venerdì 15 febbraio 2013

AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA IL GOVERNO E LA POLIZIA GRECA. LA GRECIA E’ COLLASSATA. MA A NOI NON LO DICONO PERCHE’ SIAMO IN CAMPAGNA ELETTORALE

Descrivono e raccontano qualcosa che sta accadendo in questi giorni di cui a nessuno è stata detta neppure una parola, né a Roma, né a Berlino, né a Parigi né a Londra.

Tantomeno a Madrid.

Parlano della Grecia.

Ma in termini nuovi.

Nel senso che riferiscono di una società ormai collassata, al limite della guerra civile, ormai precipitata nel baratro, sulla cui attuale realtà è stato steso un osceno velo di totale censura per impedire che le notizie vengano usate in campagna elettorale in Italia e diffuse in Spagna dove sta esplodendo la tangentopoli iberica delle banche corrotte e Rajoy ha già fatto sapere a Bruxelles che là a Madrid si corre il rischio di veder la situazione sfuggire al controllo.

La Grecia è crollata, definitivamente, sotto il peso dei debiti contratti con la BCE.

Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rfiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose.

Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli  hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali

Si tratta anche di due movimenti anarchici locali, che si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto: basta cortei e proteste, si va a rapinare le banche: nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. Rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa. La polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte senza consentire loro di farsi rappresentare dai legali. Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni.

E così, è piombata la sezione europea di Amnesty International, con i loro bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi, che hanno realizzato una inchiesta, raccolto documentazione e hanno denunciato ufficialmente la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.

Siamo venuti così a sapere che il più importante economista tedesco, il prof. Hans Werner Sinn, (consigliere personale di Frau Angela Merkel) sorretto da altri 50 economisti, avvalendosi addirittura dell’appoggio di un rappresentante doc del sistema bancario europeo, Sir Moorald Choudry (il vice-presidente della Royal Bank of Sctoland, la quarta banca al mondo) hanno presentato un rapporto urgente sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, sostenendo che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/ 30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.

Silenzio assoluto.

Nessuna risposta.

Censura totale.

Nessun candidato alle elezioni in Italia ha fatto menzione della situazione greca attuale.

Ecco un video pescato in rete sugli anarchici arrestati:


Grecia: anarchici torturati, Amnesty chiede un’inchiesta.

Emergono particolari scioccanti sul caso dei quattro giovani arrestati sabato e torturati dalla polizia ellenica. Lo scandalo supera i confini nazionali e Amnesty International punta il dito contro Atene.

Anche Amnesty International, in una nota diffusa ieri, ha chiesto l’apertura di una inchiesta sulle torture inflitte dalla polizia ellenica a quattro giovani arrestati lo scorso 1° febbraio 2013, perché sospettati di aver partecipato alla rapina di una banca di Kozani, nel nord della Grecia. Due dei quattro detenuti sono accusati di far parte del gruppo armato di ispirazione anarchica “Cospirazione delle cellule di fuoco”.

“Le autorità greche non possono pensare di risolvere i loro problemi con Photoshop. Questa cultura dell’impunità dev’essere fermata. Su questa vicenda occorre indagare in modo efficace, imparziale e approfondito, in modo che i responsabili siano identificati e portati rapidamente di fronte alla giustizia” ha dichiarato Amnesty International. Le foto dei quattro giovani con i volti tumefatti per le botte e le torture ricevute hanno fatto nei giorni scorsi il giro del mondo, dopo la pubblicazione delle immagini su alcuni siti istituzionali da parte delle autorità elleniche che hanno in questo modo voluto rivendicare gli arresti. Non prima di aver tentato di ritoccare e ripulire le istantanee a colpi di Photoshop, per cercare di cancellare parte delle prove dei pestaggi che comunque sono apparsi evidenti. Il “lavoro” di ripulitura delle foto infatti è stato fatto così male e di fretta che l’operazione è diventata un vero e proprio boomerang per il governo Samaras e in particolare per il ministero degli interni di Atene. Nel tentativo maldestro di cancellare le ferite più gravi gli improvvisati tecnici della polizia hanno completamente stravolto il viso di uno dei quattro giovani, mentre ad un altro hanno schiarito i capelli biondi così tanto da farli diventare quasi bianchi. E non è quindi bastato impedire ai quattro arrestati di contattare famigliari e avvocati per 24 ore, aspettando che le ferite provocate si rimarginassero almeno un po’.

Nel tentativo di salvare il salvabile la polizia ha affermato poi che i quattro sarebbero stati feriti nel corso dell’arresto e il ricorso alla forza si sarebbe limitato al necessario. Una versione poco credibile e smentita immediatamente. Medici e i familiari, infatti, hanno da subito denunciato che il brutale pestaggio è avvenuto proprio durante e subito dopo la detenzione, quando gli agenti hanno voluto punire gli arrestati per la matrice politica antisistema dei loro presunti crimini.

Uno degli arrestati, il ventenne Nikos Romanós, ha dichiarato: «I miei motivi erano politici. Considero me stesso prigioniero di guerra. Non mi considero una vittima. Non voglio querelare i poliziotti che mi hanno picchiato. Desidero che il mio maltrattamento sensibilizzi le coscienze dei cittadini».

Non è la prima volta che alcuni giovani vengono torturati dalla polizia. Nell’ottobre 2012, 15 manifestanti antifascisti avevano denunciato di essere stati torturati all’interno degli uffici del quartier generale della Polizia di Atene, il GADA, dopo il loro fermo durante una manifestazione antifascista nelle vie della capitale.

Fonte:  contropiano.org (organizzazione comunista italiana)


Ecco l’inizio di un breve articolo che Barbara Spinelli ha pubblicato tre giorni fa, facendo capire qualcosa (ma senza spiegare un bel nulla, il consueto minuetto della sinistra nobile e miope): “I prìncipi che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!”, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno”.
Barbara Spinelli (http://www.blitzquotidiano.it/frase-del-giorno/barbara-spinelli-democrazia-scomparsa-agenda-monti-1437036/), “Se anche Keynes è un estremista”, La Repubblica, 6 febbraio 2013

Ecco come il sito di Le Monde, il più autorevole quotidiano francese comunicava la notizia con un pezzullo che, se non altro, avrebbe potuto incuriosire qualcuno:

La Grecia e il Portogallo devono uscire dall’Euro: la teoria di Hans-Werner Sinn

Non ce la fanno più, in Grecia. Non ci riescono e non riusciranno mai a riprendersi. Per questo, l’economista tedesco Hans-Werner Sinn, da sempre contrario agli aiuti, è sempre più convinto che la Grecia e il Portogallo debbano temporaneamente uscire dall’euro, svalutare le proprie monete del 30-40% e diventare così più competitive, ridando ossigeno alle loro economie e all’occupazione. Secondo Sinn, infatti, le politiche di austerità imposte dall’Europa non miglioreranno la situazione in questi Paesi, con il rischio che prima che arrivi la ripresa scoppino guerre civili. Solo se l’Eurozona accettasse l’uscita temporanea di uno stato membro, allora si potrebbe evitare il peggio.

Un’altra risposta alla crisi greca arriva dal capo divisione “business treasury, global banking & markets” del Royal Bank of Scotland, Moorald Choudhry, che ritiene necessaria la totale cancellazione del debito ellenico.


In Usa sono venuti a saperlo leggendo il Huffington Post on line, ripreso anche dal Wall Street Journal e dal canale televisivo Bloomberg che ha fatto un servizio sulla situazione greca. Da noi niente.

Ecco l’articolo apparso sul media statunitense, tradotto in italiano:

Grecia: Quanto tempo ancora per la Giunta?

una piccola panoramica di cosa succede in Grecia, solo temporanemanete fuori dai riflettori...

di Bill Frezza, HUFF POST  – Si dice spesso che per avere un assaggio del nostro futuro dovremmo studiare le lezioni del passato. Oppure possiamo osservare il destino di coloro che camminano a pochi passi davanti a noi, nella strada che sembriamo destinati a compiere. Prendete la Grecia…

Gli sfortunati Greci sono riusciti a tenersi fuori dalle prime pagine dei giornali per un paio di mesi, ma la pentola in ebollizione della politica greca non ha smesso di bollire. Miseria diffusa e disperazione alimentano l’illegalità e la violenza. La sensazione che il paese sta cadendo a pezzi sta portando i partiti politici estremisti, sia di sinistra che di destra, a vomitare una retorica apocalittica e a riempire inesorabilmente il vuoto lasciato dal centro, screditato e al collasso.

Leggete le storie di tutti i giorni che compaiono sulla stampa greca (che si potrebbero trovare solo sepolte nelle ultime pagine dei giornali americani) e senza dubbio vi chiederete: “Fino a quando questa gente fiera sopporterà un tale degrado?”

CRISI DELLA GRECIA – Per combattere il contrabbando e l’esplosione dell’evasione fiscale, il governo greco ha aumentato le tasse sul gasolio per il riscaldamento domestico del 50 per cento. Con sorpresa di nessuno (tranne quelli che credono che le tasse non influenzano il comportamento), le vendite di gasolio per riscaldamento sono crollate del 75 per cento: otto greci su 10 sono passati alle stufe a legna. Questo ha fatto esplodere un buco di 400 milioni di euro sulle previsioni del gettito dell’imposta.

E da dove stanno prendendo tutto questo legno i Greci?
Stanno tagliando le foreste. Gli ambientalisti sono furiosi, mentre intere colline vengono spogliate. E’ stato anche riferito di un antico e venerato albero d’ulivo, sotto le cui fronde Platone insegnava ai suoi studenti, scomparso una notte per essere bruciato in qualche camino greco.

E dove è che va tutto quel fumo? Nell’aria vicino a Atene, che è diventata così carica di fuliggine e di smog che le autorità sono in allarme per il rischio di una crisi di sanità pubblica. La soluzione proposta? Il governo sta promuovendo l’uso di moderne, ecocompatibili stufe a legna!

Gli scioperi sono all’ordine del giorno, cosa che non dovrebbe essere sorprendente, dato che molti scioperanti non vengono pagati nemmeno quando si presentano al lavoro. La disoccupazione ha superato il 26 per cento, mentre la Grecia fa a gara con la Spagna per l’onore di essere al top del disastro economico europeo. La disoccupazione giovanile ha superato un incredibile 55 per cento. I capifamiglia anziani e di mezza età non vedono speranza per il futuro, e i suicidi sono schizzati alle stelle. Il club del baratto sta sostituendo la moneta, come i Greci riscoprono il vero significato del denaro. E mentre il mercato nero sta facendo un lavoro ammirevole per prevenire la fame, le conseguenze sulle entrate fiscali sono così disastrose che il governo sta considerando di vietare le operazioni in contanti superiori a 500 euro, per costringere i cittadini a utilizzare carte di credito o altri metodi di pagamento tracciabili.

Una serie di piccoli attentati e attacchi incendiari hanno scosso Atene. Bande di teppisti armati di bastone hanno preso di mira gli immigrati e le minoranze con pestaggi in corsa. Hanno sparato attraverso le finestre dei politici caduti in disgrazia. Un gruppo di guerriglia urbana il cui nome si può tradurre come “Circolo dei Fuorilegge/ Nucleo della minoranza militante fuorilegge”, rivendica attentati contro giornalisti colpevoli di difendere la politica del governo. Raramente ci sono degli arresti per questi reati.

Quanto tempo passerà prima che a qualcuno venga l’idea intelligente di mettere in scena un incendio del Reichstag?

Studiate il carattere greco e vi troverete un intreccio inesplicabile di contrasti. Da un lato, si rappresenta la caricatura di gente pigra, scansafatiche, evasori fiscali che sorseggiano ouzo con gli amici nella taverna, pagati per un lavoro del governo trovato dallo zio. D’altra parte, il greco ha uno spirito combattivo così feroce che anche Hitler lodò l’abilità marziale dei Greci: “Per amore della verità storica devo testimoniare che i greci, tra tutti gli avversari che ci hanno affrontato, hanno combattuto con grande audacia e disprezzo della morte.”

Chiunque ritiene che la situazione ormai fuori controllo della Grecia si concluderà in pace sta sognando. Non vi è alcun piano credibile per una ripresa economica. Il PIL greco sta implodendo. Le multinazionali stanno levando le tende, a volte vendendo le loro operazioni greche a un euro solo per uscirne. Nessun investitore straniero sano di mente metterebbe i soldi in un nuovo business lì, e gli imprenditori locali che cercano di farlo, di solito restano strangolati in un groviglio di burocrazia che nessuna mazzetta può districare. L’industria del turismo è ancora appesa a un filo, ma quando scioperi e violenze oltrepasseranno la soglia di fastidio e le prime notizie di vittime straniere arriveranno ai titoli dei giornali, i turisti internazionali rapidamente andranno altrove.

 E così la pentola a pressione bolle e l’orologio fa tic tac.

Articolo originale: Greece: How Long Until Junta? (http://www.huffingtonpost.com/bill-frezza/how-long-until-junta_b_2542993.html)

Ecco un articolo apparso in Italia, in rete, che non ha avuto alcuna eco né diffusione.

Allarme bilancio per la Grecia in recessione

di:  Andrea Perrone (http://www.rinascita.eu/index.php?action=search&q=Andrea+Perrone&dove=f) a.perrone@rinascita.eu

È sempre critica la situazione economica della Grecia per l’aggravarsi dei conti pubblici, mentre proseguono le manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre lacrime e sangue decise dal governo ellenico e imposte dalla troika dell’usura internazionale (Ue-Bce-Fmi).
L’allarme sui conti del Paese è partito direttamente dal ministero delle Finanze greco che ha rivelato una decisa diminuzione degli introiti nel mese di gennaio. Secondo informazioni infatti dello stesso dicastero, le entrate si sono ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’ammanco, secondo le fonti, ha raggiunto quota 305 milioni di euro ed è dovuto soprattutto alla diminuzione delle entrate dell’Iva, ridottesi del 15% per effetto del calo del giro degli affari e del consumo del gasolio da riscaldamento. Un segnale molto chiaro del livello raggiunto dalla crisi economica frutto dell’austerità e della conseguente recessione che strozza famiglie e imprese elleniche. A questo si aggiunge la difficile situazione sociale che rappresenta una vera e propria polveriera a causa della disoccupazione record in aumento crescente, pari al 26,8%, mentre quella giovanile tocca addirittura il 56,6%.
Nel Paese intanto proseguono senza sosta le proteste di moltissime categorie, fra cui quelle degli agricoltori e dei portuali. Tensioni e parapiglia alle manifestazioni degli agricoltori. Migliaia di persone si sono messe in coda, davanti a una sede ministeriale ad Atene, per approfittare della distribuzione gratuita di cibo voluta dagli stessi agricoltori decisi a protestare contro gli alti costi di produzione. A questo scopo i coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, e in questo modo condannando la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras. E se gli agricoltori non intendono cedere anche i portuali sono sul piede di guerra, pronti a tutto. Dopo giorni di sciopero, per tutta risposta però il governo ha inviato le forze del’ordine in tenuta antisommossa sui moli del porto del Pireo. I contadini delle isole dal canto loro hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo mentre gli agricoltori protestavano anche i marittimi facevano sentire la loro voce, con uno sciopero generale attraverso il quale chiedevano gli arretrati e si opponevano con decisione alla riforma del settore, che li potrebbe danneggiare irrimediabilmente. A impugnare la bandiera della protesta nei porti del Pireo sono ormai da alcuni giorni con una serrata senza sosta proprio i marittimi ellenici. Le loro richieste si fondano sul pagamento immediato degli stipendi arretrati, visto che molti armatori approfittano della crisi che attanaglia il Paese per rallentare il pagamento del loro compenso mensile, e, soprattutto, per la decisa opposizione alla riforma avviata dal governo che prevede la liberalizzazione del settore, tanto più che la flotta della capitale ellenica rappresenta la prima industria del Paese in grado di generare ben il 16% del Prodotto interno lordo.

Ma le misure di austerità e di stampo iperliberista rischiano di far chiudere molti istituti come il Pammakaristos, che ospita ben 130 tra bambini e adulti affetti da disabilità mentale. Il taglio del 62% dei fondi pone un grande punto interrogativo sul loro futuro e su quello delle loro famiglie che non sono in grado di accudirli a tempo pieno, 24 ore su 24. a questa già difficile situazione si aggiunge il mancato pagamento degli stipendi e una riduzione degli stessi per i 50 impiegati che si prendono cura dei piccini, molti dei quali soffrono di una grave sindrome, l’autismo, che provoca alterazioni nella comunicazione e nei rapporti sociali. Difficile risulta essere anche la situazione economica di questi lavoratori che non ricevono uno stipendio da cinque mesi. In più la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dell’offerta da parte delle istituzioni di 11 euro al giorno a disposizione dell’Istituto per ogni assistito. Cifra questa assolutamente bassa per coprire le spese di pasti, personale medico e scolastico. Per quanto sta accadendo in Grecia e altrove nell’Eurozona bisogna come sempre ringraziare i tecnocrati di Bruxelles e i banksters dell’usura internazionale che stanno facendo di tutto per arricchirsi a piene mani dalla crisi da loro innescata.


Consiglio a tutti di leggere un lunghissimo, esaustivo articolo del Prof. Eric Toussaint, docente di Scienze Politiche all’Università di Liegi e ordinario di Storia moderna e contemporanea presso l’università di Sorbona a Parigi, nonché Presidente del Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo e membro del CAIC (Commissione presidenziale di controllo integrale del credito pubblico) in Francia.
(lo trovate qui: Link: http://www.investireoggi.it/economia/la-grecia-verso-il-default-uscire-dalleuro-per-non-morire/#ixzz2KJqp1U6c   “Grecia-Germania: chi deve a chi? Creditori protetti, popolo greco sacrificato” di Eric Toussaint).

E’ un intervento molto lungo e tecnico ma ritengo che sia utile per chiunque abbia la curiosità, la pazienza, il tempo, l’energia e la passione civica europea di voler capire che cosa è accaduto in Grecia e che cosa sta accadendo. Questo intervento, il professore lo ha pubblicato sul suo sito in data 16 novembre 2012, alla vigilia del default greco, inviandolo anche alla BCE e al Consiglio d’Europa.. Ma all’ultimo momento (naturalmente senza che nessuno di noi sapesse nulla) hanno deciso di “salvare” la Grecia, lo scorso dicembre, ovverossia hanno dato altri 16 miliardi di euro d’aiuto che hanno portato il totale debito a 350 miliardi di euro, superiore del 152% al pil greco, il che vuol dire che “tecnicamente” non potranno mai pagare nulla. Di quei 16 miliardi avuti, 15 sono stati versati immediatamente per pagare gli interessi consolidati sul debito pregresso, consentendo in tal modo alle banche tedesche, francesi e italiane di poter presentare  dei bilanci in attivo.

Ecco che cosa si sono inventati, detto in massima sintesi:

le banche europee sono al collasso, tutte; la Grecia e il Portogallo sono diventate fondamentali per organizzare un giro di fatture contabili da accreditare al sistema bancario europeo; si comportano nel seguente modo: la BCE presta 10-20 miliardi alla Grecia all’interesse ufficiale dell’1%, sostenendo che così si riprende; il governo si prende la sua bella tangente e ringrazia; il giorno dopo fa un bonifico e usa quei soldi per pagare gli interessi alle banche private europee che è calcolato in un originale 9% al quale va aggiunto il successivo 12% per il ritardo e poi aumentato di altri interessi per via di un meccanismo matematico-finanziario che si chiama “anatocismo” che significa il calcolo del debito di interesse sull’interesse non pagato in modo tale da raggiungere una cifra vertiginosa perché gli interessi si sommano in progressione geometrica. In tal modo, le banche europee possono mostrare bilanci in profitto relativi a soldi che NON hanno avuto dalla BCE e che vengono iscritte in bilancio come se fossero guadagni di esercizio. La BCE applaude e dice: “ma voi banche siete solidissime, allora vi presto dei soldi perché avete i conti a posto”. Se la Grecia e il Portogallo dichiarano di non pagare più, le banche europee di ogni singolo paese sono costrette a vedersela con i propri debiti VERI, quelli non immessi in bilancio. Quindi loro (compresi noi italiani) devono a tutti i costi mantenere in vita il sistema bancario greco-portoghese, per evitare che falliscano MPS, Unicredit, Societè General, Dredsner Bank, Santander, ecc.

E la Grecia e il Portogallo affondano senza nessuna speranza MAI di potersi riprendere. Le persone, le esistenze degli esseri umani coinvolti in questo giochetto non contano, non vengono prese in considerazione.

Noi italiani le abbiamo sulla nostra coscienza, è inutile girarci intorno.

Noi italiani, come nazione e come stato, stiamo affamando, affondando e distruggendo due paesi, la loro popolazione, con l’unico obiettivo di nascondere i nostri debiti, pensando di poterla far franca, senza capire che si tratta soltanto di questione di tempo.

Il che, oltre a essere stupido e criminale, è infantile e perdente.

E’ come pagare uno strozzino indebitandosi con un altro strozzino.

Io non voglio avere sulla coscienza le vite di milioni di greci e portoghesi per consentire ai miei concittadini di guardare il festival di Sanremo così ricco e pieno di allegri e costosissimi cotillons..

Trovo, tra l’altro, ignobile l’attività di censura imposta dall’Unione Europea su ciò che sta accadendo in Grecia, perché a Bruxelles sono terrorizzati all’idea che possa scattare un fenomeno di emulazione.

Così come trovo davvero surreale che si parli di budget dell’Europa senza far menzione del fatto che un paese membro dell’euro è collassato e sono alla vigilia di una esplosione di violenza sociale che non sono più in grado di poter contenere.

Neppure il minimo accenno.

Che cosa c’è da fare, dunque?

Sapere e avere il coraggio di informarsi.

Capire che i partiti attualmente candidati (PD PDL Udc Lega Nord  Monti lista civica) sono intercambiabili e complici di questo meccanismo. Lo hanno fatto in Grecia, lo stanno facendo in Portogallo, lo faranno anche da noi e in Spagna.

Votare per loro, vuol dire contribuire ad aumentare le possibilità che si realizzi il loro piano.

L’immagine che vedete in bacheca è relativa a una pietra miliare della nostra civiltà: è un antico teatro greco dove è nata e si è sviluppata la tragedia greca.

Ci dormono oggi i senzatetto il cui numero è in gigantesco aumento.

I turisti non ci vanno più perché il ministero lo ha chiuso al pubblico trasformandolo in un dormitorio pubblico del disagio collettivo.

La trovo una immagine agghiacciante.

Questa è l’immagine che l’Europa esporta nel mondo.

Non si può rimanere indifferenti dinanzi a tutto ciò.

E a chi chiede: “ma io che cosa posso fare?” non posso che rispondere: “puoi molto, puoi moltissimo: puoi non votarli più”.

Perché se i loro suffragi crollano e il sostegno elettorale del popolo italiano verrà loro meno, allora, saranno inevitabilmente costretti a rifare i conti, rivedere le loro posizioni, cambiare rotta.

E così, nel nostro piccolo, avremmo dato un contributo anche ai greci e ai portoghesi.

Si tratta di coniugare intelligenza a solidarietà attiva.

Questo vuol dire essere davvero europei.

A questo serve la Cultura: a ricordarci come si fa  sentirsi semplicemente Umani.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/amnesty-international-denuncia-il.html
10.02.2013

martedì 22 gennaio 2013

10 Contentini per i sudditi del nuovo mondo

Qualsiasi finta rivoluzione politica, sociale, economica, tecnologica progettata e attuata dal Potere per condurre il gregge da un punto A ad un punto B è stata ‘venduta’ alla collettività tramite la concessione di apparenti benefici e conquiste sociali che in seguito si rivelavano invariabilmente niente altro che contentini.
Nella antica Roma, il generale Marco Licinio Crasso fingendo di combatterla orchestrò in prima persona la rivolta degli schiavi, allo scopo di smantellare la vigente repubblica; la rivolta, consumatasi con l’attivo supporto delle classi sociali più umili, speranzose in un futuro più equo, contribuì in effetti a provocare la caduta della repubblica, tuttavia finì per condurre ad una dittatura … schiavistica.
La rivoluzione industriale donò alla popolazione contentini quali la elettricità e l’acqua corrente, ma la espropriò della vita libera a contatto con la natura, segregandola nel grigiore delle città e assoggettandola al ricatto del debito (v. correlati).
La rivoluzione borghese introdusse il contentino del voto democratico, con il quale le oligarchie attraverso i fantocci dei rappresentanti eletti dal popolo si scrollarono di dosso le responsabilità derivanti dalle loro azioni tiranniche.
La rivoluzione russa illuse i lavoratori di avere assunto il comando del loro paese, ma finì per assoggettarli alla solita becera dittatura.
La rivoluzione fascista fece leva sul legittimo malcontento e le ambizioni di una parte della nazione italiana, promettendo un futuro di grandezza e prosperità, ma finì per condurre alla instaurazione di una dittatura dai connotati hegeliani e a scaraventare il Paese nella seconda grande guerra, provocando molte tragiche conseguenze che continuano ad echeggiare nel presente. La dittatura fascista poté inoltre essere facilmente demonizzata, combattuta e spodestata dalle forze anglo-americane, che riuscirono a legittimare la occupazione permanente di un paese sovrano (di elevata rilevanza geopolitica) senza essere percepiti da opinione pubblica e storiografia come invasori, bensì come salvatori, tutori della democrazia. Successe allora con gli Alleati ed i partigiani, continua a succedere oggi in Africa e Medio Oriente con la Nato ed i ‘ribelli’ delle varie primavere arabe.
Gli anni della contestazione giovanile e del femminismo grazie ai contentini della emancipazione giovanile e femminile diedero inizio alla opera di distruzione della famiglia tradizionale (v. punto 7) e posero le basi degli attuali conflitti generazionali (anche grazie al contributo della psicanalisi che tirò fuori dal cilindro luoghi comuni come il ‘complesso di Edipo’) e sessuali; crearono il cliché della ‘falsa ribellione’ ed indussero le nuove generazioni a disprezzare i propri genitori per lasciarsi educare dai miti propagati dal sistema dei mass media e della cultura pop.
Alla luce della gran mole di movimenti attivistici e partiti politici sorti come funghi per descrivere e anticipare una radicale soluzione di continuità rispetto al passato, e degli effettivi cambiamenti che stanno stravolgendo il mondo occidentale dopo decenni di sostanziale calma piatta, non è un delitto immaginare che questa Nuova Era, all’atto della sua instaurazione, porterà con se alcuni contentini sociali con cui chi comanda farà in modo di indorare al cittadino medio la pillola dei ‘nuovi paradigmi.’
Proviamo a immaginare di cosa potrebbe trattarsi.

1- Democrazia Diretta.
Ai tempi della monarchia era sempre ben individuabile il responsabile delle politiche didemocraza diretta un paese. Quando le cose andavano male, la popolazione poteva presentarsi – forconi alla mano – sotto il palazzo reale. Quando le cose andavano male la esistenza del re e dei suoi reali congiunti diventava molto difficoltosa; i semplici atti di cibarsi, dormire o uscire di casa finivano per diventare una sorta di avventura piena di insidie. Dunque gli stessi re nutrivano interesse affinché la maggioranza dei sudditi non sviluppasse sentimenti di odio e repulsione nei confronti dello status quo.
Con la rivoluzione francese fu introdotta la democrazia rappresentativa. Da quel giorno ogni responsabilità politica fu scaricata sui ‘rappresentanti’ del popolo, ed ogni sentimento di odio e repulsione nei confronti dello status quo fu dirottato per metà contro i governi espressi delle maggioranze parlamentari, e per metà su quella parte di cittadinanza che con il proprio voto (ovviamente segreto) aveva dato mandato a una precisa fazione politica di governare il paese, fino a scadenza della legislatura.
Ora, non è difficile immaginare che se si instaurasse la tanto evocata ‘democrazia diretta’, le responsabilità politiche di cui sopra cesserebbero di ricadere su qualcuno in particolare, e finirebbero equamente distribuite su ogni singolo cittadino; in altre parole, ricadrebbero su tutti e nessuno. Nessun responsabile, dunque una grande libertà di manovra per chiunque fosse eventualmente in grado – tramite la solita, ormai nota letale combinazione di immoralità e capacità finanziaria – di manomettere gli esiti delle votazioni. Ecco a voi il divide et impera elevato alla ennesima potenza.

2- Reddito di Cittadinanza.
Sempre più frequentemente si fa riferimento alla istituzione di un reddito minimo garantito per tutti i cittadini, compresi quelli che non lavorano. Iniziativa condivisibile e auspicabile a condizione che non contempli strani vincoli di fruibilità. Se – ad esempio – la fruizione del reddito di cittadinanza fosse subordinata al possesso di una carta di debito, di un chip NFC o un chip corporeo (per praticità amministrativa), una simile innovazione perderebbe parte dei connotati benigni tradendo una natura strumentale finalizzata alla soppressione del contante, quindi allo asservimento ancora più netto del cittadino da parte dei poteri finanziari.

3- Incandidabilità dei condannati.
In un mondo perfetto, la non candidabilità politica di chiunque si macchi di gravi reati sarebbe sacrosanta. In un mondo come il nostro, per natura dominato dalla paura e dalla avidità, una simile condizione finirebbe inevitabilmente per favorire i soliti ignoti, dal momento che ogni potere occulto degno di tal nome sarebbe del tutto in grado di minacciare o corrompere il poliziotto o il magistrato compiacente di turno affinché si adoperi per stroncare le velleità di ogni potenziale candidato ‘scomodo.’ Della serie: chi controlla i controllori? In altre parole, ho il sospetto che chi si batte per la introduzione della incandidabilità dei condannati stia lavorando inconsapevolmente per facilitare la vita dei soliti ignoti.

4- Riduzione del numero dei parlamentari.
Un’altra battaglia politica attualmente in corso è quella circa la riduzione dei seggi in parlamento, e perfino la soppressione di una camera parlamentare. Le motivazioni ufficiali tirano in ballo i costi della politica e la maggiore governabilità ed efficienza di un sistema ‘snello.’ Anche qui, nulla da ridire dal punto di vista teorico e di principio. Tuttavia se la si esamina più prosaicamente, non è difficile comprendere come una simile innovazione finirebbe per danneggiare il popolo, contribuendo a soffocare gli ultimi barlumi di eterogeneità democratica, già agonizzante dopo la introduzione del bipolarismo, destinato ad essere soppiantato dal bipartitismo. E’ una questione statistica: meno teste ci sono, più è semplice il loro controllo ed indirizzamento.
Quando nel 2008 nel nostro Paese ebbero luogo le elezioni politiche, e all’orizzonte si prospettava la ratifica del Trattato di Lisbona (attuata nella estate del 2009 a totale insaputa della nazione, complice la ‘sbadataggine’ della cosiddetta informazione), una ben strana coincidenza volle che dopo mezzo secolo di presenza costante sui banchi del parlamento, le ali estreme della politica italiana – avverse o molto critiche nei confronti del Trattato – restassero inopinatamente fuori dai giochi. Ovviamente simili espedienti non possono essere adottati a piacimento, in quanto alla lunga rischierebbero di minare la incrollabile fiducia che il cittadino medio ripone nella cosiddetta democrazia. Di conseguenza nei piani dei burattinai urge l’adozione di riforme che siano in grado di ridurre il rischio di incappare in personalità dissenzienti. La riforma del potere legislativo potrebbe essere una di esse.
5- Legalizzazione delle droghe leggere.legalizzazione
Chi di voi si è chiesto come mai per prelevare un pacchetto di sigarette dai distributori automatici, da qualche tempo sia obbligatorio l’inserimento della propria tessera sanitaria? Per impedirne l’acquisto ai cittadini minorenni? Possibile.
Tuttavia dando per scontata la ormai imminente privatizzazione del settore sanitario – molto perseguita dai poteri forti anche tramite la attuale finta ‘crisi economica’ – è immaginabile che sia in atto una vera e propria schedatura dei cittadini fumatori. A che scopo? Molto probabilmente per fornire una motivazione alle compagnie assicurative nel momento in cui si rifiuteranno di accordare una adeguata copertura economica alle terapie da prestarsi ai cittadini dalle abitudini provatamente ‘insalubri.’
Fateci caso: la stigmatizzazione delle abitudini insalubri è iniziata da anni, e prosegue con veemenza. Questi amabili filantropi sembrano tanto preoccupati per la nostra salute quando si tratta di vietare il fumo nei locali pubblici o stampare frasi ad effetto sui pacchetti di sigarette, o proporre di tassare le bibite gasate, tuttavia non battono ciglio di fronte alle porcherie commesse quotidianamente sotto i nostri occhi con le scie chimiche ed i vari livelli di inquinamento ambientale e alimentare. Come si spiega questa doppiezza? Io la spiego con una sola parola: colpevolizzazione. Come laboriosi muratori stanno edificando il luogo comune secondo cui chiunque non si omologhi a un rigido regime di ‘salutismo’ non meriti di essere curato con il medesimo dispiego di mezzi e fondi concesso ai cittadini diligenti.
Una volta abolito il denaro contante ogni nostro acquisto birichino, dalle sigarette ai dolciumi, al trash food, alle droghe non omologate, sarà registrato e potrà essere sfruttato per negarci (o ridimensionare fortemente) la copertura assicurativa per fini terapeutici. Non si può negare che una simile iniziativa costituirebbe un bel risparmio economico per le assicurazioni, il tutto con la approvazione del clan dei cittadini salutisti. Molto probabilmente fu in questa ottica che anni fa nel codice stradale fu introdotta la obbligatorietà di caschi e cinture di sicurezza, ed è in questa ottica (oltre che in ottica erariale) che si inquadrerà la eventuale legalizzazione delle droghe leggere, per accedere alle quali potrebbe essere resa obbligatoria la schedatura in appositi registri. Gettata la lenza, i pesci abboccheranno.

6- Fine Vita.
Fino a qualche tempo fa era denominata ‘eutanasia’; oggi la chiamano ‘fine vita’, probabilmente per un fatto comunicativo. Sta di fatto che anche in merito a tale politica ‘progressista’ è difficile non scorgere la longa manus di globalisti ed assicurazioni che si preparano ad amministrare la copertura finanziaria della sanità privata di massa. Escludere dalle spese risarcitorie il mantenimento in vita dei pazienti versanti in stato (cosiddetto) ‘vegetativo’ o di (cosiddetta) ‘morte cerebrale’ costituirebbe un notevole risparmio per costoro.
Non è il caso di soffermarsi in questo post sulle implicazioni etiche e spirituali del fenomeno; né sui potenziali sviluppi verso cui la legalizzazione e regolamentazione della eutanasia potrebbe condurre a medio – lungo termine (v. correlati). Basti sapere che la scienza non ha mai provato la irreversibilità né degli stati vegetativi, né delle morti cerebrali. La scienza ha provato invece l’esatto opposto. Lascio a voi le conclusioni in merito a chi gioverebbe realmente tale ‘misericordiosa’ e ‘civile’ politica finalizzata al ‘distacco della spina.’

7- Matrimoni e adozioni gay.
Da che mondo è mondo il principale strumento di difesa del singolo cittadino nei confronti delle autorità costituite è stato il clan di consanguinei, la famiglia, il casato. Fintanto che un singolo individuo possa contare su un ampio gruppo di consanguinei pronti a difenderlo dai soprusi del potere ed a prestargli supporto economico per non farlo soccombere al ricatto del debito, esso non può dirsi isolato ed in balia dei poteri finanziari.
Nelle famiglie tradizionali i bambini crescevano all’interno di un ambiente caloroso e attento, e potevano costantemente contare sul supporto delle loro madri (principali figure di riferimento, indispensabili per lo sviluppo psicologico del bambino) e dei nonni. Oggi vengono affidati a badanti e nidi che per quanto onesti e professionali non potranno mai sostituire adeguatamente la figura materna. Per non parlare delle dosi massicce di televisione e videogiochi somministrate ai bimbi ad ogni ora del giorno, e con cui molti genitori pretendono di sopperire alla loro assenza. I risultati di un simile abbandono in tenera età sono sotto gli occhi di tutti. Si rispecchiano in molte patologie psichiche moderne un tempo assenti, nella coltivazione di valori sballati ed antisociali e nella progressiva atomizzazione degli individui, sempre più isolati, immaturi, violenti e dipendenti dai mille palliativi offerti dal mercato.
gay-marriage-comme_2422528b
Inoltre ‘famiglia’ vuol dire ‘figli’, e ‘figli’ significa sovrappopolazione: una ‘piaga’ che i globalisti proprio non riescono a digerire (v. correlati ed il punto 9).
E’ proprio per queste (ed altre) ragioni che i tromboni che tirano i fili al mondo, da ormai mezzo secolo sono impegnati a manipolare l’economia e la cultura di massa con l’ormai evidente obiettivo di ridimensionare, screditare ed in ultima istanza far cadere in desuetudine l’antico istituto della famiglia tradizionale. I luoghi comuni del divorzio al primo intoppo, del femminismo, del figlio unico, dello status da ‘single ad oltranza’ (di cui chi scrive è vittima) non sono piovuti nelle nostre menti per una fortuita casualità. Il graduale processo (culturale, sociale) di femminizzazione dei cittadini di sesso maschile e di mascolizzazione di quelli di sesso femminile a cui da molti anni si sta assistendo rientra tra i primi motivi della incomunicabilità sorta a complicare i rapporti tra i due sessi, e non è stato casuale, tanto meno naturale, né è dipeso da una tendenza scaturita dal basso. Chi nutre dubbi al riguardo è invitato a ripercorrere con la mente sgombra da pregiudizi l’andazzo culturale e mediatico degli ultimi decenni.
Proprio come nel caso della crociata contro il fumo parallela al lassismo con cui si consente alla industria di avvelenarci quotidianamente, è necessario chiedersi se il potere (quindi i mass media che ne sono espressione) abbia realmente a cuore i diritti ed i sentimenti degli omosessuali, o se invece le istanze degli omosessuali siano strumentalizzate per perseguire altri obiettivi. E’ possibile che chi continua a dipingere come  legittime le guerre a cui l’Italia si accoda, chi digerisce come una cosa normale un golpe politico come quello del 2011, chi continua a descrivere come accettabile la attuale classe dirigente, chi non apre bocca sul fenomeno delle scie chimiche, di contro sia invece sinceramente interessato alla tutela di una particolare categoria di cittadini?
Nel mio piccolo non nutro alcun pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali. Sono convinto che ognuno abbia non solo il diritto, ma il dovere di perseguire la propria realizzazione in qualsiasi modo (civile e pacifico) ritenga opportuno. Di contro, credo che ognuno debba assumersi le proprie responsabilità politiche nei confronti del tipo di società che lascerà in eredità ai posteri. E che in taluni casi sia dovere morale di ogni cittadino osservare il motto ubi maior minor cessat, anche quando ciò comporti una grande sofferenza e sacrificio individuale. Una eventuale introduzione del matrimonio e delle adozioni gay, unitamente alle altre mutazioni sociali elencate nel paragrafo precedente, alla lunga non potrebbe che nuocere ai singoli individui (di qualsiasi orientamento sessuale) e a quel briciolo di libertà rimasto nella società, in quanto concorrerebbero alla estinzione della malmessa famiglia ‘di sangue’, che – come già accennato – rappresenta un fondamentale baluardo in favore dei singoli cittadini, contro lo strapotere del grande fratello.

8- Riapertura delle case chiuse.
Tra i dieci ipotetici contentini elencati in questo articolo, credo si tratti del più innocuo, sebbene la sua introduzione servirebbe a coadiuvare l’azione di quelli più pericolosi. I controlli sanitari periodici scongiurerebbero molti ricoveri per malattie a trasmissione sessuale, il tutto a vantaggio delle assicurazioni. Inoltre – proprio come nel caso delle droghe leggere – un simile provvedimento susciterebbe l’emersione del lavoro nero che regola il settore e condurrebbe a nuovi introiti fiscali che solo in Italia sono stimati intorno ai 3-5 miliardi di euro annui, con gran goduria da parte di governi e banche. Per finire, la ‘normalizzazione’ del sesso a pagamento, all’interno di una società come quella contemporanea, costituirebbe l’ennesimo bastone gettato tra le ruote della famiglia tradizionale.

9- Connettività gratuitabee
Ideologi e filosofi transumanisti inseguono un futuro in cui l’intera comunità umana sia permanentemente interconnessa con l’ausilio della tecnologia. Un simile conseguimento getterebbe le basi per la realizzazione della cosiddetta mentalità da alveare, una cultura in cui tutti i cittadini vivano, pensino e lavorino come miriadi di singole parti di un unico organismo sistemico, sotto lo sguardo rapito e compiaciuto di coloro i quali si sono auto-proclamati ‘padroni del mondo.’ Legioni di individui omologati, alienati e privi di ambizioni individuali, pronti a servire la causa comune senza porsi domande e senza discutere gli ordini piovuti dall’alto, in nome del sistema, ribattezzato all’uopo: collettività.
Il primo passo verso tale arido obiettivo è coinciso con la introduzione del web e della ‘filosofia’ dei social network. Il secondo contemplerà l’evoluzione del web in qualcosa di persistente, una sorta di estensione delle capacità cognitive e comunicative di ogni cittadino attraverso i dispositivi indossabili ed impiantabili a connettività permanente. Si introdurranno nuovi protocolli di comunicazione mobile estremamente più efficienti e veloci di quelli attuali e probabilmente si procederà a coprire ampie porzioni di territorio con il segnale ‘wi-max’ concesso a prezzi esigui o del tutto gratuitamente Il wi-max altro non è che una connessione wi-fi ad ampio raggio. Mediante questa tecnologia anche coloro i quali non avessero voluto o potuto aggregarsi alla comunità dei cittadini ‘connessi’, finirebbero per lasciarsi ‘irretire.’ Dopo la eventuale abolizione del contante il wi-max consentirebbe ai cittadini di ricevere ed effettuare pagamenti elettronici mediante smartphone, tablet, occhiali a realtà aumentata e chip corporei. Comporterebbe i medesimi rischi per la salute della tecnologia wi-fi (v. post correlati), estesi però alla intera popolazione. Concorrererebbe alla opera di sterilizzazione di massa attualmente in corso, e la gente – se non adeguatamente sensibilizzata – lo accoglierebbe come un fatto di civiltà e di cultura.

10- Free energy.
Eccoci giunti al capolinea di questa carrellata di ipotesi. Come abbiamo visto, per buona parte non si tratta di innovazioni intrinsecamente dannose, eppure esiste il rischio che all’atto della loro concretizzazione possano assumere una connotazione negativa, in quanto collocate all’interno di una società dominata dal materialismo, dagli istinti territoriali e di conservazione, e dalla paura. Soprattutto il progresso scientifico / tecnologico, è improbabile che quaggiù si porrà mai realmente al servizio del bene collettivo; purtroppo costituirà sempre un’arma che i pochi sfrutteranno per soggiogare i molti. Un’arma che con il passare dei decenni sta via via potenziandosi e perfezionandosi, e che nei prossimi anni potrebbe infliggere il colpo di grazia alla libertà di questa umanità già quasi del tutto alienata.
keshe-foundation-promo-intro-video1
Prendiamo la cosiddetta ‘free energy’, cioè una eventuale fonte di energia ecologica, gratuita ed inesauribile capace di ripulire l’ambiente e sgravare l’umanità del fardello delle spese di approvvigionamento energetico. Sembra che già il fisico Nikola Tesla quasi un secolo fa avesse trovato il modo di sfruttare l’energia ‘eterea’ mediante la cosiddetta ‘elettro-pulsione.’ Oggi Mehran Keshe, fisico iraniano a capo della omonima fondazione con sede in Belgio, afferma di avere sviluppato un insieme di soluzioni che consentirebbero di compiere viaggi nello spazio a basso costo e di rivoluzionare l’accesso alla energia.
Ciò detto, ben vengano simili soluzioni capaci di restituirci un po’ del tempo perso a svolgere lavori alienanti per far fronte alle spese quotidiane. Tuttavia è necessario tenere presente che i progetti descritti al punto 9 saranno definitivamente coronati solo quando l’intera comunità mondiale sarà ‘connessa’ alla rete, fattispecie che potrà verificarsi solo nel momento in cui ogni singola sparuta località del pianeta – comprese quelle più povere ed arretrate – sarà messa nelle condizioni di accedere alla energia elettrica. Ecco una chiave di lettura distopica della eventuale introduzione di questa tanto attesa  fonte di energia gratuita.
Per concludere, non scordiamo che mentre da un lato (si dice) staremmo dirigendoci verso l’energia libera, dall’altro alcune potenti organizzazioni stanno adoperandosi per privarci della libertà di coltivare il nostro cibo e di possedere una privacy, limitazioni ben più gravi dell’accesso alla elettricità tramite pagamento. Perciò bando ai facili entusiasmi, teniamo occhi e mente ben aperti e assicuriamoci che poche innovazioni ‘positive’, introdotte per indorarci la pillola della nuova era, non oscurino molte altre innovazioni tutt’altro che benigne.

lunedì 12 novembre 2012

"Nuovo Ordine Mondiale" Se non lo conosci ne sei vittima. Vieni a vedere...

Due o tre cose sulle elezioni italiane e sul tentativo dei parlamentari di truffare l'intera nazione della Repubblica Italiana

Basterebbe un’argomentazione elementare come la seguente. “ma se Grillo –come sostengono i sondaggi offerti da Rai mediaset e La7 e dall’intera cupola mediatica- è dato tra un 18 e un 20%, qual è il problema per un partito come il PD che prende il 30% e per un PDL che, superata la buriana, è accreditato con un potenziale 20/25%?”.
Non dovrebbe esserci alcun problema.
E invece c’è.
Come mai?
Leggiamo insieme le statistiche.
Ci dicono che attualmente i sondaggi offrono la seguente prospettiva:
PD:    30%
M5S: 20%
PDL: 18%
Udc:    7%
Lega Nord: 4,5%
Tutti gli altri irrilevanti in quanto Idv e Sel si sono suicidati (o sono stati suicidati) per motivi noti e FLI e Api e altra robbetta non esistono più se non per quei quattro squancheri che cercano di arrabbattare ancora qualche briciola di privilegio acquisito; ormai sopravvivono soltanto sulle loro pagine squallide di facebook e sulla lista degli stipendiati vip doc..
Facciamo un po’ di calcoli.
Questi dati offerti al pubblico italiano vanno letti ed elaborati in maniera inter-attiva e non vanno presi in forma passiva.
L’istituto di sociologia dell’Università di Zurigo (arbitro attendibile) ci segnala che in Italia (se si andasse a votare domani mattina) ci sono 44.442.000 elettori. Di questi, sommando astenuti, bianche, nulle e indecisi di cui non è chiara l’opinione e quindi “statisticamente” va considerata neutra e non valida la loro scelta, si arriva al 58%.
Quindi la conta (secondo loro) va fatta sul 42% dei voti, pari a 17 milioni di voti validi.
Il PD, quindi, prenderebbe 5 milioni di voti, ciò che corrisponderebbe al presupposto 30%. Sempre secondo questa lettura, il M5S ne prenderebbe invece 3 di milioni. Il PDL ne prenderebbe circa 2,8. L’Udc ne prenderebbe forse 1 milione e la Lega Nord non arriva a 500 mila voti. Il che, di per sé, è già una catastrofe per tutti loro.

Si dà il caso, però, che gli stessi sondaggisti (LE STESSE IDENTICHE SOCIETA’) se richiesti del loro parere, su altri algoritmi matematici applicati, che rispondono alla domanda “di quanti milioni di voti è potenzialmente accreditato il M5S?” rispondono amenamente che a livello nazionale si aggira intorno ai 6 milioni di voti, ovverossia IL 100% DI VOTI IN PIU’ DI QUELLI PRESENTATI NEI SONDAGGI UFFICIALI., il che (sempre applicando la loro logica) dovrebbe corrispondere a circa il 36% dei voti e non più il 18%. Ovverossia molto vicino alla soglia del 40/42%.
Ohibò! Questo vuol dire che allora per la cupola mediatica e per i partiti la matematica è una opinione personale?
Il trucco è elementare.
I sondaggi si basano sul 48% degli elettori e su quelli il M5S risulta intorno ai 3 milioni.
Ma poiché un successivo calcolo con diverso algoritmo rivela che il M5S ne prenderebbe invece 6 di milioni, allora, qual è la risposta degli statistici? Semplice, mi ha spiegato un matematico svizzero che fa questo di mestiere: “Il dato degli indecisi e degli astenuti può essere calcolato se vengono poste delle determinate domande che noi matematici definiamo strategicamente emergenti, è il pane degli esperti di statistica psicometrica, quelli che redigono i test. Tanto per fare un esempio chiaro: alla domanda “scusi lei preferisce le uova sfrittellate o alla coque?” l’intervistato si sente tranquillo, sereno, nient’affatto minacciato, e risponde con sincerità e per istinto. Lui/lei non sa che quella domanda cela un trucco subliminale ed è l’unica tra le 50 domande poste che davvero conta, perché noi matematici sappiamo che chi voterebbe M5S mangia sempre e soltanto l’uovo alla coque, mentre chi vota PD e PDL ama invece le uova sfrittellate. Complessi studi di psicologia comportamentale sulla composizione dell’elettorato italiano ce l’hanno dimostrato e noi per questo motivo facciamo quella specifica domanda; anzi, dirò di più: l’intero sondaggio ruota solo e soltanto su quella domanda. In tutte le democrazie i sondaggi si fanno contando anche la volontà degli indecisi e di quella sezione di astenuti che sono “tentennanti”, cioè “vorrebbero ma non sanno”. In Usa si fa così. Obama era dato vincente a condizione che il 18% dei tentennanti fosse andato a votare. Evento che si è verificato perché i militanti democratici li sono andati a prendere a casa per portarli al seggio. Tornando all’Italia risulta che tra “i tentennanti” il 92% voterebbe per Grillo. Questo deriva dall’applicazione di un algoritmo psicologico che ci rivela come il votante PD e PDL sia un garantito, ovverossia non ha dubbi. Sugli indecisi e i tentennanti, il M5S fa il pieno certo. E lì Beppe Grillo pesca un sicuro, successivo trend di altri 3 milioni, che lo situa al primo posto assoluto, in questo momento, come dato finale della conta dei voti, che non sarebbe più il 52% dei votanti (come mostra un sondaggio limitato ed è quello di solito offerto nelle tivvù) bensì il 65% che si basa, invece, su un dato realistico, quindi probabile, il che, per noi matematici, corrisponde a una lettura reale attendibile. Di quel 13% che alla fine si esprimerà, il pieno lo fa la lista di Grillo”.
Ecco perché sono andati nel pallone e non sanno che pesci prendere.
Loro hanno i sondaggi veri.
Ed è probabile (per non dire “è quasi certo”) che siano questi sondaggi veri che il pragmatico Berlusconi ha sbattuto in faccia ai suoi richiamandoli alla realtà. Deve essersi sentito anche preso in giro e deve averli sbatacchiati per benino prendendoli a calci.
Le proveranno tutte, ma proprio tutte.
La classe politica consociativa che mal ci rappresenta non riesce a comprendere che gli italiani cominciano a capire –finalmente- chi siano i propri delegati e –giustamente- non si fidano più di loro.
Tanto più si arrabattano e tentano truffe, tanto peggio andrà per loro.
Tutto ciò non è mica basato sul fatto che la gente muore dalla voglia di aderire al programma di Grillo che neppure c’è. Non esiste neppure la curiosità di sapere quale possa essere, questo è il bello. Beppe Grillo è la variante pacifica e pacifista, versione post-moderna mediatica, della ghigliottina francese del 1789. Lui, infatti, spinge per una “modificazione mentale dell’approccio” e del programma se ne frega. Lì sta il bello.
Perchè una cosa è certa: il 100% degli italiani ha capito di essere vittima di un inganno.
Chi voterà per PD, PDL, UDC e Lega Nord, appartiene a quel settore garantito che è protetto dalle burocrazie centrali dei partiti, che è sorretto dai capi-bastone, che è alimentato dalla fondazioni bancarie, che è coccolato e vezzeggiato dai sindacati compiacenti, dalle associazioni locali e dalla cupola mediatica foraggiata dalle sovvenzioni statali, regionali, provinciali e comunali grazie alle delibere dei politici eletti in quei partiti. Sanno di essere truffati, ma per loro va bene uguale, sono deboli, fragili, cinici, e votano per i loro padroni turandosi il naso. E’ comprensibile. Il disagio e il bisogno sono reali.
Così stanno le cose.
I conti ai partiti non tornano più.
Hanno depenalizzato la truffa in bilancio, hanno in pratica abolito lo Stato di Diritto, si sono asserragliati a difesa delle rendite parassitarie di posizione e quindi raccolgono ciò che hanno seminato: una mentalità truffaldina, una atroce solitudine sociale, uno scollamento totale dalla realtà autentica delle esistenze del popolo italiano.
A me sembra la sceneggiatura della versione post-moderna di “Totò truffa”.
Ma i protagonisti non sono simpatiche maschere come Totò e Peppino De Filippo.
Sono tenebre mummie di una civiltà al collasso.
Lo sanno anche i bambini ormai.
State accorti e non fatevi fregare.

mercoledì 7 novembre 2012

Grillo e i suoi burattinai

Illuminati Corp: Lo Schema ultimo della Piramide -

Top donors to these candidates in the 2012 election cycle

These tables list the top donors to these candidates in the 2012 election cycle. The organizations themselves did not donate , rather the money came from the organizations' PACs, their individual members or employees or owners, and those individuals' immediate families. Organization totals include subsidiaries and affiliates.
Because of contribution limits, organizations that bundle together many individual contributions are often among the top donors to presidential candidates. These contributions can come from the organization's members or employees (and their families). The organization may support one candidate, or hedge its bets by supporting multiple candidates. Groups with national networks of donors - like EMILY's List and Club for Growth - make for particularly big bundlers.

Barack Obama

University of California $1,092,906
Microsoft Corp $761,343
Google Inc $737,055
US Government $627,628
Harvard University $602,992

Mitt Romney

Goldman Sachs $994,139
Bank of America $921,839
Morgan Stanley $827,255
JPMorgan Chase & Co $792,147
Credit Suisse Group $618,941

Ron Paul

US Army $115,458
US Navy $92,350
US Air Force $90,611
Google Inc $42,478
US Dept of Defense $39,500

Newt Gingrich

Rock-Tenn Co $28,000
Las Vegas Sands $25,000
Poet LLC $22,500
Bay Area Surgical Management $17,500
Pull-A-Part Inc $15,000

Rick Santorum

Blue Cross/Blue Shield $22,750
Universal Health Services $20,000
First Quality Enterprises $17,500
Northwestern Mutual $16,900
Martins Famous Pastry Shoppe $15,000

Rick Perry

Ryan Inc $209,300
Murray Energy $107,554
USAA $67,250
Contran Corp $50,000
Ernst & Young $48,600

Herman Cain

Frias Holding $16,000
T&L Irrigation $15,000
Wells Fargo $13,300
Jawa $11,600
Chick-Fil-A $10,350

Michele Bachmann

Empire Office Inc $10,000
College Loan Corp $10,000
Hubbard Broadcasting $10,000
Captive-Aire Inc $10,000
Slumberland Inc $10,000

Jon Huntsman

Ultimate Fighting Championship $34,000
Fertitta Entertainment $29,500
Station Casinos $29,000
University of Utah $25,200
Eastdil Secured $21,000

Tim Pawlenty

Goldman Sachs $57,500
Moelis & Co $47,000
Wells Fargo $37,250
Capital Group Companies $32,500
Morgan Stanley $31,715

Gary Johnson

Double Springs Ranch $10,000
Morning Star Co $10,000
Tower Energy Group $10,000
Ryan Inc $7,750
Maxwell Technologies $7,500
Welcom Products $7,500

Jill Stein

Amazon.com $5,250
University of California $3,000
Signature Consulting $2,500
San Luis Obispo County, CA $2,500
City of Rochester, NY $2,400

Buddy Roemer

Farm Bureau Insurance $200
Louisiana Companies $200
University of San Diego School of Law $-2
HLB Engineering $-10
Trident Seafoods $-10

Fred Karger

RMI Investment $2,500
Murchison & Cumming $2,400
Dahn Corp $2,400
Corcoran Group $1,500
Coldwell Banker $1,360

Thaddeus G. McCotter

McCotter Congressional Cmte $219,305
ActRight $49,902
National Assn of Convenience Stores $5,000
Merrill Lynch $4,000
Second Wind Enterprises $2,500
Social Security Administration $2,500

Randall Terry

Citgo Petroleum $3,300
Oak Brook Racquet Club $2,500
Social Security Administration $2,500
Washington Air Compressor Rental Co $2,500
Peroutka & Peroutka $2,000
Domecile Engineer $2,00

lunedì 17 settembre 2012

Brianza, Sul tir con la frutta arrivavano le armi per la ‘ndrangheta

Trasportava armi in Calabria destinate alle guerre di ’ndrangheta. Nella sua piazzola lungo la Valassina, dove di giorno vendeva frutta e dolci calabresi e di sera bevande e panini, incontrava i suoi «compari» per discutere di strategie di ’ndrangheta. Smerciava partite di droga. Accompagnava i «pezzi grossi» del clan Cristello ai summit in Calabria e Lombardia.
Nella mappa della ’ndrangheta brianzola era personaggio di notevole interesse Tonino Staropoli, 45 anni, originario di Mileto in provincia di Vibo Valentia (Calabria) ma trapiantato a Cesano Maderno, piccole condanne per falsa testimonianza e minaccia alle spalle. I carabinieri lo hanno arrestato martedì scorso, assieme ad altre 36 persone, al culmine dell’operazione «Ulisse», l’ultima infornata di ordinanze di custodia cautelare scaturite dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano.
I carabinieri lo hanno rintracciato nei pressi di Roma, dove aveva appena ritirato da un venditore all’ingrosso la frutta che avrebbe venduto successivamente in Brianza lungo la Valassina. Tonino Staropoli era però già finito, almeno dalle nostre parti, al centro delle attenzioni della Polizia provinciale. Un anno e mezzo fa, infatti, gli uomini del comandante Flavio Zanardo avevano messo sotto sequestro l’area di via Briantina, al confine fra Carate e Seregno, che Staropoli si era preso con la forza per esercitare la propria attività.
Un terreno agricolo di 5mila metri quadrati, di proprietà in realtà di due monzesi, che Staropoli aveva fatto abusivamente asfaltare e dove aveva posizionato i suoi mezzi camion. All’epoca del blitz della Polizia provinciale, a cui avevano preso parte anche carabinieri, Vigili del fuoco e Polizia locale di Carate Brianza, Staropoli era stato denunciato a piede libero oltre che per l’abuso edilizio anche per la violazione del testo unico ambientale per la gestione dei rifiuti, visto che nell’area era stato ricavato un deposito per i suoi tre camion e lo smaltimento illecito di rifiuti. Il presidente della Provincia Dario Allevi aveva salutato l’operazione come un mezzo per «riportare legalità e sicurezza sul nostro territorio anche grazie al monitoraggio costante dei luoghi di ritrovo notturno, spesso teatro di degrado».
Non immaginava però, forse, che dietro alle attività di Staropoli si nascondesse ben altro. Basta spulciare l’ordinanza firmata l’altro giorno dal gip Andrea Ghinetti. Tonino Staropoli, come rivelato al Procuratore aggiunto Ilda Boccassini da Antonino Belnome, l’ex padrino pentito della locale di Giussano, era un affiliato storico della locale di Seregno. In possesso della dote di «sgarro», uno dei primi gradi nell’organigramma della ’ndrangheta, Tonino Staropoli aveva rivestito in alcuni periodi addirittura la carica di capo società nella locale di Seregno. «…a circolo formato era presente parecchie volte» aveva spiegato Belnome.
«Mungi mungi» e «dottore», come era soprannominato, Staropoli era legato a doppio filo con i Cristello, prima con il boss Rocco (trucidato nel 2008), poi col resto della famiglia, di cui frequentava con assiduità il cosiddetto «giardino degli ulivi», luogo di ritrovo a Verano. Era lui la persona incaricata di accompagnare i membri del sodalizio agli appuntamenti in Calabria, e aveva partecipato in prima persona a diversi summit nei quali si discutevano le strategie della cosca. La sua piazzola della frutta, aperta fino a tardi, serviva anche come punto di ritrovo per pianificare le missioni.
Le più eclatanti riguardavano il trasporto di armi in Calabria, destinate alla cosiddetta Faida dei Boschi, la guerra che vedeva contrapposte le famiglie Sia-Vallonga e Gallace che seminò una ventina di morti nel giro di appena due anni. Armi pesanti, soprattutto, come quella «che fu usato per la casa di Stagno Emilio, quel mitragliatore, quella specie di mitragliatore» rivela Belnome, perché «si tengono armi più piccole al nord, queste (le armi ingombranti, ndr) vanno più che altro in Calabria…».

La guerra programmata contro l’Iran e l’attentato al generale che ha detto No!

 
Oggi, il generale Dempsey, Presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, l’uomo che era andato a Tel Aviv e informato Netanyahu che gli USA non volevano far parte delle sue macchinazioni contro l’Iran, è stato oggetto di un attentato in Afghanistan. Questa non è stata un’azione del terrorismo o dei taliban. E’ stato un “avvertimento” contro qualcuno che non ha baciato i piedi di Netanyahu. La sua risposta ha scatenato i killer, non un atto pubblico, ma lo stesso un dato di fatto, un militare statunitense lo sa molto bene. Netanyahu ha un problema di “arroganza”. I colpevoli, i “militanti”, sono riusciti a passare inosservati nell’area più sofisticatamente difesa sulla terra, il perimetro della Bagram Air Force Base. Fortunatamente per loro, hanno attaccato durante la notte, in un momento in cui i visori notturni di 5.ta generazione, i radar di terra e altri sistemi di rilevamento degli USA sono stati misteriosamente disattivati. I sistemi di rilevamento dei razzi, i dirigibili di preallarme con georadar ad apertura sintetica e la copertura continua degli UAV, che utilizzano il rilevamento a raggi infrarossi, 2 miliardi di dollari di tecnologia in questo solo perimetro, sono costati il velivolo del comandante militare statunitense e le ferite subite da due membri dell’equipaggio.
Dempsey aveva appena lasciato Tel Aviv, dove aveva detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Non posso conoscere tutte le capacità [di Israele], ma penso che sia giusto dire che potrebbe ritardare, ma non distruggere il potenziale nucleare iraniano“. Dempsey poi ha detto ai giornalisti presenti: “Confrontando l’intelligence, discutendo delle implicazioni regionali, abbiamo ammesso che i nostri orologi girano a ritmi diversi, dobbiamo capire gli israeliani, vivono con il sospetto costante, con il quale non abbiamo a che fare.” Ci sono quelli vicini al Presidente Obama che non accettano apertamente l’attentato a Dempsey, con la pubblica ammissione della complicità dei taliban. Tali dichiarazioni, che certamente costeranno caro in rappresaglie degli Stati Uniti, si trovano spesso sui siti internet privi di una connessione credibile a qualsiasi fonte islamica. Per alcuni statunitensi, l’attentato sembra essere una rappresaglia contro Dempsey, che per coincidenza, citava nella sua valutazione su Israele, il suo “costante sospetto.”
Le agenzie di stampa hanno sepolto il fallito attentato, sapendo che Dempsey è odiato da Netanyahu e rispettato dai taliban come “sincero e corretto“. Netanyahu anela i giorni in cui il generale Myers svolgeva il lavoro di Dempsey, sotto Bush (43), entrambi viziati e narcisisti, dei pupazzi prevedibili, il foraggio ideale per le macchinazioni di Netanyahu. Solo due settimane fa, pieno di speranza presidenziale, Mitt Romney, tornato da un viaggio all’estero con 60 milioni di dollari raccolti in Israele e Gran Bretagna, mentre era accompagnato dal boss dei Casinò Sheldon Adelson, le cui organizzazioni criminali di Las Vegas e della Cina, sono da tempo ritenute essere al centro della criminalità organizzata di tutto il mondo. Il gioco d’azzardo, la droga, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e ora la guerra, stanno cercando il proprio presidente, e la guerra contro l’Iran è l’unico problema che guida la campagna statunitense. Romney, come governatore dello stato era, se non altro, alla “sinistra” del presidente Obama.
Il sostegno di Romney all’assistenza sanitaria e al controllo delle armi governativi, è totalmente opposto al nucleo centrale del Partito Repubblicano, la lobby delle armi e il racket medico. Romney si è trovato, tuttavia, anche se è illegale per un candidato statunitense, accettare denaro dall’estero; mentre era all’estero  e dall’estero, a casa di coloro che sono cittadini di altri paesi, si è sentito al di sopra della legge, nelle dolci e materne braccia media statunitensi controllati dagli israeliani. Ora, nuotando nel denaro illegale, parecchio dei banchieri di Londra, la sua pesca più interessante è stata la cena privata con i contrabbandieri di “diamanti insanguinati” di Tel Aviv, che gli hanno donato 25 milioni di dollari in una sola notte. Cruciale per i suoi successi finanziari, è la sua vita di lavoro a stretto contatto con la criminalità organizzata. La sua società di investimento, Bain, è stata finanziata inizialmente con i contanti degli squadroni della morte di El Salvador, molti anni fa. Questi investitori sono ancora al suo fianco, nonostante l’accusa di strage e corruzione. Bain Capital di Romney ricicla denaro e aiuta l’evasione fiscale aziendale con migliaia di conti bancari segreti in “zone franche” in tutto il mondo, miliardi di transazioni invisibili, profitti nascosti e “clienti” occulti.
Ora Romney ha trovato la “madre di tutte le cause“, vendendo la promessa di una guerra statunitense, combattuta dagli statunitensi, finanziata dagli statunitensi, con morti, sangue e crollo statunitensi, una guerra richiesta non dagli ebrei, ma dai gruppi delle organizzazioni criminali che operano attraverso il partito Likud d’Israele, dominato dai Fratelli Koch, dagli speculatori della benzina statunitensi, da Sheldon Adelson, la cui reputazione riempirebbe volumi, e da Rupert Murdoch, la cui organizzazione spionistica, come ormai è stato dimostrato, ha ricattato tre governi britannici, ed è probabile che abbia avuto anche più successo negli Stati Uniti, Germania, Canada, Australia e una dozzina di altre nazioni. Più imbarazzante per la Russia e gli Stati Uniti, è stata la capacità delle organizzazioni criminali di garantire le sanzioni contro l’Iran, quando entrambe le nazioni, col supporto dei rapporti ufficiali, hanno dichiarano con chiarezza totale che l’Iran non ha un programma nucleare. Ancora più imbarazzante per la Russia, che non ha posto il veto alle sanzioni all’Iran, come ha fatto con la sua alleata Siria, è il fatto che il programma nucleare pacifico dell’Iran è costruito quasi totalmente con tecnologia russa, con un reattore nucleare russo e 3000 tecnici russi.
Le dichiarazioni di Obama contraddicono direttamente la National Intelligence Estimate degli USA. La stima ha dichiarato che l’Iran non ha un programma nucleare. Putin ha allo stesso modo ignorato non solo i suoi servizi segreti, ma il fatto che la Russia sta costruendo il reattore iraniano ed ha 3000 tecnici in Iran, i quali probabilmente non sono del tutto sordi e ciechi. Obama non ha alcun diritto razionale di dirsi all’oscuro. Il suo comportamento è simile a quello nel campo di gioco, tutti gli altri bambini giocano sporco, e si sente in diritto di fare lo stesso. In questo caso, tuttavia, quando si sa che la falsità può finire con una guerra distruttiva, e si è d’accordo per paura di ritorsioni da parte di un ex venditore di mobili (Netanyahu) o del boss del gioco d’azzardo, la reale importanza della presidenza viene messa in dubbio. Un problema di cui nessuno farà menzione è il comportamento di Putin a Tel Aviv, il sostegno alle rivendicazioni di Netanyahu sulle violazioni da parte dell’Iran di accordi, basandosi su null’altro che le dichiarazioni di uno dei più noti bugiardi patologici al mondo. Cosa ha detto il venditore di mobili fallito di Philadelphia a zio Vladimir?
Nessuno dei due leader ha affrontato il semplice fatto, l’Iran ha il diritto di costruire tutto ciò che vuole, per qualsiasi motivo. Nello stesso modo, gli Stati Uniti, sotto Bush, si ritirarono dal trattato Anti-Ballistic Missile del 1972 e dalla partecipazione alla Corte Penale Internazionale a L’Aia. Quest’ultima, il ritiro dalla corte, è una vera e propria ammissione di complicità nei crimini di guerra dei principali funzionari degli Stati Uniti, che affrontano l’accusa e l’arresto in tutto il mondo. Se si dovesse essere onesti, l’intera amministrazione Bush è sotto una forma privilegiata di “arresti domiciliari“, come lo è in Gran Bretagna, Tony Blair. Tutti affrontano procedimenti penali e continuamente fanno piani per viaggiare, ma finiscono per annullarli, a volte per le proteste pubblica di giustizia o per evitare effettivamente l’arresto. Nonostante le sue dichiarazioni, anche con l’imminente elezione e la necessità di ripetere a pappagallo delle minacce infantili, per compiacere la stampa israeliana, come prerequisito, Obama ha messo in chiaro che non attaccherà l’Iran. E’ ora che il pubblico si renda conto che per essersi opposti alla guerra e concorrere contro Romney, un agente di una potenza straniera ostile e da lungo tempo affiliato alla criminalità organizzata, il presidente e le persone intorno a lui sono in grande pericolo. L’attentato accuratamente coreografato e molto pubblico alla vita del generale Dempsey è una cartolina del campo Adelson/Romney/Netanyahu.
Diverse risposte adeguate, RSVP per così dire, vengono in mente, alcune in parte fatali. Il presidente statunitense è davvero il leader del mondo libero, come spesso diciamo, se “due delinquenti” possono dettare la politica? Nonostante questa posizione, Obama controlla ben oltre il 80% del voto ebraico negli Stati Uniti dove, come sottolineato in un precedente articolo, gli studi hanno dimostrato che solo il 4% degli elettori ebrei negli USA percepisce l’Iran come una minaccia per Israele. Una parte importante per comprendere la criminalità organizzata, richiede lo studio delle sue origini, in particolare negli USA, nel corso del 19° secolo. Mentre Londra, fin dai primi giorni di quella che l’America credeva essere la libertà dal dominio britannico, in realtà gestiva l’economia americana, ed era a sua volta sottoposta al governo dei banchieri continentali. La Gran Bretagna, il colonizzatore del mondo era, a sua volta, null’altro che una cliente del gruppo Bauer/Rothschild che aveva sottoscritto la sterlina britannica. I gruppi criminali veri che guidano la politica statunitense si sono sviluppati tra le bande di immigrati che si insediarono nelle città statunitensi. C’erano bande di tedeschi, irlandesi, italiani ed ebrei. Tutto ciò che sopravvive oggi sono i resti della mafia, le bande ebraiche che gestiscono Washington e Wall Street, e le nuove minacce provenienti dal Kosovo e dall’Albania, l’ultimo giro d’immigrazione criminale in America. Con la piena collaborazione del direttore dell’FBI Hoover, avente il compito di proteggere gli USA dalle organizzazioni criminali, il governo si fece da parte, mentre ogni aspetto della vita statunitense, ogni necessità, dall’acqua all’elettricità alla medicina, senza omettere nulla, venne attaccato da gruppi criminali che ingrassavano traendo profitto da guerra, narcotici e, nel corso del proibizionismo, dalla vendita di alcol illegale.
Per decenni, i media degli USA furono incaricati di dare la colpa di tutti i mali agli italo-americani e ai sindacati corrotti, mentre gli USA divennero a poco a poco una colonia delle importanti famiglie di banchieri europei, che hanno creato guerre, soppresso tecnologie, manipolato valute, allevato e schiacciato mercati azionari ed economie nazionali e, alla fine, sono diventati come un idra, la bestia dalle tante teste della mitologia greca, che governa tutto. Che cosa ha attirato Adelson, Romney e anche Putin in Israele in questo momento critico, mentre il mondo si trova sull’orlo di una guerra nucleare per la Siria, è semplice. Ricordiamo la visita di Putin in Israele. Nessun cittadino israeliano ha parlato, nessuna preoccupazione è stata resa pubblica, no, una visita in Israele è una visita al “rifugio sicuro” della criminalità organizzata di tutto il mondo, che controlla e gestisce le grandi ricchezze del continente russo, come facilmente dirige la Gran Bretagna o fa danzare i suoi burattini di Washington, scartando leggi e tradizioni, e diventando un surrogato di bullo, non di una nazione, ma di un complotto criminale internazionale. Il linguaggio della politica deve essere sostituito dal linguaggio del crimine, mentre le soluzioni di ciò che viene interpretato come problema politico, sono e sono state a lungo una risposta alle devastazioni delle organizzazioni criminali. Non è che l’Iran sia l’unico obiettivo, semplicemente si punta al pubblico di riferimento delle Nazioni Unite, del Consiglio di sicurezza, su cui il controllo può essere esercitato, con una dimostrazione di pura potenza del male.
L’errore commesso da tanti è utilizzare i principi della geopolitica per descrivere la condizione del mondo, la continua entropia, la centralizzazione della ricchezza e il rapido deterioramento dei diritti umani, mentre imperversano guerre senza fine. Anche le classi colte sono alla ricerca di modelli e logiche per spiegare come 2000000000000000 dollari, rappresentati dal “debito derivato”, possano appesantire tutte le valute del mondo; una quantità impressionante creata da una mano invisibile attraverso un processo che non è sono ancora stati in grado di descrivere. Il debito, o come è noto negli ambienti criminali, lo “strozzinaggio”, è il business del mondo. Il controllo delle valute non è sufficiente, così i governi controllati, corrotti, minacciati, ricattati e comprati, distolgono lo sguardo, mentre la ricchezza e la speranza di un centinaio di generazioni viene rubata in una notte; poche righe di testo, alcuni dati sui computer e le future nostre generazioni vengono indicate, in quel momento, dai cittadini del mondo come “consumatori inutili“, come li ha descritti Henry Kissinger. Gli eserciti possono marciare, le forze aeree possono bombardare, i droni possono attaccare, ma niente di tutto questo è guerra o politica, né lo è stato per secoli. Questo è dove è arrivato il male.
Abbiamo scelto di giocare a scacchi, mentre i nostri avversari semplicemente mettono una pistola sul tavolo e svuotano le nostre tasche. Gli USA stanno vivendo questo, oggi, come apparirà  alle prossime elezioni. Pochissimi sfuggono alle notizie confezionate, scritte a Hollywood o a Washington o a Tel Aviv, dove la nostra vita politica è una produzione teatrale, una tragedia comica, senza l’ironia di Shakespeare. Questo è un governo con cui Sheldon Adelson, l’uomo che crede di essere il vero prossimo presidente degli USA, pensa di poter avviare la guerra, la conquista sistematica del Medio Oriente e dell’Asia centrale, facendolo per conto degli elementi criminali che alcuni chiamano Israele, un fatto che del tutto semplicemente dimostra il potere del male sul bene.

domenica 2 settembre 2012

IL BILDERBERG E L'ASSASSINIO DI ALDO MORO



Nel 1982, John Coleman*, un ex agente dell’intelligence che poteva ac­cedere a tutti gli stadi del potere e a tutte le carte segrete, rivelò che l'ex Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro, «un alto esponente della Democrazia Cristiana, che si opponeva alla "crescita zero" e alle politi­che di riduzione della popolazione, pianificate per il suo Paese, fu ucci­so da killer gestiti dalla loggia massonica P2, allo scopo di piegare l'Ita­lia ai voleri del "Club di Roma" e del Bilderberg, volti a deindustrializ­zare il Paese e a ridurne in modo considerevole la popolazione».


In "La Cerchia dei Cospiratori", Coleman afferma che le forze della glo­balizzazione volevano utilizzare l'Italia per destabilizzare il Medio Oriente, loro obiettivo principale. Moro progettava di dare stabilità all'Italia attraverso la piena occupa­zione e la pace industriale e politica, rafforzando l'opposizione cattoli­ca al comunismo e facendo in modo che la destabilizzazione del Medio Oriente fosse più difficile da ottenere. Coleman descrive con dovizia di particolari la sequenza di eventi, che paralizzò l'Italia: il rapimento di Moro e la spietata esecuzione del­la sua scorta, da parte delle Brigate Rosse, nella primavera del 1978 al­la luce del giorno, e la sua successiva uccisione.

Il 10 novembre 1982, in un'aula del tribunale di Roma, Corrado Guerzoni, un intimo amico della vittima, testimoniò che Aldo Moro - che è stato un leader politico per decenni «fu minacciato da un agente del "Royal Institute for In­ternational Affaire" (RTIA), mentre era ancora ministro». Coleman racconta che, durante il processo ai membri delle Briga­te Rosse, «molti di loro testimoniarono di essere venuti a conoscenza dell'implicazione di un alto funzionario degli Stati Uniti nel piano per uccidere Moro». 

Tra il giugno e il luglio del 1982, «la vedova di Aldo Moro testimoniò che l'omicidio di suo marito era stato il risultato dì una serie di minacce alla sua vita, mosse da qualcuno, che lei definì una figura molto importante della politica degli Stati Uniti". Quando il giudice le chiese se poteva dichiarare alla Corte cosa aveva detto precisamente questa persona, Eleonora Moro ripeté esat­tamente lo stesso concetto espresso da Guerzoni: «Se non cambi la tua linea politica, la pagherai cara». In una delle pagine più emozionanti del libro, Coleman scrive: «A Guerzoni, richiamato dal giudice, venne chiesto se era in grado di identifi­care la persona, di cui aveva parlato la signora Moro. Guerzoni rispose che si trattava di Henry Kissinger, come aveva già detto precedentemente». Perché un importante uomo politico statunitense minaccia un lea­der di una nazione europea indipendente? La testimonianza sensazio­nale, e potenzialmente distruttiva delle relazioni tra Stati Uniti e Italia, di Guerzoni fu immediatamente diffusa da tutti i media dell'Europa occidentale, ìl 10 novembre 1982.

Curiosamente, nessun canale televi­sivo americano pose l'attenzione su quella notizia, anche se Kissinger venne condannato per complicità in omicidio. Ma questo silenzio non è poi tanto sorprendente, come capiremo meglio nella seconda parte del libro, quando parleremo del "Council Foreign Relatìons".

Tratto da "Il club Bilderberg" di Daniel Estulin
NELLA FOTO: Aldo Moro e Henry Kissinger

*John Coleman (nato nel 1935) è un autore e analista di affari del mondo. Egli sostiene di essere stato un ufficiale britannico di intelligence per MI6 che ha scritto diversi libri e numerosi articoli analizzare la struttura di potere del mondo.