arresta nella sua bella cosa in zona Porta Venezia. Deve scontare dieci anni. Quando suonano, il boss sta facendo colazione con la moglie.
Il processo finisce in Cassazione. E qui, i supremi giudici, smontano, pezzo per pezzo, la tesi dell’accusa. La sentenza viene depositata nel maggio 2013. E da quel momento Ugo Martello è tornato in libertà. I giudici della prima sezione penale cancellano, fin da subito, il capo 1. Martello non ha organizzato l’estorsione a Ongis. Tanto più che anche Bonanno è stato assolto per la medesima imputazione durante il processo ordinario. A supportare questa tesi, le parole di Luigi Cicalese, pentito, e gola profonda per tutta l’indagine. “Martello – dice – è arrivato dopo”. Vale a dire quando Pepè Onorato rivuole i soldi dai due pugliesi. Eppure nemmeno in questo caso sembra reggere la sentenza d’Appello. Martello come protettore, ragiona la Cassazione, sembra avere avuto “solo una condotta omissiva”. Per dimostrare la responsabilità nell’estorsione di Onorato ai “due zanza” bisogna dimostrare che Martello ebbe una condotta attiva. E questo, ragionano i giudici, non può essere dimostrato dalla sola frase proferita da Martello ai due di “mettersi una mano sulla coscienza”. Tutto da rifare.
Per anni la sua identità è sfuggita alle intercettazioni. Gli investigatori si sono spaccati la testa nel capire chi fosse quel tale Tanino o quel certo dottor Filippi oppure quel signore che, negli anni Ottanta, in via Larga 13 gestiva la Citam srl e si faceva chiamare Eugenio Apicella. Alla fine il mistero è stato svelato e Ugo Martello è entrato nelle informative delle procure di mezza Italia, nato a Ustica il 24 febbraio 1940. Martello, racconterà Tommaso Buscetta, sotto la Madonnina ha rappresentato per anni uno dei più ascoltati proconsoli di Cosa nostra. Era l’epoca dei rapporti pericolosi tra i boss e gli imprenditori milanesi. In via Larga 13 ci passavano tutti: da Gerlando Alberti fino a Gaetano Fidanzati e Stefano Bontate. In zona si faceva vedere anche un tale Marcello Dell’Utri, non ancora politico, ma uomo della Edilnord di Silvio Berlusconi. In carcere, Martello, ci finisce per il blitz della Notte di San Valentino. E’ il 14 febbraio 1983, e a Milano, è già personaggio noto. In riva al Naviglio infatti sale da latitante nel 1965. Arriveranno i processi e gli anni di carcere. Arriverà il silenzio della cronaca. Nel 2003 la scarcerazione definitiva.
Nel 2006, poi, la procura di Milano, mette le mani su una bella batteria di mafiosi. Calabresi, armati, violenti e voraci. Li comanda Giuseppe Onorato che dirige il tutto da un bel bar di via Porpora. Nell’inchiesta c’è di tutto: estorsioni, riciclaggio, aggressioni, contatti e alleanze. E’ l’indagine Metallica, autentico romanzo criminale alla milanese. Il nome di Martello spunta più volte. Lui è uno dei “siciliani”. Sono in due. C’è Tanino e poi Luigi Bonanno, palermitano vicino ai boss Nino Rotolo e Gianni Nicchi.
Che ci fanno in mezzo al gruppo dei calabresi? Secondo la procura prima e il tribunale di Milano poi fanno da mediatori. Mediano cioè tra “due zanze” come Michele Mastropasqua e Antonio Di Chio e il boss dei boss Pepè Onorato. Il padrino non ha preso bene la sparizione di un bel po’ di denaro da certi conti correnti. Quello, ragioneranno i magistrati, è il frutto di una colossale estorsione a un imprenditore del metallo, tale Giancarlo Ongis, lombardo, bergamasco con l’abitudine delle fatture false e dei fondi neri. I due zanza giocano su questo e lo ricattano. Ongis paga (sempre attraverso false fatture) oltre un milione di euro in diverse tranche. Mastropasqua e Di Chio incassano e non versano il dovuto a Onorato. Il boss non ci sta e reagisce in modo violento. Per questo i due si rivolgono ai siciliani. Chiedono protezione. E in cambio, ragiona l’accusa, pagano. Reato: estorsione. Questo, però, è già il secondo tempo della vicenda. Procura e tribunale, infatti, ritengono Martello (e Bonanno) ideatore dell’estorsione a Ongis. E il capo 1 dell’imputazione. Nel 2009 la squadra Mobile lo arresta nella sua bella cosa in zona Porta Venezia. Deve scontare dieci anni. Quando suonano, il boss sta facendo colazione con la moglie.
Il processo finisce in Cassazione. E qui, i supremi giudici, smontano, pezzo per pezzo, la tesi dell’accusa. La sentenza viene depositata nel maggio 2013. E da quel momento Ugo Martello è tornato in libertà. I giudici della prima sezione penale cancellano, fin da subito, il capo 1. Martello non ha organizzato l’estorsione a Ongis. Tanto più che anche Bonanno è stato assolto per la medesima imputazione durante il processo ordinario. A supportare questa tesi, le parole di Luigi Cicalese, pentito, e gola profonda per tutta l’indagine. “Martello – dice – è arrivato dopo”. Vale a dire quando Pepè Onorato rivuole i soldi dai due pugliesi. Eppure nemmeno in questo caso sembra reggere la sentenza d’Appello. Martello come protettore, ragiona la Cassazione, sembra avere avuto “solo una condotta omissiva”. Per dimostrare la responsabilità nell’estorsione di Onorato ai “due zanza” bisogna dimostrare che Martello ebbe una condotta attiva. E questo, ragionano i giudici, non può essere dimostrato dalla sola frase proferita da Martello ai due di “mettersi una mano sulla coscienza”. Tutto da rifare.
venerdì 11 ottobre 2013
I microchip rfid sono la fine dell'essere umano, per come lo conosciamo
Di Carla Villa MajiPotrebbe essere presto introdotto anche in Europa il microchip rfid sottocute reso definitivamente obbligatorio quest'estate dal Congresso americano e dal governo di Obama per i cittadini statunitensi. L'assordante silenzio dei media, del nostro governo e della Chiesa, ieri gli organizzatori della marcia della pace di Assisi e Papa Benedetto XVI ormai alla vigilia del raduno inter-religioso del 27 ottobre non ci hanno spiegato se il microchip fa parte della loro opzione pacifista o no e cioè di quale pace parlano quando ne parlano.
Potrebbe
essere presto introdotto anche in Europa il microchip rfid sottocute
reso obbligatorio dal Congresso americano e dal governo di Obama per i
cittadini americani. Vi ricordate come dopo l'11 di settembre 2001,
strage sulla quale il governo americano non ha dato ancora molti
chiarimenti perché evidentemente è già tutto molto chiaro, sono state
velocemente introdotte norme sospensive di diritti costituzionali e di
come subito sia stato introdotto il passaporto biometrico per tutti i
cittadini americani e poi NEL GIRO DI POCHI MESI per
i cittadini europei stessi? Del resto, questi Americani anche con Obama
ci chiedono sempre un certo appoggio nelle loro iniziative...Dobbiamo
attenderci l'ennesima strage o epidemia anche nel vecchio continente che
ci convinca definitivamente e in fretta, oltreché a non fare politiche
energetiche che non garbino agli Usa, che il microchip serve alla
"nostra" sicurezza? Urge
una campagna di informazione per la libertà e la dignità e
l'inviolabilità umana. E' bene che tutte le organizzazioni umanitarie si
uniscano e raccolgano le firme e chiedano una legge che vieti in Europa
e nel mondo questo scempio!
Personalmente già sapevo da anni che il programma di assistenza sanitaria americano nascondeva un programma di schedatura e controllo della popolazione, infatti io non avrei mai votato chi lo proponeva. Non spetta a me del resto ricordare quali gruppi di potere hanno finanziato la campagna elettorale del Presidente Obama, beniamino anche della nostra sinistra, potete trovare questi dati sul web, in verità il microchip è l'ultimo anello di un piano per il controllo mentale della popolazione attraverso le onde elettromagnetiche ormai in atto da decenni, non solo con appositi programmi studiati dai servizi segreti ma anche attraverso i sempre più sofisticati oggetti della vita quotidiana... Non cerchiamo la falsa libertà, le piccole libertà che ci vengono dalle cose così come vengono proposte dalla pubblicità, perché diventeremmo schiavi per esse.
I dettagli del programma di assistenza sanitaria statunitense.
Il
progetto per la salute HR 3200 che rende obbligatorio l'impianto rfid
per tutti cittadini americani è stato in via definitiva adottato dal
Congresso e a pagina 1001 prescrive la necessità di essere identificati
con tale congegno per tutti coloro che usufruiscono del sistema
sanitario nazionale. Tale provvedimento era già previsto nel 2004, come
si può leggere in un documento del 10 Dicembre 2004 della Food and Drug
Administration, "Class II, Special Guidance Document: Implantable
Radiofrequency Transponder System for Patient Identification and Health
Identificatio". Transponder è una parola sintesi tra transmitter e
responder. "The America's
affordable Health Choices Act" del 2009 prevede una scheda personale per
ciascuno che abbia subito l'impianto del microchip. A
pagina 1006 del progetto approvato in via definitiva dal Congresso si
legge che dall'entrata in vigore dell'atto, nel 2013, tutti gli
assistiti dovranno sottoporsi all'impianto del microchip entro i 36 mesi
successivi. Gli Americani non hanno molto tempo ma neanche noi! Ripeto,
ricordiamoci con quale rapidità il passaporto con i dati biometrici sia
stato introdotto negli USA e di seguito in Europa, salvo per chi non
avesse il nuovo passaporto sottoporsi alla presa dell'impronta digitale e
della foto dell'iride alla frontiera in aeroporto, cosa faranno ora? Ci
metteranno il microchip appena scesi dalla scaletta dell'aereo? Certo
che no! Ci chiederanno di microchipparci tutti anche da questa sponda
dell'oceano! Ve li
ricordate i nostri politici a farsi vedere nel dare l'impronta e a dire
che andava tutto bene, che non c'era nulla da nascondere, come se il
problema fosse quello! Chi
non ha avuto motivi per recarsi negli USA finora e che ha ancora un
passaporto a lettura ottica, al prossimo rinnovo del documento dovrà
accettare di essere schedato e trattato dallo Stato come un potenziale
delinquente, allo stesso modo chi si è stufato di andare a votare in
Italia con leggi elettorali incostituzionali e truffaldine potendo non
andarci non ci è andato più, io sono uno di quei cittadini che ormai da
dieci anni vanno a votare solo per i referendum, ma
è libertà questa? Direi di no, direi che il trucco dei nuovi e
rinverditi padroni delle ferriere supportati da burocrazie che stanno
rodendo il potere dei rappresentanti dei cittadini e sostituendosi a
essi, è questo, togliere ai cittadini tutti i giorni qualche cosa di
importante, un pezzo di dignità, di libertà, minimizzando...stanno
mettendo il microchip alla gente, perché hanno capito che la gente vuole
cambiare il sistema, che è stufa di essere condizionata sfruttata e
avvelenata e mandata a fare la guerra da un ristretto gruppo di famiglie
multimiliardarie che considerano il pianeta e chi ci abita come cosa
loro, l'Umano con l'impianto di microchip è un oggetto,
e allora, se non si è più che attenti e vigili, se non si lotta contro
lo sfinimento psicofisico, la tentazione è quella di raccontare a sé
medesimi che va bene anche così, che in fondo le cose vanno come devono
andare...
Dettagli essenziali sul microchip
Rfiid significa "radio frequency identifier", quelli da impiantare sottocute sono piccoli e di non difficile installazione, praticamente impossibili e comunque molto dolorosi da togliere, qualora resi obbligatori vi ritrovereste inermi e immediatamente individuati e arrestati se cercaste di liberarvene, costituiscono un mezzo con il quale sarete completamente privati della vostra privacy e alla mercé di qualsiasi forma di controllo e manipolazione mentale attraverso le onde, il vostro pensiero stesso, le vostre stesse emozioni saranno sotto controllo e manipolabili, così anche le ghiandole del vostro corpo, il che significa che chi avrà accesso al computer centrale potrà influire anche sulla vostra salute cominciando dalla fertilità. Ricordatevi che non avrete modo di difendervi. Questa bestialità chiamata rfid sarà la fine dell'essere umano come lo conosciamo, sarà la fine di ogni libertà, non sarà più possibile resistere ai soprusi di chi ha perso o non ha mai avuto la legittimità democratica per sedere sugli scranni del potere, è urgente che la gente si renda conto della situazione e che chieda e promuova una legge che proibisca la produzione e l'uso dei microchip e degli impianti elettronici destinati agli Umani, limitandoli ai soli casi in cui servano a guarire o curare da specifiche patologie come già accade.
L'assordante silenzio dei media e dei Ministeri della Sanità. E il Papa? E la stampa così detta cristiana? Assisi tra marce della Pace e raduno inter-religioso.
Avete visto una qualsivoglia trasmissione informativa in Italia su di un problema di tanta gravità e imminenza o avete letto qualche articolo dettagliato sui principali quotidiani? I vari presentatori e giornalisti alla moda, strapagati insieme agli ospiti più o meno fissi dei loro ripetitivi e narcotizzanti salottini di fronte ai quali il popolo italiano, vuoi perché pigro vuoi perché esausto, prende sonno alla sera, sedicenti professionisti strapagati grazie a un sistema che coinvoglia il reddito prodotto dalla società nelle loro tasche attraverso il sistema pubblicitario e alla faccia di tutti i cittadini e le cittadine che svolgono qualche onesto lavoro effettivamente utile alla società e non al medesimo sistema di potere vigente, dal quale tali presentatori e giornalisti sono lussuosamente mantenuti, che con il liberismo ha ben poco a che fare e con la libertà ancora meno e che ormai non è neanche poi così occulto, vi stanno informando?
E che dire dei Ministeri della Sanità? Essi continuano a proporre una cultura fondata sulla fretta la farmacologia l'ospedalizzazione...del resto sappiamo che storicamente il medico è sempre stato alleato del sovrano e del prete nell'imposizione del potere attraverso l'azione sul corpo del suddito, in alcuni paesi non ci sarebbe più la tortura, ci sono altri sistemi però e se ne trovano di sempre nuovi... E' vero che Don Verzè progettava l'uso dell'rfid per gli assistiti del San Raffaele? Nel caso ciò rispondesse al vero, diventerebbero più chiare alcune questioni.
Perché il Vaticano continua a tacere sul problema rfid? Bisogna affiancare tale silenzio all'invito a ritornare ai confessionali, una pratica inventata dall'Inquisizione? Soprattutto, è il Papa libero di esprimersi o è ricattato? Questa domanda mi sorse anche quando scrissi del rapporto vacillante e in parte accondiscendente degli ultimi Papi con il darwinismo e con una serie di altre teorie spacciate come scientifiche ma in verità ben poco fondate... Del resto noi sappiamo che il Papa ha dovuto vestire i panni della Luftwaffe durante il nazismo, ha dovuto certo perché evidentemente non aveva la vocazione al martirio, e se anche oggi si trovasse nella condizione di non potere e sapere dire di no? E a chi?
E il resto della stampa cristiana? In Assisi si è svolta ieri la marcia della pace, si sono posti il problema questi pacifisti? La pace la vogliono con o senza microchip? Nelle edizioni che verranno della manifestazione hanno idea di sfilare con o senza impianto rfid? Come la vogliono questa pace, come pecore belanti? Sfileranno anche per farsi inserire l'ago che inietterà loro quell'impiantino sottocute con il quale diventeranno fidi cittadini del nuovo ordine mondiale auspicato dagli ultimi due Papi grandi fautori tra l'altro dell'aperura della Chiesa ai media elettronici? Non si capisce. Questa retorica, che da un po' di tempo assorda la cittadina umbra, che io amo e che da quindici anni considero dopo Cagliari e Milano la mia terza città ma che sta diventando un simbolo totalmente svuotato dei propri oggetti interni - vi rimando a qualche mio articolo precedente in "La Voce di Carla Villa Maji" sezione qui sul Positano News tra quelle segnalate sotto il titolo "cultura" - è drammatica per chi vive seriamente l'impegno francescano. L'organo stampa dei Frati Conventuali di Assisi, sul web "sanfrancescopatronod'italia", ieri trasmetteva un video e pubblicava un articolo sulla marcia assolutamente privi di riferimenti al fatto che la pace e la non violenza significano anche resistenza passiva e non cooperazione, altroché scampagnate in Assisi e visitina alla tomba del Santo e poi tutti a casa come prima e peggio di prima, altroché servizio civile perché in fondo è un po' più comodo di quello militare, si mangia si dorme e si fa la doccia a casa di mamma, a parte qualche raro idealista nessuno si fa trasferire in Afghanistan, glielo hanno spiegato bene i Frati e i Padri a questi ragazzi cosa significa non violenza, e la violenza non è solo fisica, cosa significano resistenza passiva e non cooperazione? Glielo hanno spiegato che si può morire peggio che in una guerra?
E cosa dobbiamo aspettarci da un convegno inter-religioso con Papa Benedetto XVI e i capi delle religioni mondiali quale si attende nella cittadina umbra a fine ottobre, giusto appena prima del mio compleanno, proprio la ciliegina sulla torta che mi mancava tanto, se le premesse sono queste? Fumo, oppio...per lo più maschi con lunghe gonnelle, adoratori di un dio non si capisce più se trino uno multiverso o come lo si debba chiamare, la gente era confusa prima figuriamoci adesso, un dio al di fuori di ogni logica primariamente padre e non madre, quasi solo maschi tutti in fila con paramenti ridondanti e variamente colorati...ma perdonatemi, l'oppio non usa più...onde elettromagnetiche, fra poco anche la Messa la si vedrà così con il computer che interagisce con il vostro impiantino interno, magari, considerata la crisi di vocazioni si potrà ricorrere a qualche surrogato virtuale...lo Spirito di Assisi è lo Spirito di Verità? Direi di no, questo l'avevo già scritto altrove, superficialmente potrebbe rassomigliarGli, ma è un inganno, infatti non vi sta avvertendo mentre lo Spirito di Verità avverte sempre in tempo quando il male è in agguato...
I modi con i quali si stanno rendendo il microchip sottocute e altri impianti elettronici nel cervello umano allettanti...
Il microchip sottocute è già stato testato, viene ormai inserito nei contratti di alcune categorie professionali e non c'è alcuna legge che lo vieti. Anni fa avevo svolto una indagine chiedendo agli intervistati se avrebbero accettato l'imposizione del microchip per motivi di lavoro e una delle risposte più frequenti era stata, ahimè, "dipende da quanto mi pagano". E' chiaro che le grandi sacche di disoccupazione e i continui attacchi che provengono dal mondo finanziario e industriale ai diritti dei lavoratori unitamente al fatto che tali diritti neanche esistono in fette ormai importanti del pianeta come la Cina rendono difficilissimo non sottostare a tale ricatto. Ma non solo. Si stanno costruendo una serie di congegni, dai computer alle automobili, che operano attraverso le onde celebrali umane e che pertanto possono aver bisogno di una interfaccia per ora esterna che in breve verrebbe proposta e imposta con impianto interno per ragioni presentate come di comodità prima e di efficienza e sicurezza poi. Questo vale anche per ciò che riguarda quei dati che riguardano le nostre carte di debito e credito, che verrebbero inseriti nel microchip sottocute, con la totale contestuale eliminazione del denaro contante. Gli impianti nel cervello verrebbero proposti e imposti non solo per interagire con le macchine ma anche per migliorare le prestazioni mentali e fisiche, in ciò facendo leva sullo spirito di competizione e sulla vanità umana, o magari si proporrebbe di fare la spesa con il microchip comprando tre e pagando due...convincente vero? I pubblicitari, fateci caso, sono molto abili nell'associare sempre più frequentemente la parola libertà a cose che sono perfino il contrario di essa o a cose che producono piccole libertà che non sono la libertà in senso proprio.
Per resistere a tutto questo bisogna avere ben presente non solo che il cervello umano è tuttora inesplorato e che è molto più sofisticato delle macchine, anche se in certe cose sembra più lento esso deve essere considerato come un organismo la cui violazione da parte di altri sistemi porterà inevitabilmente a un depauperamento complessivo in particolare delle facoltà superiori, ma anche che l'invasività della tecnologia produce schiavitù.
Il rapporto corpo macchina alla luce della filosofia semiotica e della conoscenza spiritualista.Coloro che, con un percorso differente secondo le proprie attitudini, hanno realizzato l'essenza spirituale della Realtà, sanno quanto sia imprescindibile la relazione tra il corpo grossolano quello mentale e quello astrale, ovvero come il primo altro non sia che una risultante a livello macrostrutturale correlata a processi e relazioni semiotiche più sottili e articolate, e quanto sia indispensabile e insostituibile nell'evoluzione umana il rispetto di alcuni valori quali la dignità e la libertà e cioè quanto sia illusoria e foriera di dolore e distruzione la proposta di qualsiasi progresso fondata sulla loro cancellazione.
Personalmente già sapevo da anni che il programma di assistenza sanitaria americano nascondeva un programma di schedatura e controllo della popolazione, infatti io non avrei mai votato chi lo proponeva. Non spetta a me del resto ricordare quali gruppi di potere hanno finanziato la campagna elettorale del Presidente Obama, beniamino anche della nostra sinistra, potete trovare questi dati sul web, in verità il microchip è l'ultimo anello di un piano per il controllo mentale della popolazione attraverso le onde elettromagnetiche ormai in atto da decenni, non solo con appositi programmi studiati dai servizi segreti ma anche attraverso i sempre più sofisticati oggetti della vita quotidiana... Non cerchiamo la falsa libertà, le piccole libertà che ci vengono dalle cose così come vengono proposte dalla pubblicità, perché diventeremmo schiavi per esse.
I dettagli del programma di assistenza sanitaria statunitense.
Dettagli essenziali sul microchip
Rfiid significa "radio frequency identifier", quelli da impiantare sottocute sono piccoli e di non difficile installazione, praticamente impossibili e comunque molto dolorosi da togliere, qualora resi obbligatori vi ritrovereste inermi e immediatamente individuati e arrestati se cercaste di liberarvene, costituiscono un mezzo con il quale sarete completamente privati della vostra privacy e alla mercé di qualsiasi forma di controllo e manipolazione mentale attraverso le onde, il vostro pensiero stesso, le vostre stesse emozioni saranno sotto controllo e manipolabili, così anche le ghiandole del vostro corpo, il che significa che chi avrà accesso al computer centrale potrà influire anche sulla vostra salute cominciando dalla fertilità. Ricordatevi che non avrete modo di difendervi. Questa bestialità chiamata rfid sarà la fine dell'essere umano come lo conosciamo, sarà la fine di ogni libertà, non sarà più possibile resistere ai soprusi di chi ha perso o non ha mai avuto la legittimità democratica per sedere sugli scranni del potere, è urgente che la gente si renda conto della situazione e che chieda e promuova una legge che proibisca la produzione e l'uso dei microchip e degli impianti elettronici destinati agli Umani, limitandoli ai soli casi in cui servano a guarire o curare da specifiche patologie come già accade.
L'assordante silenzio dei media e dei Ministeri della Sanità. E il Papa? E la stampa così detta cristiana? Assisi tra marce della Pace e raduno inter-religioso.
Avete visto una qualsivoglia trasmissione informativa in Italia su di un problema di tanta gravità e imminenza o avete letto qualche articolo dettagliato sui principali quotidiani? I vari presentatori e giornalisti alla moda, strapagati insieme agli ospiti più o meno fissi dei loro ripetitivi e narcotizzanti salottini di fronte ai quali il popolo italiano, vuoi perché pigro vuoi perché esausto, prende sonno alla sera, sedicenti professionisti strapagati grazie a un sistema che coinvoglia il reddito prodotto dalla società nelle loro tasche attraverso il sistema pubblicitario e alla faccia di tutti i cittadini e le cittadine che svolgono qualche onesto lavoro effettivamente utile alla società e non al medesimo sistema di potere vigente, dal quale tali presentatori e giornalisti sono lussuosamente mantenuti, che con il liberismo ha ben poco a che fare e con la libertà ancora meno e che ormai non è neanche poi così occulto, vi stanno informando?
E che dire dei Ministeri della Sanità? Essi continuano a proporre una cultura fondata sulla fretta la farmacologia l'ospedalizzazione...del resto sappiamo che storicamente il medico è sempre stato alleato del sovrano e del prete nell'imposizione del potere attraverso l'azione sul corpo del suddito, in alcuni paesi non ci sarebbe più la tortura, ci sono altri sistemi però e se ne trovano di sempre nuovi... E' vero che Don Verzè progettava l'uso dell'rfid per gli assistiti del San Raffaele? Nel caso ciò rispondesse al vero, diventerebbero più chiare alcune questioni.
Perché il Vaticano continua a tacere sul problema rfid? Bisogna affiancare tale silenzio all'invito a ritornare ai confessionali, una pratica inventata dall'Inquisizione? Soprattutto, è il Papa libero di esprimersi o è ricattato? Questa domanda mi sorse anche quando scrissi del rapporto vacillante e in parte accondiscendente degli ultimi Papi con il darwinismo e con una serie di altre teorie spacciate come scientifiche ma in verità ben poco fondate... Del resto noi sappiamo che il Papa ha dovuto vestire i panni della Luftwaffe durante il nazismo, ha dovuto certo perché evidentemente non aveva la vocazione al martirio, e se anche oggi si trovasse nella condizione di non potere e sapere dire di no? E a chi?
E il resto della stampa cristiana? In Assisi si è svolta ieri la marcia della pace, si sono posti il problema questi pacifisti? La pace la vogliono con o senza microchip? Nelle edizioni che verranno della manifestazione hanno idea di sfilare con o senza impianto rfid? Come la vogliono questa pace, come pecore belanti? Sfileranno anche per farsi inserire l'ago che inietterà loro quell'impiantino sottocute con il quale diventeranno fidi cittadini del nuovo ordine mondiale auspicato dagli ultimi due Papi grandi fautori tra l'altro dell'aperura della Chiesa ai media elettronici? Non si capisce. Questa retorica, che da un po' di tempo assorda la cittadina umbra, che io amo e che da quindici anni considero dopo Cagliari e Milano la mia terza città ma che sta diventando un simbolo totalmente svuotato dei propri oggetti interni - vi rimando a qualche mio articolo precedente in "La Voce di Carla Villa Maji" sezione qui sul Positano News tra quelle segnalate sotto il titolo "cultura" - è drammatica per chi vive seriamente l'impegno francescano. L'organo stampa dei Frati Conventuali di Assisi, sul web "sanfrancescopatronod'italia", ieri trasmetteva un video e pubblicava un articolo sulla marcia assolutamente privi di riferimenti al fatto che la pace e la non violenza significano anche resistenza passiva e non cooperazione, altroché scampagnate in Assisi e visitina alla tomba del Santo e poi tutti a casa come prima e peggio di prima, altroché servizio civile perché in fondo è un po' più comodo di quello militare, si mangia si dorme e si fa la doccia a casa di mamma, a parte qualche raro idealista nessuno si fa trasferire in Afghanistan, glielo hanno spiegato bene i Frati e i Padri a questi ragazzi cosa significa non violenza, e la violenza non è solo fisica, cosa significano resistenza passiva e non cooperazione? Glielo hanno spiegato che si può morire peggio che in una guerra?
E cosa dobbiamo aspettarci da un convegno inter-religioso con Papa Benedetto XVI e i capi delle religioni mondiali quale si attende nella cittadina umbra a fine ottobre, giusto appena prima del mio compleanno, proprio la ciliegina sulla torta che mi mancava tanto, se le premesse sono queste? Fumo, oppio...per lo più maschi con lunghe gonnelle, adoratori di un dio non si capisce più se trino uno multiverso o come lo si debba chiamare, la gente era confusa prima figuriamoci adesso, un dio al di fuori di ogni logica primariamente padre e non madre, quasi solo maschi tutti in fila con paramenti ridondanti e variamente colorati...ma perdonatemi, l'oppio non usa più...onde elettromagnetiche, fra poco anche la Messa la si vedrà così con il computer che interagisce con il vostro impiantino interno, magari, considerata la crisi di vocazioni si potrà ricorrere a qualche surrogato virtuale...lo Spirito di Assisi è lo Spirito di Verità? Direi di no, questo l'avevo già scritto altrove, superficialmente potrebbe rassomigliarGli, ma è un inganno, infatti non vi sta avvertendo mentre lo Spirito di Verità avverte sempre in tempo quando il male è in agguato...
I modi con i quali si stanno rendendo il microchip sottocute e altri impianti elettronici nel cervello umano allettanti...
Il microchip sottocute è già stato testato, viene ormai inserito nei contratti di alcune categorie professionali e non c'è alcuna legge che lo vieti. Anni fa avevo svolto una indagine chiedendo agli intervistati se avrebbero accettato l'imposizione del microchip per motivi di lavoro e una delle risposte più frequenti era stata, ahimè, "dipende da quanto mi pagano". E' chiaro che le grandi sacche di disoccupazione e i continui attacchi che provengono dal mondo finanziario e industriale ai diritti dei lavoratori unitamente al fatto che tali diritti neanche esistono in fette ormai importanti del pianeta come la Cina rendono difficilissimo non sottostare a tale ricatto. Ma non solo. Si stanno costruendo una serie di congegni, dai computer alle automobili, che operano attraverso le onde celebrali umane e che pertanto possono aver bisogno di una interfaccia per ora esterna che in breve verrebbe proposta e imposta con impianto interno per ragioni presentate come di comodità prima e di efficienza e sicurezza poi. Questo vale anche per ciò che riguarda quei dati che riguardano le nostre carte di debito e credito, che verrebbero inseriti nel microchip sottocute, con la totale contestuale eliminazione del denaro contante. Gli impianti nel cervello verrebbero proposti e imposti non solo per interagire con le macchine ma anche per migliorare le prestazioni mentali e fisiche, in ciò facendo leva sullo spirito di competizione e sulla vanità umana, o magari si proporrebbe di fare la spesa con il microchip comprando tre e pagando due...convincente vero? I pubblicitari, fateci caso, sono molto abili nell'associare sempre più frequentemente la parola libertà a cose che sono perfino il contrario di essa o a cose che producono piccole libertà che non sono la libertà in senso proprio.
Per resistere a tutto questo bisogna avere ben presente non solo che il cervello umano è tuttora inesplorato e che è molto più sofisticato delle macchine, anche se in certe cose sembra più lento esso deve essere considerato come un organismo la cui violazione da parte di altri sistemi porterà inevitabilmente a un depauperamento complessivo in particolare delle facoltà superiori, ma anche che l'invasività della tecnologia produce schiavitù.
Il rapporto corpo macchina alla luce della filosofia semiotica e della conoscenza spiritualista.Coloro che, con un percorso differente secondo le proprie attitudini, hanno realizzato l'essenza spirituale della Realtà, sanno quanto sia imprescindibile la relazione tra il corpo grossolano quello mentale e quello astrale, ovvero come il primo altro non sia che una risultante a livello macrostrutturale correlata a processi e relazioni semiotiche più sottili e articolate, e quanto sia indispensabile e insostituibile nell'evoluzione umana il rispetto di alcuni valori quali la dignità e la libertà e cioè quanto sia illusoria e foriera di dolore e distruzione la proposta di qualsiasi progresso fondata sulla loro cancellazione.
Più studio il problema del microchip e delle strategie di controllo mentale di massa che già lo precedono più
mi chiedo se il nemico non sia la stessa tecnologia con i propri
modelli e le proprie necessità che impone all'immaginario della gente e
ciò indipendentemente dai disegni di specifici gruppi di potere,
certo chi è veramente cristiano o consapevole della propria origine
spirituale non permetterà mai che il microchip gli venga impiantato, in
un articolo di qualche mese fa avevo scritto che avrebbero dovuto
passare sul mio cadavere per impormelo, ma forse è proprio per questo
che i cristiani e le persone spiritualmente consapevoli sembrano
destinate a sparire prima della fine di questa era, subendo le
persecuzioni di diversa natura che già vediamo intorno, il silenzio di
quella che oggi riserva a sé medesima il nome di Chiesa Cattolica ha
quindi varie spiegazioni che possono andare dal collaborazionismo
all'impulso verso la sopravvivenza a qualsiasi costo... un film già
visto, mi pare...
mercoledì 9 ottobre 2013
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