sabato 29 giugno 2013

Parlamentari voltagabbana, altro che M5S: l’emorragia di senatori è nel Pdl, ma nessuno lo dice

arlamentari che cambiano casacca: questo è il cruccio di tutti i partiti “tradizionali” che ad ogni espulsione verificatasi all’interno del Movimento Cinque Stelle cominciano con il conto alla rovescia, sostenendo che prima o poi ne rimarrà uno solo. Quello di cui però non si tiene conto è chi effettivamente, dal 27 febbraio e rispetto alle candidature alle elezioni politiche ha perso più senatori e deputati. E stando a quanto riferiscono i dati Openpolis non è certo il partito di Beppe Grillo ad avere il saldo più negativo ma piuttosto il Pdl di Silvio Berlusconi. Da cui c’è un vero e proprio fuggi fuggi…

silvio-berlusconi-preoccupato_perde_senatori

CAMERA DEI DEPUTATI: IL GRUPPO IN MAGGIORE PERDITA È IL MISTO
Stando ai dati che ci possiamo qui consultare il gruppo misto è quello che perdendo sei deputati, si è assottigliato di più passando da 27 membri a 21. Il movimento è stato questo: i nove che ora hanno costituito il gruppo di Fratelli d’Italia si erano in un primo momento iscritti al gruppo misto. Uscendone hanno provocato un saldo di meno nove che poi si è ridotto a meno 6 con le tre fuoriuscite del Movimento Cinque Stelle che sono di Alessandro Furnari, Vincenza Labriola e Adriano Zaccagnini.
Nei tredici deputati che hanno cambiato casacca c’è anche Angela Rosaria Nissoli detta Fucsia. In primis era stata eletta con il gruppo Scelta Civica per poi passare al misto e rientrare successivamente in quello di appartenenza.
Gli altri partiti restano immobili cosa che però, come andremo ora a vedere, non accade al Senato.

SENATO: IL PD, NIENTE È COME SEMBRA
Apparentemente con un saldo negativo di -2 sembra essere il Movimento Cinque Stelle quello che ha perso un numero maggiore di Senatori.
Il gruppo misto è al secondo posto con un – 1 mentre il Pd sarebbe quello che ha recuperato di più acquistando addirittura tre senatori.
Sono però 19 i  componenti dell’assemblea di Palazzo Madama che effettivamente hanno cambiato casacca. E lo hanno fatto con cognizione di causa.
Emilia Grazia de Biasi, che risulta essere passata dal gruppo misto al Pd non è un reale acquisto per il Partito. Tutto questo perché a febbraio è stata eletta proprio nelle fila dei democratici.  Lo stesso vale per Jhonny Crosio che figura come un acquisto che dal gruppo misto passa alla Lega ma che era effettivamente candidato tra le camicie verdi.
Anche Giovanna Mangili ufficialmente passa dal gruppo misto al Movimento Cinque Stelle ma era candidata con le liste di Beppe Grillo prima di provare a dimettersi per motivi personali e vedere il proprio atto respinto.
Ancora più grave il caso di Stefania Pezzopane che ufficialmente figura come un acquisto del Pd dal gruppo misto, ma in realtà altri non è che la capolista al Senato delle liste piddine in Abruzzo. Quindi anche qui nessun acquisto per il Pd.
Idem per Renato Turano che come la collega sembra passare dal Gruppo misto al Pd. Non è così perché risultava candidato nelle liste dell’America Settentrionale.
Quindi il numero +  3 del Pd risulta falsato non dalla competenza dei colleghi di openpolis ma dalla furbizia di chi si è prima iscritto al gruppo misto per poi ritornare nei ranghi. Nessun nuovo acquisto ma soltanto transizioni temporanee. 

SENATO: L’EMORRAGIA DEL (FU) PDL
Ora controlliamo i passaggi di senatori dal gruppo misto al Gal (gruppo di senatori nato dopo le elezioni di febbraio). Si tratta di sette persone: Luigi Compagna, Giuseppe Compagnone, Giovanni Mauro, Giovanni Bilardi, Mario Ferrara, Antonio Scavone e Laura Bianconi.
Tutti e sette, come si può anche vedere negli allegati si sono iscritti al gruppo misto dopo essere stati eletti nel Pdl per poi formare il gruppo Gal. Lucio Barani invece è l’unico che ha fatto il passaggio diretto Pdl – Gal. Anche se quest’ultimo è sempre un gruppo di centrodestra resta comunque che il popolo della Libertà perde otto senatori in totale. Come anche due la Lega: Giulio Tremonti e Paolo Naccarato che passano al Gal anche loro.
Mentre il Movimento Cinque Stelle perde Adele Gambaro, Fabiola Anitori, Marino Mastrageli e Paola de Pin.

La classifica reale del Senato è quindi questa: Pdl – 8, Movimento Cinque Stelle – 4 e Lega Nord -2. E il Pd passa da + 3 a 0.
Anche se si sommano i dati della Camera il Pdl resta sempre a – 8 mentre il Movimento Cinque Stelle a – 7. Quindi il dato che il gruppo di Grillo sia quello che ha visto più esodi è quantomeno falsato.

Resta il Partito di Berlusconi quello con più esodi in assoluto. E la furbata dell’iscrizione al gruppo misto non può cancellare il dato.

venerdì 28 giugno 2013

25/6/2013 Carlo Sibilia sulle banche "Se il denaro è nostro a chi dobbiamo il debito?"

Paolo Barnard - Il Piu' Grande Crimine [INTEGRALE]

IL CONSIGLIERE DI BUSH: IL GIORNALISTA INVESTIGATIVO HASTINGS È STATO UCCISO CON UN ATTACCO INFORMATICO ALLA SUA AUTOMOBILE.

Il consigliere di Bush: Lo schianto della macchina di Hastings 'coerente con un attacco cibernetico all'automobile'



Immagine della macchina di Hastings dopo lo schianto e l'incendio

Un ex consigliere della cybersicurezza  del presidente George W. Bush afferma che un sofisticato trucco computerizzato potrebbe essere stata la causa dell'incidente automobilistico che è costato la vita al giornalista Michael Hastings la scorsa settimana a Los Angeles.

Richard Clarke, un consigliere del Dipartimento di Stato che ha assistito diversi presidenti degli Stati Uniti, ha detto che l'incidente in auto avvenuto Martedì scorso era "coerente con un attacco cibernetico alla sua macchina", sollevando nuovi interrogativi sulla morte della giornalista pluri premiato.


Hastings è morto la scorsa settimana quando il suo Mercedes C250 coupè si è scontrato con un albero a Los Angeles, in California, la mattina del 18 giugno. E 'stato riferito che viaggiasse ad elevata velocità e che non sia riuscito a fermarsi al semaforo rosso momenti prima di avere l'incidente in cui è stata coinvolta solo la sua macchina. Aveva solo 33.

Richard Clarke


Parlando con l'Huffington Post di questa settimana, Clarke ha detto che un attacco cibernetico al veicolo potrebbe aver causato la collisione fatale.

"Quello che è stato rivelato a seguito di alcune ricerche nelle università è che è relativamente facile hackerare il sistema di controllo di una macchina, e di intraprendere azioni  come  l'accelerazione quando il conducente non vuole accelerare, di premere il i freni quando il guidatore non vuole che i freni siano premuti, oppure aprire  un air bag. Clarke ha detto all'The Huffington Post che "Si possono fare alcune cose davvero altamente distruttive attualmente attraverso l'hacking di una macchina, e non è così difficile."
"Quindi, se ci fosse stato un attacco cibernetico alla sua vettura penso che chiunque l'abbia fatto  probabilmente non verrebbe mai rintracciato e la farebbe certamente franca"  ha proseguito Clarke,

La polizia di Los Angeles ha detto che non si aspettano colpi di scena in questa vicenda ma è stato comunque aperta un'inchiesta. 

In una email inviata da Hastings poco prima dell'incidente, ha riferito ai colleghi di sentirsi un bersaglio di un'indagine federale.

"Hey [omissis}, i federali stanno intervistando i miei 'amici e collaboratori più stretti'" scrisse Hastings  15 ore prima dello schianto.



"Inoltre: Sto lavorando su una grande storia, e ho la necessità di andare fuori dai radar per un po' ", ha aggiunto. "Vi auguro il meglio e spero di rivedervi tutti presto."

L'email è stata fornita a KTLA a Los Angeles dallo Staff del Sergente Joseph Biggs, che dice di aver incontrato Hastings, mentre il giornalista era stato inviato come reporter di guerra in Afghanistan nel 2008. 

"Ho solo detto che non mi sembrava lui. Non lo so, ho avuto questa sensazione e mi ha veramente dato fastidio ", ha detto Biggs KTLA.

I Giornalisti al Buzzfeed dove Hastings ha lavorato dicono di aver ricevuto una email dal loro collega, ma il Federal Bureau of Investigation ha rilasciato una dichiarazione due giorni dopo la morte di Hastings in cui affermavano di voler "soffocare le voci che stavano esaminando il giornalista, le sue inchieste e la sua morte".
Il Tweet di wikileaks


PrintScreen dell'email inviata da Hastings in cui si sentiva minacciato dall'FBI

"In nessun momento Michael Hastings è stato sotto inchiesta da parte dell'FBI," ha detto la portavoce dell'Fbi Laura Eimiller.

Secondo l'Associated Press, tuttavia, le impronte digitali di Hastings 'erano nell'archivio dell'FBI e sono state utilizzate dall'ufficio di presidenza per identificare il suo corpo dopo che le fiamme hanno consumato il relitto dell'auto la scorsa settimana.'

"Credo all'FBI quando dice che non lo stavano indagando," ha detto Clarke all'Huffington Post. "E ' molto strano, e sono sicuro che hanno controllato molto attentamente prima di affermare ciò."


"Io non sono un ragazzo che crede nelle cospirazione. Infatti, ho passato la maggior parte della mia vita, abbattendo le teorie della cospirazione," ha detto. "Ma la mia regola è sempre stata di non abbattere una teoria del complotto finché non è possibile dimostrare che sia errata. Nel caso di Michael Hastings, con le  prove a disposizione del pubblico è coerente dire che c'è stato  un attacco cibernetico alla sua auto che ne ha provato l'incidente e la morte. Il problema che è che non puoi dimostrarlo. "


Clarke, 62 anni, ha trascorso quasi due decenni al Pentagono prima di trasferirsi alla Casa Bianca dove ha prestato servizio durante la presidenza di Ronald Reagan e di entrambi i presidenti Bush. Ha servito come consigliere speciale del presidente George W. Bush sulla sicurezza informatica fino a lasciare l'amministrazione, nel 2003 ed è attualmente il presidente e amministratore delegato di Good Harbor Security Risk Management, LLC.

giovedì 20 giugno 2013

19/6/2013 Ostruzionismo al Decreto Emergenze, mezz'ora di fuoco

Briatore: “In Parlamento tanti idioti e incivili, ne bastano 50 buoni”

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/06/20/briatore-in-parlamento-tanti-idioti-e-incivili-ne-bastano-50-buoni/237405/


“C’è un bel numero di parlamentari idioti, ne basterebbero solo cinquanta buoni, pagati in base a quel che il mercato chiede”. Sono le parole pronunciate da Flavio Briatore ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. “Questi deputati che abbiamo” – accusa – “sono una roba incivile. Dovrebbero buttarli fuori tutti. E’ una vergogna che manteniamo degli idioti così. E’ una roba aberrante”. E rincara: “In Parlamento ci sono novecento persone che dell’Italia non importa assolutamente niente, credo che ci sia un 2-3% di parlamentari perbene che lavorano per il Paese. Gli altri” – continua – “sono lì per mantenere i loro 14mila euro al mese ed è gente che sul mercato ne vale 1000”. L’imprenditore poi attacca i vertici del Pd, che, come Bersani, hanno duramente criticato il suo endorsement per Matteo Renzi: “Questa gente qui è fuori dal mondo. Questi invece di litigare tra di loro, dovrebbero pensare al Paese. Se Bersani andasse sul mercato” – prosegue – “non saprei quale sarebbe il suo valore. E’ indecifrabile, non so davvero chi potrebbe assumerlo”. Altrettanto caustica l’opinione su Walter Veltroni: “Basta vedere cosa ha fatto nella sua vita, per esempio quando gestiva l’Unità. È tutta gente ‘fantastica’, che ha messo il Paese in ginocchio”. E aggiunge: “E’ gente con la puzza sotto il naso, non si rendono conto della situazione in cui siamo, parlano solo di aria fritta“. Briatore poi parla della sua amicizia con Berlusconi e lancia una frecciata contro Beppe Grillo: “Non solo io, ma credo che tutti siano delusi da lui. Ci aveva dato un po’ a tutti una speranza e invece il suo Movimento 5 Stelle si è dimostrato come tutti gli altri, forse anche peggio”. E osserva: “Mi sembrano una roba da manicomio tutte queste polemiche sulle diarie e sui buoni pasto. Bisognerebbe spiegare a Grillo che la campagna elettorale è finita. Continua a parlare nelle piazze quasi sempre vuote”

L'INCHIESTA CHE FARA' TREMARE IL GOVERNO ED IMBARAZZARE I MEDIA: BILDERBerg

lunedì 17 giugno 2013

Orrore in Turchia: la polizia schiaccia i manifestanti con le ruspe

La polizia turca del premier Erdogan ha ormai passato ogni limite e sta sprofondando il Paese nella barbarie. Scene agghiaccianti circolano nel web, come  questo video che vi mostriamo e che è fortemente sconsigliato a chi non vuole vedere scene particolarmente violente, e vietato ai minori. Per vedere il video, cliccare su questa link: http://www.fanpage.it/gezi-park-ruspe-distruggono-la-tendopoli-dei-manifestanti/ tratto dal sito www.fanpage.it.

Turchia Uomo in fiamme. Foto tratta da www.independent.co.uk
Turchia Uomo in fiamme. Foto tratta da www.independent.co.uk

Nella prima parte di questo video si vede un manifestante schiacciato da una ruspa per metà del corpo, che emette grida strazianti, mentre la ruspa non accenna ad andare indietro nonostante le urla e gli inviti e le sollecitazioni della folla intorno. Nel video si vede anche che alcuni poliziotti aiutano infine a tirare fuori l’uomo da sotto la ruspa.
Sempre sul web (facebook e twitter) ci sono anche denunce di cittadini turchi in tutte le lingue, sull’uso d’armi chimiche da parte della polizia turca. La notizia è confermata dai medici che denunziano l’uso di sostanze fortemente urticanti sparate dai cannoni ad “acqua”.

Uomo ucciso o gravemente ferito da un getto d'acqua e sostanze chimiche.

Uomo ucciso o gravemente ferito da un getto d’acqua e sostanze chimiche.
Ieri sera la polizia turca non si è fermata nemmeno davanti ai portatori di handicap, presi di mira ormai da giorni da violenti getti s’acqua e gas lacrimogeno al peperoncino sparati ad altezza d’uomo, anche seduti nelle loro sedie a rotelle.
L’ospedale da campo allestito dai manifestanti è stato devastato, e i feriti rimossi nel mezzo di violenze inaudite. Gli attivisti parlano anche di bambini orrendamente feriti dalla polizia.

Turchi, candele per i morti. Si contano dodici nomi solo in questa foto tratta da  da www.ibnlive.in.com

Turchi, candele per i morti. Si contano dodici nomi solo in questa foto tratta da da www.ibnlive.in.com
Lo “sgombero” di piazza Taksim e del Gezi park ha ormai preso il carattere di un massacro, sul modello delle giubbe blu contro i pacifici indiani: è una caccia all’uomo dove la polizia commette omicidi e violenze, compresi gli stupri.
Non si contano le testimonianze di violenze di ogni tipo e di veri e propri stupri di gruppo. Denunce che non hanno alcuna possibilità d’avere un seguito, se non una ulteriore punizione di chi le deposita. Il governo di Erdogan, ha infatti arrestato decine di avvocati che hanno “osato” prestare assistenza ai manifestanti, trattati alla stregua di terroristi, esattamente come i nazisti trattavano i partigiani durante l’ultima guerra mondiale.

Turchia, la polizia cerca di accecare una donna. Foto tratta dal gruppo facebook Occupy Gezi.

Turchia la polizia cerca di accecare una donna foto tratta dal gruppo facebook Occupy Gezi.
Si parla di 7500 feriti e di 5 morti sinora, ma in realtà i morti potrebbero essere già  20 o 30 e forse molti di più.
Giorni fa, sono circolate sui giornali turchi notizie di sei suicidi di poliziotti. Non è chiaro se si tratta di suicidi reali oppure di esecuzioni di poliziotti che non si sono prestati a commettere crimini contro l’umanità, sul modello dei soldati tedeschi della Wermacht quando non volevano commettere massacri su ebrei o prigionieri inermi.
Oltretutto, molti feriti in realtà sono stati resi ciechi dalla polizia che ha spruzzato gas lacrimogeno al peperoncino da distanza ravvicinatissima anche ai comuni passanti, come dimostra la più famosa foto della protesta che pubblichiamo, tratta dal sito facebook Occupy
Gezi.

Poliziotto spara ad altezza uomo da thepostointernazionale_it

E guardando il flusso di immagini si capisce che molti poliziotti potrebbero pure rifiutarsi di commettere questi crimini efferati come schiacciare la gente con i bulldozer e commettere violenze su donne e feriti, e dunque diventare vittime a loro volta.
Intanto, la graziosa sovrana d’Europa, Angela Merkel,  resta muta. L’ultimo intervento dell’altruista cancelliere tedesco, nota a tutti come il grande difensore dei più deboli, soprattutto greci e siciliani, non parla dal lontano 6 giugno di fronte all’agghiacciante escalation di violenza e orrore.

Poliziotto turco spara ad altezza uomo da www.globochannel.com

Poliziotto turco spara ad altezza uomo dawww.globochannel.com

Inadeguata anche la protesta dei vertici dell’UE che praticamente sta a guardare, tranne una mozione di condanna presentata da un esiguo numero di deputati al Parlamento Europeo e che non ha valore giuridico.
Sono pochi gli esponenti politici tedeschi realmente interessati a sostenere i diritti dei cittadini turchi. Tra questi, Claudia Roth, dei verdi, si è recata a Istanbul ed ha contribuito a diffondere le orribili notizie provenienti dalla Turchia.
Linksicilia ha deciso di tradurre questo articolo in inglese e così farlo circolare anche a scala internazionale.

venerdì 14 giugno 2013

ONU, Falk racconta gli abusi di Israele: USA e UE lo criticano

Richard Falk, Special Rapporteur per l’organo dell’ONU che si occupa della tutela dei Diritti Civili (United Nations Human Rights Council), racconta gli abusi di Israele nei confronti delle popolazioni palestinesi. Non è la prima volta che Falk elabora un rapporto in cui non usa mezzi termini per raccontare di pulizie etniche e sregolate espansioni territoriali.
Tuttavia, ci sono degli Stati che non hanno affatto apprezzato questo tipo di raccolta di dati e testimonianze: USA, UE e lo stesso Israele criticano il giurista statunitense, reo di aver compilato un “rapporto sbilanciato”.

Richard_Falk

Chi è Richard Falk?
È un giurista statunitense, professore emerito di Diritto Internazionale alla Princeton University. Fin dall’inizio degli studi, in giovane età (è nato nel 1930), ha sempre manifestato un certo livello di attivismo in ambito di tutela di diritti civili in ambito internazionale. Durante la sua carriera universitaria ha mostrato simpatie nei confronti di alcuni intellettuali comunisti e ha fatto parte di alcuni gruppi di sinistra.
Dopo una trentennale carriera di insegnamento universitario, ha iniziato a occuparsi, a tempo pieno, di ricerca e direzione di alcuni progetti che studiano il livello di tutela dei diritti umani in giro per il mondo: uno dei tanti è il progetto “Global Climate Change, Human Security and Democracy”.
Richard Falk è di religione ebrea e non è il tipico analista americano: fu uno dei più ferventi critici della legalità della Guerra in Vietnam. Già 70enne, attaccò la politica di aggressione degli USA nei confronti dell’Iraq, classificando l’attacco del 2003 come “guerra di aggressione”.
Nel 2001, ha fatto parte della Commissione per i territori palestinesi dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU. Assieme a John Dougard stilò un rapporto in cui si ponevano due domande principali: quali fossero le condizione di occupazione della Palestina e i conseguenti diritti di resistenza da parte della popolazione occupata; e quale fosse il livello di protezione e tutela delle popolazioni dei territori occupati da parte del regime israeliano. Già all’epoca, le reazioni furono pessime da parte delle autorità statali direttamente coinvolte e dai consueti USA. Israele sottolineò il fatto che uno studioso che riteneva “gli assalti bombaroli suicidi un mezzo di attuazione della resistenza” e accusava Israele di provare a imporre la sicurezza tramite “terrorismo di stato” non potesse essere affidabile. Lo Stato di Israele negò l’accesso ai territori a Falk, fino alla conferenza del 2008 del Consiglio per Diritti Umani.
Nel 2008, proprio il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU gli ha affidato il mandato di Special Rapporteur per analizzare la “situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967″. Già durante la procedura di elezione, avvenuta per consenso, si videro alcuni schieramenti forzati da gruppi di pressione esterni: alcuni gruppi filo-israeliani (e non semplicemente “ebraici”, come alcune fonti riportano, in quanto lo stesso Falk è ebreo e la logica non tornerebbe poi così tanto) spinsero il Canada a sostenere che non era una candidatura appoggiata, ma alla quale, semplicemente, non si opponevano.
Dal 2008, Falk ha dimostrato di non avere peli sulla lingua, sia nel momento in cui ha dovuto sostenere delle battaglie per ottenere dei permessi per visitare direttamente i territori da “studiare”, sia quando ha dovuto subire attacchi mediatici e non solo da parte di Israele e Stati Uniti.
Nel 2009 mostrò grande astuzia quando, accusato di parzialità di analisi, chiese la costituzione di due gruppi che studiassero i crimini di guerra delle due diverse parti in conflitto in Palestina. All’epoca si mosse la Gran Bretagna, che sottolineò la già grande credibilità dei report compilati, nonché il dovere dello Special Rapporteur di studiare, imparzialmente, la situazione nei territori presi in analisi. Il tutto fu una sorta di conferma dell’operato fino ad allora portato avanti.
Forte della conferma dell’imparzialità dell’anno precedente, nel 2010 ha affermato che Israele pratica un regime di apartheid nel territorio palestinese. Nel 2011 ha rilanciato le accuse, chiedendo al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU di chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia di porre sotto inchiesta Israele per atti di “apartheid, colonialismo, pulizia etnica e altri reati in contrasto con il diritto internazionale”.

Nel 2013
Il 9 giugno, Richard Falk ha presentato il suo nuovo rapporto, dove indica che gli arresti operati da Israele sono parte di un progetto di “punizione collettiva“ nei confronti della popolazione palestinese: “Il modo in cui sono trattati migliaia di palestinesi detenuti è inquietante”. Falk parla di circa 750mila detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, fin da momento dell’occupazione, trattati in modo non conforme al diritto internazionale. Falk parla di “torture e trattamenti inumani”.
Lo Special Rapporteur parla anche della situazione dei palestinesi che non sono imprigionati in un carcere convenzionale (usare la parola “liberi” sarebbe decisamente eccessivo): “Il 70% della popolazione sopravvive grazie agli aiuti internazionali. Il 90% dell’acqua del territorio non è utilizzabile e l’utilizzo non sarebbe, comunque, libero. Sono necessari cambiamenti drastici e urgenti si vogliamo che i palestinesi vedano riconosciuti i diritti fondamentali”.
Falk accusa UN Watch (un altro organo dell’ONU) di non operare analisi imparziali riguardo i territori palestinesi, poiché controllato da funzionari pro-Israele e oggetto di pressione di gruppi esterni indirizzati nello stesso modo.
Unione Europea e Stati Uniti criticano il metodo, perché non hanno lo spazio per poter criticare (o addirittura negare) il contenuto: le accuse nei confronti di Israele non sarebbero “bilanciate” da altrettante nei confronti dei palestinesi. Questo, secondo quanto esposto da UE e USA vorrebbe dire “sbilanciato”.
Alcuni gruppi filo-Israeliani, invece, hanno chiesto, nuovamente, le dimissioni di Falk, ricordando come, nel 2008, a breve distanza dall’incarico di Special Rapporteur, sottolinerò che gli atti messi in pratica dallo Stato di Israele nei confronti dei palestinesi erano simili a quelli operati dal regime nazista nei confronti degli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Strage via D’Amelio, Spatuzza rivelò a Grasso il depistaggio già nel 1998

In un colloquio segreto spiegò al super procuratore perché Scarantino mentì. Dieci anni prima di pentirsi il boss di Brancaccio mise in guardia lo Stato e accusò La Barbera

Pietro Grasso

Gaspare Spatuzza aveva svelato a Piero Grasso già nel 1998 che la storia della strage di via D’Amelio, come raccontata dal falso pentito Vincenzo Scarantino, era una balla. Non solo: in un colloquio investigativo rimasto finora segreto, Spatuzza aveva anche spiegato a Grasso perché Scarantino aveva mentito accusando se stesso e altri innocenti di reati mai compiuti. E aveva anche indicato il cognome del possibile responsabile di uno dei più grandi depistaggi della storia giudiziaria italiana: “Toto La Barbera” si legge nel verbale integrale che pubblichiamo su ilfattoquotidiano.it. Piero Grasso e il suo capo di allora, il procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, nel colloquio non chiedono a Spatuzza chi sia quel “Toto La Barbera”.
Ci sono due funzionari della Polizia coinvolti in questa storia con quel cognome. Il primo si chiamava Arnaldo La Barbera, era il capo del pool che ha realizzato quello che – secondo lo stesso Sarantino – era un depistaggio studiato a tavolino. Nel 1998, quando Spatuzza parla di un “Toto La Barbera” a Grasso era Questore a Napoli, e morirà nel 2002, onorato come il superpoliziotto che ha scoperto i colpevoli della strage. Poi c’è Salvatore La Barbera: oggi è capo della Polizia Postale ed è indagato anche lui a Caltanissetta per calunnia a seguito delle nuove dichiarazioni di Scarantino. Allora era un giovanissimo funzionario che dipendeva dall’omonimo più anziano. “Certo a leggere oggi quel verbale qualche rammarico viene. Forse se si fosse battuto più su questa strada alcune cose sarebbero venute fuori tempo fa e la verità su persone innocenti sarebbero emerse prima”, ha commentato il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari.
In questi giorni si sta celebrando il nuovo processo per la strage di via D’Amelio e tra il pubblico sparuto c’è sempre seduto all’ultimo banco un signore magro con gli occhiali. Si chiama Gaetano Murana e – a causa delle false accuse di Vincenzo Scarantino – è rimasto in carcere in isolamento per 18 anni. Se i magistrati avessero ascoltato i suggerimenti di Spatuzza del 1998, sarebbe potuto uscire dal carcere dieci anni prima. Nel 1998 la condanna non era definitiva però “dopo quel colloquio investigativo non fui più richiamato da nessuno e così – ha chiosato martedì durante il suo interrogatorio in aula a Roma, Gaspare Spatuzza – ora siamo qui a rifare tutto il processo”.
Oggi, con il senno di poi, è facile dare più importanza alle parole dette nel 1998 da Spatuzza rispetto alle menzogne con il timbro della Polizia di Scarantino. Ma quel verbale non era firmato perché non era presente l’avvocato di Spatuzza. Il colloquio era “investigativo”, una sorta di corteggiamento per convincere Spatuzza a pentirsi. Essendo fallito quel verbale non vale nulla. Nonostante la richiesta dell’avvocato Flavio Sinatra, difensore di due degli imputati, Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, la Corte mercoledì non ha ammesso il verbale tra gli atti del dibattimento. Spatuzza nel 1998 non arrivava a dire: “Procuratore Grasso sono stato io!” ma diceva: “So che qualcuno ha rubato l’auto così, l’ha preparata così e Scarantino mente”. I giudici di Caltanissetta non conoscevano queste parole quando condannavano all’ergastolo gli innocenti. Ecco perché, anche se non è rilevante dal punto di vista processuale, il verbale merita di essere riportato.
***
Grasso: Ah, così è. E quindi quelli che l’hanno avuta rubata non sanno niente?
Spatuzza: Non sanno niente poi, altri ladri l’hanno rubata a loro. Orofino (il carrozziere accusato dal falso pentito Vincenzo Scarantino di avere ospitato nella sua officina la preparzione dell’auto, ndr) non esiste questo.
Grasso: In che senso non esiste?
Spatuzza: Non esiste. Perché chi l’ha rubata, l’ha messa dentro e l’hanno preparata. (…) Lui è estraneo a tutto. Aveva subito un furto.
Grasso: Lei allora dice che Orofino non sa?
Spatuzza: Non esiste. Loro hanno questa situazione all’officina, e prendono per dire una macchina mia?
Grasso: E allora come è andata?
Spatuzza: Praticamente stu disgraziato di Orofino fu coinvolto pirchi c’iru a rubari i targhi a notti stissu.
Grasso: Anche le targhe hanno rubato? Ma allora non si è fatta nell’officina di Orofino la preparazione?
Spatuzza: Nru nru. (verosimilmente lo Spatuzza annuisce come per dire di no, ndr).
Grasso: E queste targhe di macchine a loro volta rubate?
Spatuzza: No, erano di macchine che Orofino aveva nell’officina.
Grasso: Orofino aveva le macchine, vanno a rubare nell’officina di Orofino la targa che lui aveva dentro in riparazione. Dopo la usano per metterla nella macchina dell’autobomba, cosi è?
Spatuzza: Si
Grasso: Che viene preparata in un altro luogo, e non nell’officina di Orofino. E Scarantino in questa cosa che cosa che c’entra?
Spatuzza: Non esiste completamente .
Grasso: Non partecipa completamente?
Spatuzza: Non esiste.
Grasso: E scusi, com’è che allora le cose che lui ha detto che sa?
Spatuzza: Lui era a Pianosa, ha ammazzato un cristiano che doveva ammazzare, e ci ficiru diri chiddu ca nu avia adiri. Toto La Barbera.
Poi Grasso chiede dell’altro falso testimone di accusa, Andriotta. Spatuzza replica: “ ma, di… vieninu chisti? Si sono rifatti di nuovo pentiti? Tutti questi cinque nella stessa cordata, evidentemente”. Una cordata di falsi pentiti scoperta 10 anni dopo.

http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/gaspare-spatuzza-trascrizione-interrogatorio-del-260698

mercoledì 12 giugno 2013

Draghi supera se stesso


CIR DraghidebitoSi rimane sempre più basiti per certe dichiarazioni fatte da personaggi che rivestono ruoli di rilievo nelle istituzioni finanziarie, in particolare se queste dichiarazioni sono rilasciate addirittura dal capo (formale) della più importante istituzione finanziaria europea, che è la BCE.

Questi signori (del denaro) fanno finta di non sapere che quello che loro chiamano debito pubblico degli stati (e che pure noi per ignoranza ci siamo lasciati convincere a chiamare in questo modo) nasce per ragioni strutturali: gli stati non possono stampare la moneta che usano, ma sono costretti e obbligati a prenderla in prestito dal sistema bancario (con a capo, formalmente, la BCE) che la crea dal nulla e la presta a interesse.
Questo meccanismo contiene implicitamente in sé l'impossibilità di restituzione del relativo debito.
Infatti, per via degli interessi, gli stati dovrebbero restituire più carta-moneta di quella che ricevono in prestito. Inoltre, poiché la carta-moneta è indispensabile alla vita economica della comunità (si potrebbe dire che ne rappresenti il sangue), segue che gli stati non possono nemmeno privarsi di quella ricevuta in prestito.
La conseguenza di ciò è che il debito pubblico aumenta inevitabilmente nel tempo. Inoltre, esso segue un andamento più o meno esponenziale, in quanto il debito è calcolato con la formula dell'interesse composto (ANATOCISMO). Allora? E' un debito questo? Nooooo, questa è una truffa, è una rapina!! E' la più grande rapina della storia dell'umanità, è la più grande truffa della storia dell'umanità! Pertanto, questo debito è illegittimo ed immorale. Come si fa a restituirlo? E' fisicamente e matematicamente impossibile restituirlo! Il debito pubblico, è inestinguibile!

Alla luce di queste considerazioni, l'affermazione del governatore della BCE (se non ci sono errori nel riportarla) "Non può esserci crescita con una creazione infinita di debito" appare veramente ridicola, dal momento che il sistema stesso di cui lui è formalmente a capo è congegnato proprio in modo da creare debito all'infinito.
Poi arriva l'avvertimento: "prima o poi si viene puniti ed è esattamente quel che è successo"! In realtà, lo scopo di questi signori (i signori del denaro) è che lo Stato svenda sue proprietà per restituire questo debito inesistente! A questo mirano: appropriarsi di beni reali della comunità in cambio di carta che loro creano dal nulla. Per poi, ovviamente, dare origine a un nuovo ciclo di indebitamento.

Per questo si rimane veramente senza parole di fronte alla disinvoltura con cui persone, come Mario Draghi, che non possono non essere al corrente di questo meccanismo, se ne escano con affermazioni che rappresentano invece una negazione del fatto stesso.
Queste dichiarazioni fanno breccia e trovano consenso in quelle persone (purtroppo molte) che si sono fatte ingannare dal falso luogo comune che l'esistenza del debito pubblico sia conseguenza del fatto che lo Stato si è comportato come una famiglia che ha speso troppo, che è vissuta al di sopra delle sue possibilità, che ha sperperato e che per questo ha dovuto indebitarsi. Quante volte l'abbiamo sentito ripetere in televisione da personaggi del sistema, come per esempio Giuliano Amato!
Perché questo è un falso?
Perché fra lo Stato e una famiglia esiste una differenza fondamentale: lo Stato è sovrano, una famiglia no! Semplice! Senza scendere in dettagli, possiamo asserire che una famiglia può indebitarsi perché non può stamparsi la propria carta-moneta, invece lo Stato, in quanto sovrano, può stampare la carta moneta di cui necessita (rispettando ovviamente delle regole).
Quello che è successo nell'Eurozona è che agli stati è stata sottratta la loro sovranità, all'insaputa dei rispettivi popoli. Il signor Mario Draghi dovrebbe spiegarci come mai la BCE crea denaro e lo presta alle banche commerciali al tasso di interesse dello 0,5% e queste lo prestano agli stati (che non sono liberi di fare altrimenti) a tassi 10 volte maggiori! Questa è una truffa nella truffa.

Anonymous #IAG attacca Bersani e pubblica i conti del PD

11 giu – Questa notte prima delle 02:00 Anonymous#IAG defaccia il sito della Fiom di Milano,
http://www.fiom.milano.it/
ma non si limita ad un semplice defacciamento, ma inserisce nel sito dati di Bersani che sono visibili a tutti pubblicamente.


“Oggi Anonymous #IAG è Th3_S3c Hackers ha deciso di rendere pubblici i versamenti illegali ricevuti da Bersani. Lo facciamo nel sito del sindacato in quanto ancora più forte arriverà il nostro grido di battaglia: “Apocalisse..!!” non è ancora finita.
Siamo in possesso di tutti i vostri database….
Le vostre bugie da ora in poi saranno pubblicate. Versamenti illegali per svariate centinaia di migliaia di euro. Versamenti poco chiari. Due soli donatori di cui uno versa la somma di 9999,00 per volta (ID 9 ) questo per evitare il controllo fiscale che ne deriva quando si passa la soglia dei 10 mila euro. Anonymous #IAG vuole chiarezza come la vogliono i vostri iscritti e i votanti del PD. Non ci fermeremo…!! d’ora in poi pubblicheremo qualunque cosa nefandezza da voi compiuta nei confronti della povera gente. Rivoluzione digitale”

Anonymous #IAG

Letta:"Noi non possiamo stampare moneta"




12 giu – E così, il buon Enrico Scendi..Letta ha calato ufficialmente le brache. Non che non ce lo aspettassimo, ma per noi un po’ romantici, un po’ ingenui, un po’ guasconi della politica, rappresenta pur sempre un brusco ed inequivocabile risveglio dal sogno della Sovranità.
A Santa Margherita Ligure ha dichiarato :” Condivido le parole di Squinzi…faremo di tutto per evitare l’aumento dell’IVA…ma non possiamo stampare moneta”.
Il problema è però che sotto le brache dello ScendiLetta, non c’è il suo culo: ma il nostro.
Egli infatti, comunque andranno le cose, continuerà a percepire il suo lauto stipendio e ad andare alle periodiche riunioni del Bildergerg dove, insieme ad altri della sua specie, continuerà a contribuire a decidere dei destini della gente, culi compresi.
La stampa della moneta, checché ne dica il trattato di Maastricht, è la chiave di volta per la soluzione della crisi: che crisi non è, ma bensì un nuovo assetto definitivo ed in via di ulteriore aggravamento, di tutto il sistema finanziario, economico e, appunto, monetario. Il quale ci costringe, e ci costringerà sempre più in futuro, a tagliare gli stipendi, ad allungare l’età pensionabile, a ridurre le pensioni dei nostri figli e nipoti, ad eliminare quasi totalmente lo Stato Sociale, ad un perenne stato di precarietà e di sudditanza.
Insomma: ad una condizione di vita sempre più miserevole.
Tutto giustificato dal fatto che la finanza sta passando a riscuotere gli illeciti interessi dell’enorme mole di capitali da essa inventati. Creati dal nulla!
Il rinnegato ScendiLetta ed i suoi accoliti, stanno per l’ennesima volta prendendoci in giro, cercando di dimostrare di fare “qualcosa” per rimediare alla tragica situazione in cui tutti  i precedenti governi ci hanno cacciato e nella quale Monti ci ha definitivamente seppellito.
Giocare su cifre risibili di uno o due miliardi di euro per trovarne la copertura, con un PiL di un Paese che ne produce 1600 all’anno, e considerando che, come per la cassa  integrazione, sono necessari per salvare la vita di molte persone,  è semplicemente blasfemia.
Mentre U.S.A, Giappone e Gran Bretagna sfornano dollari, yen e sterline a fiumi e se ne sbattano altamente del “rigore” di quella deficiente della Merkel, con esportazioni che vanno a mille ed inflazione quasi inesistente.

Edward Luttwak: l’Italia esca dall’euro o non si riprenderà più

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Edward Luttwak non è certo l’ultimo arrivato, visto che è uno dei più importanti economisti americani. Oggi ha rilasciato un’intervista a Il Giornale sulla situazione economica italiana. Gli scenari non sono affatto ottimisti per il nostro paese, se la nostra classe politica non deciderà che è arrivato il momento di dire Goodbye Mr. Euro.

Perché uscire dall’euro?

Perché – dice Luttwak – l’euro è letale per la nostra economia, soffocata e con nulle prospettive di crescita: l’euro mette al primo posto il pareggio di bilancio e l’abbattimento del deficit e del debito pubblico. Davanti a questi obiettivi, le uniche politiche possibili sono solo tagli pesanti e pressione fiscale; e non per qualche mese o anno, ma per decenni. In altre parole, con l’euro ci siamo messi un cappio al collo. La nostra è un’economia zombie.

Uscire dall’euro per tornare alla lira?

In effetti, Luttwak non lo ritiene indispensabile. Si potrebbe persino adottare la valuta thailandese. Un mercedes costerebbe un occhio della testa, ma l’economia italiana riprenderebbe a vivere, le esportazioni riesploderebbero e l’occupazione salirebbe. Naturalmente, non senza grandi difficoltà e sacrifici, che dovrebbero essere affrontati se mai si prendesse una simile decisione.

Conseguenze dell’uscita dall’euro.

A parte una inevitabile rivitalizzazione della nostra economia, le banche fallirebbero. E questo potrebbe essere il motivo per cui si vuole salvare l’euro a tutti i costi. Ma il fallimento delle banche – precisa Luttwak – non pregiudicherebbe affatto i conti correnti. I risparmiatori sarebbero comunque al sicuro.

L’euro è importante per l’Italia o l’Italia è importante per l’euro?

Nessuna delle due, dice Luttwak. Gli italiani dovrebbero guardare al loro interesse prima di tutto; come hanno fatto gli inglesi che non sono entrati nell’euro perché hanno ritenuto che i loro interessi non coincidevano con quelli della Germania, che mai sarà disposta a modificare le condizioni di adesione alla moneta unica.
Infine, una bellissima frase che io condivido pienamente. Alla domanda del giornalista sul fatto che a Luttwak proprio non piace l’euro, lo studioso risponde: “Non mi piace un’oligarchia che trova normale prendere i soldi dai conti correnti degli individui, di notte, come fanno i ladri“.

12/6/2013 Alessandro Di Battista "Siamo in guerra e ci fa schifo"