martedì 23 luglio 2013

Fausto Bertinotti scrive a Napolitano: Stai sospendendo la democrazia...

Oggi il Corriere della Sera ospita, a pagina 13, una durissima lettera di Fausto Bertinotti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una missiva nella quale l'ex presidente della Camera accusa il Capo dello Stato di congelare la democrazia con il suo appoggio esplicito all'attuale esecutivo. Una lettera scandita da una serie di perentori "Lei non può"
Signor Presidente,

Lei non può. Lei non può congelare d'autorità una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese, quella in atto. come se fosse l'unica possibile, come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse oggettivata dalla realtà storica.

Lei non può, perché altrimenti la democrazia verrebbe sospesa. Lei no può trasformare una Sua, e di altri , previsione sui processi economici in un impedimento alla libera dialettica democratica. I processi economici, in democrazia, dovrebbero poter essere influenzati dalla politica, dunque, dovrebbero essere variabili dipendenti, non indipendenti. Lei non può, perché altrimenti la democrazia sarebbe sospesa. Sia che si sostenga che viviamo in regimi pienamente democratici, sia che si sostenga, come fa ormai tanta parte della letteratura politica, che siamo entrati in Europa, in un tempo post-democratico, quello della rivincita delle élites, Lei non può. Nel primo caso, perché l'impedimento sarebbe lesivo di uno dei cardini della democrazia rappresentativa cioè della possibilità, in ogni momento, di dare vita ad un'alternativa di governo, in caso di crisi, anche con il ricorso al voto popolare. Nel secondo caso, che a me pare quello dell'attuale realtà europea, perché rappresenterebbe un potente consolidamento del regime a-democratico in corso di costruzione. C'è nella realtà politico istituzionale del paese una schizofrenia pericolosa: da un lato si cantano le lodi della Costituzione Repubblicana, dall'altro, essa viene divorata ogni giorno dalla costituzione materiale. La prima, come lei mi insegna, innalza il Parlamento ad un ruolo centrale nella nostra democrazia rappresentativa, la seconda assolutizza la governabilità fino  a renderlo da essa dipendente. Quando gli chiede di sostenere il governo perché la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, Ella contribuisce della costruzione dell'edificio oligarchico promosso da questa costituzione materiale. Nel regime democratico ogni previsione politica è opinabile perché parte essa stessa di un progetto e di un programma che sono necessariamente di parte; lo stesso presunto interesse generale non si sottrae dalla diversità delle sue possibili interpretazioni. Ma, se mi permette, Signor Presidente c'è una ragione assai più grande per cui Lei non può.

La nostra costituzione è, come sappiamo, una costituzione programmatica. Norberto Bobbio diceva che in essa la democrazia è inseparabile dall'eguaglianza come testionia il suo articolo 3. Ma essa, rifiutando un'opzione finalistica nella definizione della società futura, risulta aperta a modelli economico sociali diversi e a quelli dove sarà condotta da quella che Dossetti chiamava la democrazia integrale e Togliatti la democrazia progressiva.

Quando Lei allude ai possibili danni irreparabili per il paese, lo può fare solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell'Europa leali, le politiche di austerità. Ha poca importanza, nell'economia di questo ragionamento, la mia radicale avversione a queste politiche che considero concausa del massacro sociale in atto.

Quel che vorrei proporLe è che  nella politica e in democrazia si possa manifestare un'altra e diversa idea di società rispetto a quella in atto e che la Costituzione Repubblicana garantisce che essa possa essere praticata e perseguita. Il capitalismo finanziario globale non può essere imposto come naturale, né la messa in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia, quali che siano i passaggi di crisi e di instabilità a cui essa possa dar luogo. O le rivoluzioni democratiche possono essere possibili solo altrove? No, la carta fondamentale garantisce che, nel rispetto della democrazie e nel rifiuto della violenza, possa essere intrapresa anche da noi. C'è già un vincolo esterno, quello dell'Europa leale, che limita la nostra sovranità, non può esserci anche un vincolo esterno anche alla politica costituita dall'autorità del Presidente della Repubblica. Lei non può, signor Presidente. Mi sono permesso di indirizzarLe questa lettera aperta perché so che la lunga consuetudine e l'affettuoso rispetto che ho sempre nutrito per la Sua persona mi mettono al riparo da qualsiasi malevola intepretazione e la mia attuale lontananza dai luoghi della decisione politica non consentono di pensare ad una qualche strumentalità. È, la mia, soltanto, l'invocazione di un cittadino, anche se ho ragione di ritenere che essa non sia unica.

Mi creda, con tutta cordialità.

Fausto Bertinotti.

giovedì 18 luglio 2013

Uruguay: no al tabacco, sì alla canapa

L’Uruguay riafferma la sua lotta antitabacco e sfida la multinazionale statunitense Philip Morris. Il Paese sudamericano ha infatti accettato senza patemi la decisione del Banco Mondiale che le ha imposto un arbitrato internazionale per risolvere il contenzioso aperto con il colosso del tabacco Usa che lo accusa di aver danneggiato i suoi affari con le ultime, rigide, misure contro il fumo. La decisione del Centro Internazionale per il Regolamento delle Controversie relative ad Investimenti (CIADI), organo alle dipendenze del Banco Mondiale, era ampiamente attesa da entrambe le parti in causa e apre l’opportunità di un leading case, un caso emblematico a livello mondiale che potrebbe elevare l’Uruguay a simbolo della lotta antitabacco.
«È l’occasione giusta per creare un precedente sul tema, considerando che non esiste giurisprudenza in merito» ha dichiarato all’Agenzia France Press, poche ore dopo la diffusione della notizia, l’ex Ministro degli Esteri uruguayano Didier Opertti.

Philip Morris aveva presentato la sua denuncia formale nel 2010 reclamando, in particolare, i danni economici ricevuti dall’estensione fino al 80% della superficie dei pacchetti delle immagini sui danni potenziali del fumo. Secondo la multinazionale, la normativa avrebbe così violato parte del Trattato Bilaterale di investimento tra Uruguay e Svizzera, Paese in cui attualmente ha sede legale la compagnia. Il nodo, quindi, ruota principalmente attorno alla decisione che adotterà il CIADI, che dovrà decidere se inclinarsi verso l’applicazione del convegno bilaterale, come vorrebbe la Philip Morris, o della convenzione universale, che privilegia la salvaguardia della salute. In questo senso potrebbero entrare in gioco le cosiddette ’figure di diritto internazionale’, ovvero quelle norme che vanno aldilà della volontà dei singoli Stati e non possono essere ignorate o modificate, come la salute, appunto.

Ed è stato proprio su quel tasto che è andata a battere anche la Ministro della Salute, Susana Muñiz, affermando in numerose interviste che «nessuna politica di diritto commerciale può essere posta al di sopra di una politica dei diritti umani». Un principio che sicuramente è molto chiaro anche alla stessa Philip Morris, che con la sua richiesta di arbitrato internazionale sta cercando di evitare che il precedente venga esportato in altri Paesi e lo fa denunciando il trattamento ricevuto in Uruguay come una negazione dei propri diritti. Secondo la portavoce della compagnia, Julie Soderlund, la decisione del CIADI di dirimere la questione «obbligherà il Paese sudamericano ad assumersi le sue responsabilità, che aveva cercato di evitare fino ad ora».

Ma dire che Montevideo abbia cercato di sottrarsi alle sue responsabilità appare, conoscendo la storia civile del Paese, quantomeno azzardato. La crociata contro il tabacco era cominciata nel 2006 con un decreto dell’allora Presidente Tabaré Vázquez che proibiva il fumo in tutti i luoghi pubblici chiusi del Paese. Era il primo caso in America latina e il quinto nel mondo. Da allora, le misure adottate dall’esecutivo sul tema, sono aumentate costantemente, anche dopo la fine del mandato di Vázquez. Da quel solco, infatti, si è arrivati all’ultima proposta di legge, presentata dall’attuale Governo di José (‘Pepe’) Mujica, che proibisce totalmente la pubblicità, la promozione e il patrocinio dei prodotti di tabacco. Una linea riconosciuta e applaudita negli ultimi anni anche dall’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS), che lo scorso maggio aveva esortato gli altri Paesi della regione a seguire l’esempio.

Un altro tema strettamente correlato a quello del tabacco, intanto, è tornato al centro del dibattito pubblico uruguayano; si tratta della proposta di legge con cui l’esecutivo vuole legalizzare la coltivazione e la vendita di marijuana. La commissione parlamentare che studiava il caso, infatti, ha dato il via libera al progetto di legge, che verrà ora presentato alla Camera dei Deputati dove, secondo gli analisti, ha i numeri per l’approvazione definitiva. «Visti gli accordi tra le forze politiche credo di poter dire che abbiamo i voti per l’approvazione definitiva della legge» ha dichiarato alla televisione locale il Deputato socialista Julio Bango, confermando che l’idea della coalizione di governo è di presentare la proposta al senato a fine agosto o a inizio settembre.
Se la legge dovesse essere ratificata, nel Paese si potranno vendere fino a 30 grammi di marijuana attraverso degli speciali club privati. Un privilegio riservato a tutti coloro che si iscriveranno ad una apposita lista di consumatori ma non valido per gli stranieri, che potrebbero creare un vero e proprio narcoturismo.

Sulla questione era intervenuta pubblicamente, alcuni mesi fa, anche la first lady e Senatrice di sinistra Lucia Topolansky, che aveva sottolineato l’alto valore della misura nella lotta al narcotraffico. «Conosciamo bene il dramma che vive il Messico» aveva detto la Topolansky «e non vogliamo lo stesso scenario per il nostro paese». Come nel caso delle controversia con Philip Morris, insomma, l’Uruguay sceglie la strada della difesa dei diritti umani. Nella questione della Cannabis, in particolare, il Paese segue le positive esperienze europee di Spagna, Portogallo e soprattutto Olanda. Del resto, come dichiarato dallo stesso Mujica in una recente intervista, la cannabis «merita più rispetto e una conoscenza più approfondita». Perché «quello che mi spaventa», come continua a ripetere pubblicamente il Presidente, «è il narcotraffico, non la droga».

venerdì 12 luglio 2013

Il Colpo di Stato Permanente

Caso Kazakistan, il governo annulla l’espulsione della moglie del dissidente

L'esecutivo di Letta "autoassolve" tutti i ministri, ma revoca il provvedimento che ha colpito i familiari di Ablyazov, nemico giurato del dittatore Nazarbayev. "Gravissima la mancata informativa", affidata al Capo della polizia un'indagine interna. "La signora può tornare", dice palazzo Chigi, ma al momento è ai domiciliari ad Almaty. L'ambasciatore kazako: "Procedura regolare e la signora sta benissimo". Sel e M5s: "Alfano si dimetta"

Caso Kazakistan, il governo annulla l’espulsione della moglie del dissidente

L’Italia ha revocato l’espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov che era stata rispedita in patria con la figlia di sei anni nel maggio scorso, con un’operazione che negli ultimi giorni ha sollevato polemiche e un’inchiesta interna del Viminale. La signora può rientrare in Italia, informa una nota di palazzo Chigi, che sottolinea come l’esecutivo sia stato tenuto all’oscuro di tutto, compreso “il ministro dell’Interno”, cioè Angelino Alfano, indicato invece nei giorni scorsi come uno dei registi dell’operazione. Governo assolto, insomma, e la promessa di un’inchiesta interna al Viminale sui funzionari della Questura di Roma protagonisti della vicenda. Ma mentre già emergono i primi buchi nella versione dei fatti diramata da Palazzo Chigi, scoppia il caso politico. Con le opposizioni – M5S e Sel in particolare – che chiedono comunque la testa di Alfano. E il centrodestra che fa quadrato intorno al segretario del Pdl. Resta comunque il fatto che nel giro di un mese si è passati dal “tutto regolare” del (male informato) ministro Cancellieri alla clamorosa e improvvisa retromarcia.
Al momento, comunque, la consorte del principale oppositore del dittatore Nazarbayev si trova in patria agli arresti domiciliari. ”A seguito della revoca del provvedimento di espulsione, che verrà immediatamente resa nota alle autorità kazake attraverso i canali diplomatici, la signora Alma Shalabayeva potrà rientrare in Italia, dove potrà chiarire la propria posizione”, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi. Il governo, prosegue la nota, “colti i profili diprotezione internazionale che il caso ha sollevato, si è immediatamente attivato per verificare le condizioni di soggiorno in Kazakistan della signora e della figlia”. Il governo affida inoltre al Capo della polizia, Alessandro Pansa, un’indagine sullo svolgimento della procedura di espulsione, gestita dalla Questura di Roma. La donna e la figlia Alua, di sei anni, sono state caricate su un’aereo noleggiato dall’ambasciata kazaka il 31 maggio a Ciampino: una procedura lampo risolta in tre giorni, condotta da una cinquantina di agenti della Digos e della Squadra mobile di Roma, in base a informazioni fornite dall’Ufficio stranieri.

L’AMBASCIATORE KAZAKO: “TUTTO REGOLARE, LA SIGNORA STA BENE”. I legali della signora Shalabayeva accolgono naturalmente con favore “il ripristino dei diritti violati“. L’avvocato Riccardo Olivo chiede ora che la signora Shalabayeva ritorni il più presto in Italia ed auspico che il governo kazako dia corso alla richiesta del nostro governo”. Mentre Andrian Yelemessov, ambasciatore del Kazakistan in Italia, afferma di non aver “ricevuto alcuna richiesta da parte italiana” e a buon conto conferma, da parte sua, la “correttezza delle procedure che hanno portato all’espulsione”. Ogni giorno, aggiunge, “ci sono sciocchezze sui giornali su questo caso. L’espulsione è stata corretta. La signora Alma e la figlia sono ad Almaty dai genitori della donna e stanno benissimo. Si può verificare”. La Farnsina, per contro, fa sapere per vie informali di aver già contattato il diplomatico.

GOVERNO ASSOLTO, INDAGINE AL VIMINALE. L’improvvisa decisione del governo fa riferimento al recente intervento alla Camera del premier Enrico Letta, durante la question time: dall’indagine disposta “risulta inequivocabilmente che l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione non erano state comunicate ai vertici del governo: né al Presidente del Consiglio, né al Ministro dell’interno e neanche al Ministro degli affari esteri o al Ministro della giustizia”. Governo assolto in toto, dunque, compreso il ministro dell’Interno Angelino Alfano, indicato nei giorni scorsi come una sorta di dominus dell’operazione, e finora rimasto silente. Nell’indagine interna già avviata su input di Letta sono stati già sentiti i funzionari della Questura di Roma direttamente coinvolti nell’operazione: i responsabili dell’Ufficio Stranieri, Maurizio Improta, della Digos, Lamberto Giannini, e della Squadra mobile, Renato Cortese. I quali avrebbero riferit di aver agito in piena autonomia, senza ordini superiori.
“La regolarità formale del procedimento e la sua base legale sono state accertate e convalidate da quattro distinti provvedimenti di autorità giudiziarie di Roma (Procura della Repubblica del Tribunale dei minorenni il 30 maggio, Giudice di Pace il 31 maggio, Procura della Repubblica presso il Tribunale e Procura della Repubblica per i minorenni il 31 maggio)”, sostiene Palazzo Chigi. “A questi provvedimenti è da aggiungere l’indagine avviata dalla Procura di Roma nei confronti della signora Alma Shalabayeva, al cui ambito appartiene il provvedimento di dissequestro del giudice del riesame concernente il denaro e la memory card sequestrati alla signora”.
Resta comunque, sottolinea il comunicato, “grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda, che comunque presentava sin dall’inizio elementi e caratteri non ordinari”, si legge nel comunicato. E proprio questo aspetto “sarà oggetto di apposita indagine affidata dal Ministro dell’interno al Capo della Polizia, al fine di accertare responsabilità connesse alla mancata informativa”.

“SONO EMERSI DOCUMENTI NUOVI”. Il governo pare ammettere anche alcuni retroscena sollevati da ilfattoquotidiano.it in merito a carte mancanti nel fascicolo dell’espulsione. “All’esito della presentazione del ricorso avverso tale provvedimento, sono stati acquisiti in giudizio e conseguentemente dalla pubblica autorità italiana, documenti, sconosciuti all’atto dell’espulsione, dai quali sono emersi nuovi elementi di fatto e di diritto che, unitariamente considerati, hanno consentito di riesaminare i presupposti alla base del provvedimento di espulsione pur convalidato dall’autorità giudiziaria”. Nuove carte che “consentono ora, e anzi impongono, una rivalutazione dei relativi presupposti”.

SEL E M5S: “ALFANO SI DIMETTA”. La versione di Letta non accontenta l’opposizione. Come già aveva fatto il Movimento Cinque Stelle questa mattina, il leader di Sel Nichi Vendola chiede le dimissioni del ministro Alfano e annuncia una mozione di sfiducia. La nota di Palazzo Chigi, “che riconosce gravi e colpevoli mancanze da parte di apparati dello Stato, in qualunque altro Paese civile, si sarebbe conclusa in ben altro modo: con le dimissioni del ministro dell’Interno. Non ci si può ipocritamente lavare la coscienza con due parolette. Aspettiamo ora dal titolare del Viminale il passo conseguente”. Mentre il deputato Claudio Fava parla di una “extraordinary rendition” la cui responsabilità ricade comunque sul ministro dell’Interno: “Se Alfano sapeva dovrà spiegare in nome e per conto di chi sono stati disposti l’arresto e la consegna della signora Shalabayeva alle autorità kazake, contravvenendo precise norme di legge e di diritto internazionale. Ancor peggio se nulla il ministro ha saputo: sarebbe la prova di una sua inaudita inadeguatezza politica”.
Gli stessi Cinque Stelle tornano alla carica con il senatore Mario Giarrusso: “Alfano o è complice di quanto accaduto o, come ha detto lui, è un incompetente che non sa cosa stava succedendo al ministero degli Interni. E’ una cosa gravissima. In ogni caso, in un momento così grave della nostra storia, non possiamo avere un ministro che ha acconsentito che una donna innocente ed una bambina venissero deportate in una dittatura. Non è possibile che vi sia un ministro non in grado di capire cosa succede nel suo dicastero”. Giarrusso sottolinea che “Alfano si è sottratto alle sue responsabilità non venendo a riferire in Parlamento su questa vicenda”, come gli era stato chiesto da più parti. Incombenza assunta poi dal presidente del consiglio Letta nela question time che ha condotto all’epilogo (momentaneo) della vicenda.

CASINI E FINOCCHIARO: “INCHIESTA ANCHE AL SENATO”. Anche il Senato “ha deciso di approfondire, non appena sarà conclusa l’indagine preannunciata dal presidente del Consiglio Letta, le modalità e la dinamica complessiva di un episodio che ha contorni inquietanti”, scrivono in una nota congiunta Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari Costituzionali, e Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato. “È giusto fare pulizia ma soprattutto trasparenza, perché la vicenda non potrà concludersi scaricando responsabilità di comodo sugli ultimi anelli della catena di comando”.
Sul fronte del centrodestra, tra i primi a reagire c’è proprio il capogruppo Pdl al Senato Renato Schifani, anche lui indicato da indiscrezioni come parte in causa nella vicenda. “La sinistra di Vendola e il Movimento 5Stelle non sbraitino e non strumentalizzino”, replica. “Il ministro Alfano, il presidente Letta e gli altri ministri non hanno alcuna responsabilità né politica né tantomeno operativa. Lo dimostra l’esito dell’indagine interna subito disposta e che ha chiarito la vicenda”. Il senatore Pdl Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, assicura all’Adnkronos che “rimane ferma l’esclusione dei Servizi segreti da questa vicenda, come ha assicurato il direttore del Dis, Giampiero Massolo, in una lettera inviata al Copasir”. Il fatto che l’Aisi non sapesse nulla è confermato anche dal presidente del Copasir, Giacomo Stucchi (Lega). Tutto il Pdl, ad ogni modo, fa quadrato intorno al ministro degli Interni: serve la verità, dice Daniele Capezzone, ma “è improprio e ingiusto è alimentare una campagna propagandistica e faziosa contro il ministro Alfano”. Renato Brunetta parla di accuse inaccettabili nei confronti del titolare del Viminale, mentre secondo Mariastella Gelmini è “ignobile sfruttare la vicenda”.

Casta, altra beffa: addio al taglio degli stipendi per i dipendenti della Camera

Casta, altra beffa: addio al taglio degli stipendi per i dipendenti della Camera

La presidente della Camera Laura Boldrini aveva promesso, pochi giorni dopo essere stata eletta, di ridurre gli stipendi dei dipendenti interni: "Chiederemo sacrifici anche ai dipendenti, perché qui ci sono stipendi molto alti, faremo tutto con la collaborazione dei sindacati", disse.
Le cose, come racconta L'Espresso, sono andate in modo diverso da quanto auspicato.
Stipendi "importanti", a esempio stenografi da 259 mila euro l'anno e commessi da 8.000 netti al mese.  La proposta formulata ieri non è certo quella che si aspettavano tutti gli osseratori: tagli complessivi del tre per cento e tutti in pensione prima, perché ogni anno i lavoratori della Camera hanno diritto a tantissime ferie e così le smaltiscono.
Il percorso è iniziato ieri con l'incontro fra i sindacati del personale e Marina Sereni, vicepresidente di Montecitorio, che ha in delega il dossier sulla riduzione dei costi. La Sereni ha detto che vi è senz'altro la "necessità di riformare secondo principi di maggior rigore finanziario un sistema retributivo che appare, nei difficili tempi che stiamo vivendo, ormai non più integralmente (sic) difendibile".
I dipendenti godono di indennità numerose, da quelle "di funzione" fino alle oscure "indennità contrattuali", ma anche "di rischio", "meccanografica" e di "immissione dati" che così come sono «potranno essere mantenute solo a fronte di specifiche ragioni funzionali». Non saranno cancellate.
"Numeri alla mano, e stando alla nota di variazione al bilancio imposta nella precedente legislatura, le indennità costano, in tutto, qualcosa come 15 milioni; anche la eventuale riduzione di metà (come promette Sereni) porterà i costi del personale da 238 a 231, cioè il 3 per cento in meno."
Inoltre i dipendenti del Parlamento hanno molte più ferie dei lavoratori "normali".
"In Parlamento hanno un bel gruzzolo di giorni di riposo in più rispetto alla «generalità dei dipendenti pubblici». Da quelle parti, i congedi si decuplicano col passare degli anni e a un certo punto diventano talmente tanti da renderne impossibile l'uso. La soluzione? Accantonare le ferie a fine carriera, in modo da anticipare - nei fatti - la sudata pensione di un bel po' di mesi, con buona pace degli altri lavoratori che dopo la riforma Fornero hanno visto allontanarsi il momento del ritiro."
I tagli promessi sono molto lontani dalla realtà.


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Bellissimo discorso di Beppe Grillo

LA TRUFFA DELLA BENZINA -ITA-

mercoledì 3 luglio 2013

Il petroliere afferma: “Abbiamo sempre saputo che le trivellazioni causano terremoti”

Dichiarazioni choc del rappresentante della compagnia petrolifera NAM sui terremoti causati da fracking: “La popolazione se ha paura deve andarsene. Ora non sappiamo quello che potrà accadere!”.
Terremoti-e-fracking-Exxon-Mobil-e-Shell-risarciscono-gli-olandesi 
GRONINGEN - A Groningen in Olanda è stata avvertita una scossa di 3.0 che ha allarmato la popolazione. Il governo olandese ha riconosciuto la correlazione tra l’attività di estrazione e le scosse sismiche che da tempo stanno interessando la zona. Un dipendente della compagnia petrolifera NAM che ha forti interessi nel territorio Olandese ha affermato: “Abbiamo sempre saputo che il fracking causa terremoti“.
L’estrazione petrolifera regala all’Olanda oltre 25 miliardi l’anno senza i quali l’intero paese sarebbe da tempo finito come Cipro. In Italia la situazione è diversa eppure il muro di omertà è davvero duro a crollare. Quando ci fu il terremoto in Emilia i giornalisti che scrissero che questo avrebbe potuto essere causato da attività di perforazione del suolo, furono tacciati di “cialtroneria” e di ignoranza. Non importava nemmeno se a parlare fosse una valente studiosa come la Professoressa D’Orsogna.
Commenti negativi di ogni genere e una forte reazione a parte di lettori che, invece di fermarsi a riflettere, hanno sprecato una grande opportunità di approfondimento e di riflessione. Poi è subentrato il governo che, con la coscienza non proprio pulita ha addirittura pensato ad elaborare una legge che mettesse a tacere chi fa dell’allarmismo in rete. Insomma, l’Italia sta diventando il paese dove è meglio ingoiare la paura per scansarsi la galera. Un paese dove il dibattito scientifico diventa il trampolino di lancio per qualche avviso di garanzia. Nel frattempo le compagnie guardano con occhio attento all’Italia, il paese che potrebbe regalare molti milioni di metri cubi di petrolio estratto dal sottosuolo, oppure di biogas. Non importa se il petrolio è di pessima qualità a causa dell’alto tasso di zolfo che necessiterebbe milioni di euro l’anno per la manutenzione di ogni singolo centro oli, corrodendo i tubi nel giro di 90 giorni. Come disse la Medoil Gas per il progetto di Ombrina 2: “Ci sono molti metri di mare ad attutire il danno!“.
Eppure chi ha pronunciato quella frase choc in Olanda ha un nome e un cognome. Si tratta di Chiel Seinen, rappresentante della compagnia petrolifera NAM che ha detto senza pensarci due volte: “Se a chi abita a Groningen non piace questa situazione non dovrebbe fare altro che trasferirsi altrove”. Subito dopo ammette: “Fino ad ora abbiamo sempre saputo che l’estrazione di gas avrebbe potuto causare terremoti, ora non sappiamo cosa potrebbe accadere”.
La compagnia petrolifera NAM è un consorzio che unisce Royal Dutch Shell Plc e Exxon Mobil Corp.

sabato 29 giugno 2013

Parlamentari voltagabbana, altro che M5S: l’emorragia di senatori è nel Pdl, ma nessuno lo dice

arlamentari che cambiano casacca: questo è il cruccio di tutti i partiti “tradizionali” che ad ogni espulsione verificatasi all’interno del Movimento Cinque Stelle cominciano con il conto alla rovescia, sostenendo che prima o poi ne rimarrà uno solo. Quello di cui però non si tiene conto è chi effettivamente, dal 27 febbraio e rispetto alle candidature alle elezioni politiche ha perso più senatori e deputati. E stando a quanto riferiscono i dati Openpolis non è certo il partito di Beppe Grillo ad avere il saldo più negativo ma piuttosto il Pdl di Silvio Berlusconi. Da cui c’è un vero e proprio fuggi fuggi…

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CAMERA DEI DEPUTATI: IL GRUPPO IN MAGGIORE PERDITA È IL MISTO
Stando ai dati che ci possiamo qui consultare il gruppo misto è quello che perdendo sei deputati, si è assottigliato di più passando da 27 membri a 21. Il movimento è stato questo: i nove che ora hanno costituito il gruppo di Fratelli d’Italia si erano in un primo momento iscritti al gruppo misto. Uscendone hanno provocato un saldo di meno nove che poi si è ridotto a meno 6 con le tre fuoriuscite del Movimento Cinque Stelle che sono di Alessandro Furnari, Vincenza Labriola e Adriano Zaccagnini.
Nei tredici deputati che hanno cambiato casacca c’è anche Angela Rosaria Nissoli detta Fucsia. In primis era stata eletta con il gruppo Scelta Civica per poi passare al misto e rientrare successivamente in quello di appartenenza.
Gli altri partiti restano immobili cosa che però, come andremo ora a vedere, non accade al Senato.

SENATO: IL PD, NIENTE È COME SEMBRA
Apparentemente con un saldo negativo di -2 sembra essere il Movimento Cinque Stelle quello che ha perso un numero maggiore di Senatori.
Il gruppo misto è al secondo posto con un – 1 mentre il Pd sarebbe quello che ha recuperato di più acquistando addirittura tre senatori.
Sono però 19 i  componenti dell’assemblea di Palazzo Madama che effettivamente hanno cambiato casacca. E lo hanno fatto con cognizione di causa.
Emilia Grazia de Biasi, che risulta essere passata dal gruppo misto al Pd non è un reale acquisto per il Partito. Tutto questo perché a febbraio è stata eletta proprio nelle fila dei democratici.  Lo stesso vale per Jhonny Crosio che figura come un acquisto che dal gruppo misto passa alla Lega ma che era effettivamente candidato tra le camicie verdi.
Anche Giovanna Mangili ufficialmente passa dal gruppo misto al Movimento Cinque Stelle ma era candidata con le liste di Beppe Grillo prima di provare a dimettersi per motivi personali e vedere il proprio atto respinto.
Ancora più grave il caso di Stefania Pezzopane che ufficialmente figura come un acquisto del Pd dal gruppo misto, ma in realtà altri non è che la capolista al Senato delle liste piddine in Abruzzo. Quindi anche qui nessun acquisto per il Pd.
Idem per Renato Turano che come la collega sembra passare dal Gruppo misto al Pd. Non è così perché risultava candidato nelle liste dell’America Settentrionale.
Quindi il numero +  3 del Pd risulta falsato non dalla competenza dei colleghi di openpolis ma dalla furbizia di chi si è prima iscritto al gruppo misto per poi ritornare nei ranghi. Nessun nuovo acquisto ma soltanto transizioni temporanee. 

SENATO: L’EMORRAGIA DEL (FU) PDL
Ora controlliamo i passaggi di senatori dal gruppo misto al Gal (gruppo di senatori nato dopo le elezioni di febbraio). Si tratta di sette persone: Luigi Compagna, Giuseppe Compagnone, Giovanni Mauro, Giovanni Bilardi, Mario Ferrara, Antonio Scavone e Laura Bianconi.
Tutti e sette, come si può anche vedere negli allegati si sono iscritti al gruppo misto dopo essere stati eletti nel Pdl per poi formare il gruppo Gal. Lucio Barani invece è l’unico che ha fatto il passaggio diretto Pdl – Gal. Anche se quest’ultimo è sempre un gruppo di centrodestra resta comunque che il popolo della Libertà perde otto senatori in totale. Come anche due la Lega: Giulio Tremonti e Paolo Naccarato che passano al Gal anche loro.
Mentre il Movimento Cinque Stelle perde Adele Gambaro, Fabiola Anitori, Marino Mastrageli e Paola de Pin.

La classifica reale del Senato è quindi questa: Pdl – 8, Movimento Cinque Stelle – 4 e Lega Nord -2. E il Pd passa da + 3 a 0.
Anche se si sommano i dati della Camera il Pdl resta sempre a – 8 mentre il Movimento Cinque Stelle a – 7. Quindi il dato che il gruppo di Grillo sia quello che ha visto più esodi è quantomeno falsato.

Resta il Partito di Berlusconi quello con più esodi in assoluto. E la furbata dell’iscrizione al gruppo misto non può cancellare il dato.

venerdì 28 giugno 2013

25/6/2013 Carlo Sibilia sulle banche "Se il denaro è nostro a chi dobbiamo il debito?"

Paolo Barnard - Il Piu' Grande Crimine [INTEGRALE]

IL CONSIGLIERE DI BUSH: IL GIORNALISTA INVESTIGATIVO HASTINGS È STATO UCCISO CON UN ATTACCO INFORMATICO ALLA SUA AUTOMOBILE.

Il consigliere di Bush: Lo schianto della macchina di Hastings 'coerente con un attacco cibernetico all'automobile'



Immagine della macchina di Hastings dopo lo schianto e l'incendio

Un ex consigliere della cybersicurezza  del presidente George W. Bush afferma che un sofisticato trucco computerizzato potrebbe essere stata la causa dell'incidente automobilistico che è costato la vita al giornalista Michael Hastings la scorsa settimana a Los Angeles.

Richard Clarke, un consigliere del Dipartimento di Stato che ha assistito diversi presidenti degli Stati Uniti, ha detto che l'incidente in auto avvenuto Martedì scorso era "coerente con un attacco cibernetico alla sua macchina", sollevando nuovi interrogativi sulla morte della giornalista pluri premiato.


Hastings è morto la scorsa settimana quando il suo Mercedes C250 coupè si è scontrato con un albero a Los Angeles, in California, la mattina del 18 giugno. E 'stato riferito che viaggiasse ad elevata velocità e che non sia riuscito a fermarsi al semaforo rosso momenti prima di avere l'incidente in cui è stata coinvolta solo la sua macchina. Aveva solo 33.

Richard Clarke


Parlando con l'Huffington Post di questa settimana, Clarke ha detto che un attacco cibernetico al veicolo potrebbe aver causato la collisione fatale.

"Quello che è stato rivelato a seguito di alcune ricerche nelle università è che è relativamente facile hackerare il sistema di controllo di una macchina, e di intraprendere azioni  come  l'accelerazione quando il conducente non vuole accelerare, di premere il i freni quando il guidatore non vuole che i freni siano premuti, oppure aprire  un air bag. Clarke ha detto all'The Huffington Post che "Si possono fare alcune cose davvero altamente distruttive attualmente attraverso l'hacking di una macchina, e non è così difficile."
"Quindi, se ci fosse stato un attacco cibernetico alla sua vettura penso che chiunque l'abbia fatto  probabilmente non verrebbe mai rintracciato e la farebbe certamente franca"  ha proseguito Clarke,

La polizia di Los Angeles ha detto che non si aspettano colpi di scena in questa vicenda ma è stato comunque aperta un'inchiesta. 

In una email inviata da Hastings poco prima dell'incidente, ha riferito ai colleghi di sentirsi un bersaglio di un'indagine federale.

"Hey [omissis}, i federali stanno intervistando i miei 'amici e collaboratori più stretti'" scrisse Hastings  15 ore prima dello schianto.



"Inoltre: Sto lavorando su una grande storia, e ho la necessità di andare fuori dai radar per un po' ", ha aggiunto. "Vi auguro il meglio e spero di rivedervi tutti presto."

L'email è stata fornita a KTLA a Los Angeles dallo Staff del Sergente Joseph Biggs, che dice di aver incontrato Hastings, mentre il giornalista era stato inviato come reporter di guerra in Afghanistan nel 2008. 

"Ho solo detto che non mi sembrava lui. Non lo so, ho avuto questa sensazione e mi ha veramente dato fastidio ", ha detto Biggs KTLA.

I Giornalisti al Buzzfeed dove Hastings ha lavorato dicono di aver ricevuto una email dal loro collega, ma il Federal Bureau of Investigation ha rilasciato una dichiarazione due giorni dopo la morte di Hastings in cui affermavano di voler "soffocare le voci che stavano esaminando il giornalista, le sue inchieste e la sua morte".
Il Tweet di wikileaks


PrintScreen dell'email inviata da Hastings in cui si sentiva minacciato dall'FBI

"In nessun momento Michael Hastings è stato sotto inchiesta da parte dell'FBI," ha detto la portavoce dell'Fbi Laura Eimiller.

Secondo l'Associated Press, tuttavia, le impronte digitali di Hastings 'erano nell'archivio dell'FBI e sono state utilizzate dall'ufficio di presidenza per identificare il suo corpo dopo che le fiamme hanno consumato il relitto dell'auto la scorsa settimana.'

"Credo all'FBI quando dice che non lo stavano indagando," ha detto Clarke all'Huffington Post. "E ' molto strano, e sono sicuro che hanno controllato molto attentamente prima di affermare ciò."


"Io non sono un ragazzo che crede nelle cospirazione. Infatti, ho passato la maggior parte della mia vita, abbattendo le teorie della cospirazione," ha detto. "Ma la mia regola è sempre stata di non abbattere una teoria del complotto finché non è possibile dimostrare che sia errata. Nel caso di Michael Hastings, con le  prove a disposizione del pubblico è coerente dire che c'è stato  un attacco cibernetico alla sua auto che ne ha provato l'incidente e la morte. Il problema che è che non puoi dimostrarlo. "


Clarke, 62 anni, ha trascorso quasi due decenni al Pentagono prima di trasferirsi alla Casa Bianca dove ha prestato servizio durante la presidenza di Ronald Reagan e di entrambi i presidenti Bush. Ha servito come consigliere speciale del presidente George W. Bush sulla sicurezza informatica fino a lasciare l'amministrazione, nel 2003 ed è attualmente il presidente e amministratore delegato di Good Harbor Security Risk Management, LLC.

giovedì 20 giugno 2013

19/6/2013 Ostruzionismo al Decreto Emergenze, mezz'ora di fuoco

Briatore: “In Parlamento tanti idioti e incivili, ne bastano 50 buoni”

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/06/20/briatore-in-parlamento-tanti-idioti-e-incivili-ne-bastano-50-buoni/237405/


C’è un bel numero di parlamentari idioti, ne basterebbero solo cinquanta buoni, pagati in base a quel che il mercato chiede”. Sono le parole pronunciate da Flavio Briatore ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. “Questi deputati che abbiamo” – accusa – “sono una roba incivile. Dovrebbero buttarli fuori tutti. E’ una vergogna che manteniamo degli idioti così. E’ una roba aberrante”. E rincara: “In Parlamento ci sono novecento persone che dell’Italia non importa assolutamente niente, credo che ci sia un 2-3% di parlamentari perbene che lavorano per il Paese. Gli altri” – continua – “sono lì per mantenere i loro 14mila euro al mese ed è gente che sul mercato ne vale 1000”. L’imprenditore poi attacca i vertici del Pd, che, come Bersani, hanno duramente criticato il suo endorsement per Matteo Renzi: “Questa gente qui è fuori dal mondo. Questi invece di litigare tra di loro, dovrebbero pensare al Paese. Se Bersani andasse sul mercato” – prosegue – “non saprei quale sarebbe il suo valore. E’ indecifrabile, non so davvero chi potrebbe assumerlo”. Altrettanto caustica l’opinione su Walter Veltroni: “Basta vedere cosa ha fatto nella sua vita, per esempio quando gestiva l’Unità. È tutta gente ‘fantastica’, che ha messo il Paese in ginocchio”. E aggiunge: “E’ gente con la puzza sotto il naso, non si rendono conto della situazione in cui siamo, parlano solo di aria fritta“. Briatore poi parla della sua amicizia con Berlusconi e lancia una frecciata contro Beppe Grillo: “Non solo io, ma credo che tutti siano delusi da lui. Ci aveva dato un po’ a tutti una speranza e invece il suo Movimento 5 Stelle si è dimostrato come tutti gli altri, forse anche peggio”. E osserva: “Mi sembrano una roba da manicomio tutte queste polemiche sulle diarie e sui buoni pasto. Bisognerebbe spiegare a Grillo che la campagna elettorale è finita. Continua a parlare nelle piazze quasi sempre vuote

L'INCHIESTA CHE FARA' TREMARE IL GOVERNO ED IMBARAZZARE I MEDIA: BILDERBerg